Quella bizzarra continuità tra i governi Conte e Gentiloni

C’è una bizzarra continuità tra la manovra del governo Conte, da poche ore approvata da Bruxelles, e quelle dei governi appena passati. E non solo per la previsione del 2,04% di deficit, che in fondo non si discosta molto dal 2,3% del 2017 e dall’1,9% del 2018.

A conti fatti, il maggiore deficit serve per 4/5 a sterilizzare l’aumento dell’Iva, che rappresenta di gran lunga la più consistente voce di spesa della manovra.
Restano circa 20 miliardi, poco più di briciole nel bilancio di uno Stato come quello italiano. E infatti:

il reddito di cittadinanza, dall’essere la brutta copia del già brutto piano Hartz di Gerhard Schröder, subirà un ridimensionamento tale da diventare giusto un ampliamento del reddito di inclusione varato dal Pd;

la riforma Fornero non sarà affatto smantellata, ma sospesa per un triennio (forse), con penalizzazioni così rilevanti (dicono) da indurre molti a rinunciare a un’uscita anticipata dal lavoro.

Il resto dei fondi se ne andrà per una manciata irrilevante di investimenti, agevolazioni per le imprese e i rimborsi per i cosiddetti “truffati dalle banche”. Il tutto coperto da ulteriori tagli al welfare, da nuove tasse su giochi e sigarette e dall’anticipo di alcune imposte a banche e assicurazioni.

Insomma, nulla giustificava l’entusiasmo dei gialloverdi e nulla giustificava nemmeno il terrore dei loro detrattori. Questo governo è, se possibile, economicamente ancora più austero dei due precedenti, al massimo regala due spicci ai “forgotten men”. Poco cambierà rispetto al passato.

La vera domanda è: cosa faranno gli italiani quando si accorgeranno che il “cambiamento” non è arrivato, che – guardando il portafoglio – votare Lega e Movimento 5 Stelle non è stato poi così diverso dal votare gli altri partiti, che non sembra esserci alternativa, che l’atto stesso del votare è sempre più svuotato di ogni significato nel momento in cui le manovre finanziarie sono scritte altrove, lontano da ogni possibilità di controllo democratico?
Perché, state certi, pretenderanno un’alternativa. Vorranno ancora più radicalità. E il malessere sociale, se non potrà sfogarsi dentro le istituzioni, prenderà altre vie, come è successo in Francia con i gilet gialli.
Non so se vogliamo conoscere la risposta. Di sicuro nessuno pare intenzionato a porsi questa domanda.

Jacopo Di Miceli

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