Piccole insofferenze… da camerieri

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Andare al ristorante è sempre un momento rilassante: ci vai con la famiglia, con la dolce metà o per festeggiare un evento gioioso. Sai di poterti permettere peccati di gola che non sapresti cucinare e che, magari seguendo una qualche deprimente dieta, non dovresti toccare per non tradire una promessa a te stesso.
Curi la tua persona con particolare riguardo, essendo la convivialità un momento estremamente importante. Quello a cui non pensi, quando vai al ristorante, è che ci sono delle persone che stanno lavorando per te: noi camerieri.

OU, TU! SÌ, TU, CAMERIERA!

Fin da quando ho memoria, il mio caro babbo mi ha insegnato che, se non rispetto chi sta lavorando per me, sono io la prima a non meritare rispetto; perciò ho sempre guardato ai camerieri come creature particolari, a cui dare del lei anche se il loro lavoro è servire a me del cibo (mansione da schiavo nell’antichità, non ce lo dimentichiamo).

Evidentemente, la stragrande maggioranza delle persone non ha avuto la stessa mia fortuna, in fatto di papà. Da quando faccio questo lavoro, la sgradevole abitudine è universale: bambini e adulti schioccano le dita e indicano il tavolo.
Da andare lì, prendergli il ditino, spezzarlo, ingoiarlo.
Di modo che altri camerieri non subiscano la tua stessa sorte.

GLI INDECISI

Alcuni sono spaventati dall’idea che tu possa prendere la comanda ad un altro tavolo prima di loro, e ti dicono “Ah, ma noi abbiamo già deciso!” quando gli porti il menu. Tu pensi : “Fantastico, prima ordinano e prima se ne vanno!“.
Ma non è mai così.

Cominciano le consultazioni incrociate, la mamma con lo zio, la suocera con la nuora, il figlio con il padre, il padre col fratello e via dicendo.
Una serie infinita di “Tu cosa prendi???“, come se quella maledetta informazione potesse essere decisiva della loro ordinazione.
Morale: stai lì un quarto d’ora buono, in piedi, ad ascoltarli,a sentire le loro scuse, “Siamo proprio un tavolo difficile!” e sorrisino.
No, non siete un tavolo difficile. Siete un tavolo di scassacazzi. E sorrisino.

cameriereIL CLIENTE PROVOLONE

Orripilante categoria di ominide che davanti a moglie incinta di due gemelli, figli, suoceri, genitori e quant’altro, si sente in dovere di far capire a tutto il tavolo che la sua libido è frizzante e lui è pieno di charme.
Così si mette a flirtare pensando che tu, camerierina con il tono gentile, possa essere un buon metro di misura del suo fascino.
L’uomo in questione prolunga la sua ordinazione di qualche minuto, infarcendola di battutine, aneddoti, sorrisetti, occhiatine. 
Ti chiede come ti chiami. Ti chiede l’età. Comincia a sentirsi sempre più gallo, più macho.

È al top dello splendore, non capisce che tu non gli giri le spalle senza tanti complimenti solo perché verresti licenziata. A quel punto, c’è lo spannung: ti chiede quanti anni gli dai.
Quando gliene dai di più, la sua brutta faccia rugosa si ammoscia. Forse non solo quella.

GLI INCAZZOSI

C’è una cosa che non è chiara alla maggior parte delle persone, ovvero: i camerieri prendono le comande, i pizzaioli fanno le pizze, i cuochi cucinano.
Perciò, a meno che il cliente non voglia fisicamente mangiare la comanda, tu il tuo lavoro l’hai fatto, e non ha senso che ti chieda “COM’È POSSIBILE CHE ANCORA NON MI HAI PORTATO IL PIATTO? DOVE L’HAI MESSO? PERCHÉ HAI PORTATO I PIATTI AL TAVOLO CHE HA ORDINATO PRIMA DI NOI? LA MIA PIZZA NON MI PIACE!“.
Quando gli fai presente che in mano hai carta e penna e non una padella, e gli dici che può andare dal cuoco o dal pizzaiolo a lamentarsi, subito cambia idea. “No, vabbè, non li disturbo, stanno lavorando…“.
Ah, giusto, io invece no, coglione!

