Sulla torinesità, sui World Masters Games e altre riflessioni in ordine sparso

Ieri nel bar Regio – nella centralissima via Po a Torino – ascoltavo la seguente conversazione fra un cliente e la cameriera, riguardo i World Masters Games, le Olimpiadi per veterani che fino all’11 ravviveranno l’agosto torinese.

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  • “Finalmente un po’ di turisti, e un po’ di ambiente. Ci voleva!”.
  • “Ma si fermano? Spendono?”.
  • “Sì, sì. Canadesi, francesi, australiani. La mattina girano per il centro e consumano. Il momento migliore è il pranzo, è sempre tutto pieno. Poi nel pomeriggio si spostano nei campi di gara e la situazione torna più normale”.
  • “E cosa dicono di Torino?”.
  • “Che è bella, ma sporca. E che troppo poca gente parla inglese“.

La sera prima, parlando con degli atleti svedesi, mi ero sentita dire qualcosa di molto simile. Esclamazioni ammirate per la bellezza di una città meno rinomata di tante altre del Bel Paese, ma anche critiche per le cicche e i sacchetti disseminati nel centro storico, e per la mancanza di aria condizionata nei locali.

Da cittadina sabauda con la passione per l’estero, mi sono chiesta: qual è il bilancio di questo (ennesimo) evento sportivo mondiale per Torino? Come sta accogliendo gli oltre 18.000 atleti venuti da tutto il mondo? Si sta dimostrando una città più europea o più provinciale?

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È europeo il prezzo del biglietto della metro, un po’ meno il fatto che le scale mobili della stazione più frequentata (XVIII Dicembre) siano risultate non funzionanti per l’intera durata dell’evento – forse complice l’alluvione di pochi giorni prima.

Sempre parlando di GTT, è europeo l’orario prolungato per coprire l’evento, non altrettanto si può dire del fatto che nei giorni seguenti (dall’11 al 20 agosto) i passaggi della metropolitana saranno ridotti dalle 7 alle 21.30, seguendo una logica che trasuda mentalità stantia da ferie unificate – stile FIAT anni ’60, per intenderci – e che dimentica  (e “punisce”) non solo chi in ferie la settimana di Ferragosto (o magari in generale) non ci andrà, ma anche e soprattutto i turisti che in quelle date sceglieranno di visitare il capoluogo piemontese, magari proprio prolungando la permanenza dopo le competizioni dei WMG.

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È europeo lo spirito olimpico – inevitabile, per chi c’era, ritornare indietro con la memoria al febbraio 2006 e al successo dei Giochi Invernali – che si respira per le vie del centro. Il sorriso è d’obbligo quando vedi una bambina esclamare “che bella quella spilla!” indicando il petto di un atleta, e quello senza esitazione fermarsi per regalargliela – e in questi casi si comunica, anche senza inglese.

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È europea l’accoglienza che il quartiere di San Salvario ha riservato il 2 agosto ad atleti ed accompagnatori, con un programma di percorsi gastronomici, espositivi e musicali che ha attirato in questo nuovo quartiere-gioiellino torinese molti visitatori entusiasti per i dehors e i concerti all’aperto in stile parigino, fanno invece tristezza certe serrande abbassate nei negozi. (Ci si lamenta che la gente in Italia non compra per la crisi, ma quando arrivano in città 40.000 turisti si chiude?).

È europea l’attenzione del sistema museale torinese, che ha riservato ai visitatori dei World Masters Games una chicca come l’apertura dei nuovi ambienti ipogei del Museo Egizio: 1.000 m2 di spazio espositivo realizzati al di sotto del cortile interno del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili (splendido esempio di architettura barocca nostrana), inaugurati con la mostra “Immortali”, con ingresso gratuito proprio nella serata della cerimonia di apertura dei WMG. Ma non è stata solo Evelina Christillin, presidente della Fondazione delle Antichità Egizie, a dimostrare attenzione alle esigenze del turismo legato allo sport: i musei della Fondazione Torino Musei (il MAO, Palazzo Madama e la Rocca del Borgo Medievale) sono rimasti eccezionalmente aperti al pubblico lunedì 5 e lunedì 12 agosto e hanno proposto l’ingresso libero per gli atleti provvisti di accredito e per un accompagnatore dal 27 luglio al 12 agosto.

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Torino – laboratorio italiano di eccellenza culturale – ancora una volta cammina in bilico sul filo della contraddizione fra storia e modernità, fra accoglienza e riserbo, fra Piemonte e Europa.

Serena Avezza

@twitTagli

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