Piccole insofferenze…al museo

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Il museo, luogo della cultura e della conoscenza, non per questo scevro da piccoli e grandi malcostumi e comportamenti che generano, al solito…piccole insofferenze.

  • Quelli che mentre stai ammirando un quadro/una scultura ti si piazzano davanti con nonchalance e si fermano per ore, quasi si credessero fatti di vetro.
  • Le scolaresche: sono lì loro malgrado; fingono interesse tra un risolino soffocato e una battuta; poi, senza preavviso si spostano tipo mandria travolgendo tutto ciò che si trova sul loro passaggio, pungolati da professori o maestri intenti a tenere vivo l’interesse.
  • Le panchette sapientemente distribuite qua e là. In realtà servirebbero per immergersi nella contemplazione, invece finiscono per essere un’oasi di benessere per talloni martoriati dalla sete di conoscenza. E stai sicuro che quando ti ci vuoi sedere tu sono tutte occupate.
  • I passaggi obbligati allo store del museo, irrimediabilmente pieno di paccottiglia, prima dell’uscita.
  • I finti esperti che ostentano conoscenze che non possiedono per fare colpo su improbabili prede femminili di periferia.
  • I gruppi compatti di carampane impellicciate in spedizione museale, capitanate da un’agguerrita e logorroica guida di mezza età. Falciano tutto quello che si trova sul loro cammino. Anche la falange spartana di Leonida avrebbe temuto il confronto.
  • Ho la tessera studenti, sono universitario“. “Qui in Italia vale come un biglietto del tram del ’75, paga pure l’intero
  • Eh, per accedere a questo museo (il rinomato Museo del Fagiolo borlotto di Occhieppo Inferiore) occorre la prenotazione
  • Il comunicatore incallito: nonostante i cartelli grandi quanto una pala d’altare del Cinquecento che invitano a spegnere i cellulari, lui tiene la suoneria al massimo, risponde e parla anche a voce alta come se fosse al mercato del pesce. E viene immancabilmente redarguito dal personale.
  • Il personale della Cappella Sistina che intima a tutti di fare silenzio per poi urlare “No foto” con spiccato accento romanesco al turista giapponese di turno.
  • Quelle mostre che dell’artista di cui portano il nome hanno solo un quadro/una scultura su 200 esposte, ma tu lo scopri solo dopo aver pagato il biglietto.
  • Quell’unica volta in cui ti concedi un commento sarcastico e alle spalle ti ritrovi il tipico intellettuale radical chic in giacca di tweed vagamente sdrucita, con toppe ai gomiti, dolcevita rigorosamente nero/blu/grigio e occhiali in corno che ti guarda con sdegno e aria di rimprovero.

Ne abbiamo dimenticata qualcuna che vale la pena di essere menzionata? Fatecelo sapere nei commenti.

@twitTagli

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