GLI ANSIOSI

Questa è la categoria di persone più stressante, idiota e ai limiti del reale che si debba servire. Quelli che fanno a pugni con la logica, che hanno manie di persecuzione, che non ce la fanno ad aspettare.
Quelli che, quando tu cominci a portare i piatti con le tue due braccia fornite gentilmente da madre natura e porti addirittura tre pizze al loro tavolo – ma tra queste, sventuratamente, non c’è la loro – ti afferrano il braccio, spalancano gli occhi, e confuse e spaesate ti chiedono: “E LA MIA PIZZA?!?!“.

Waitress camerieraLE SALME

La prossima volta che andrete al ristorante, prendete un piatto della pizza o un piatto da primo e sentite quanto pesa. Quando si sparecchia, per fare più in fretta, si cerca di ammonticchiare il maggior numero di piatti possibile (o meglio: il numero che il nostro corpo – nel mio caso, non imponente –  permette di portare via).
Il tutto è reso più facile se le persone ti passano il piatto che hanno davanti; ma quando devi infilarti nella trincea creata dalle loro spalle, la situazione è critica: su una mano, la pila di piatti che comincia a farti sudare dallo sforzo; l’altra è impegnata a sorvolare le teste delle persone che, immobili come cadaveri, ti fissano.
Se per sbaglio le sfiori, ti guardano male come per dire “Ah, la schiava è qui?“.

LE SALME (VOL. 2)

Magnifici esemplari di persone che quando arriva il loro piatto rimangono immobili e impettiti aspettando che tu glielo metta davanti, contorcendoti come una contorsionista filippina, e ti fissano negli occhi a mo’ di sfida.

I CONIUGI LITIGIOSI

A nessuno piace essere messo in mezzo alle controversie amorose tra due persone, ma quando sei un cameriere il cliente ha ragione anche su questo.
Il problema è che non puoi far altro che annuire ai rispettivi insulti che i coniugi si lanciano. Solo che dopo un po’ si stizziscono che non prendi le parti di nessuno, e ti congedano.
Fossi in loro risparmierei i soldi per l’analista, invece di andare a cena fuori.

I PAZZI

Clienti che si immaginano le cose. Si immaginano di averti chiesto una pietanza, una bibita, di averti specificato delle aggiunte, di averti chiesto informazioni riguardo a ingredienti per loro potenzialmente mortali, il tutto con un’arroganza che conferma la loro idiozia. 
Ti viene voglia di mentirgli “No, in quella pizza non c’è la mozzarella’’ per poi vederli agonizzare per terra.

GLI SDEGNOSI

Questi avventori ti considerano un “niente che parla”: per illustrare questa categoria, è meglio che vi racconti due aneddoti. 

Una mamma fa fare una passeggiata nel ristorante a suo figlio che, vista la tarda ora, è stanco e fa le rogne. La signora in questione mi passa vicino, e mi chiede se sono stanca.
Quando le rispondo “Sì, parecchio signora. E non abbiamo ancora finito“, lei in tutta risposta si gira verso la sua orrenda creatura e dice ‘’Hai visto? Fatti venire la voglia di studiare, se non vuoi fare questa fine!“.

Avete presente il film The Elephant Man, in quella scena alla stazione? Tutti lo rincorrono, gli danno la caccia fincché lui, braccato in un angolo, ha solo la forza di mugolare “Ma io… sono un uomo!”…

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Ma ancora meglio, una giovane coppia: portando loro una coca media, ne faccio strabordare un paio di gocce sulla sedia di lui, che fortunatamente in quel momento era in piedi e quindi non viene bagnato. Gentilissimo (o normale?), prende un tovagliolo e fa per asciugare. 
A quel punto lei, stronza a livelli che giustificherebbero un omicidio per legittima difesa, lo ferma e gli dice ad alta voce “È lei che deve pulire, è la cameriera. Stai fermo, tu!“.

Rossella Mangiardi*
@twitTagli

*che ci crediate o no, non è parente.

 

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