Ministro dell’Economia: politico o tecnico?

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Il totoministri impazza. E prima che Renzi presenti la lista, gireranno più nomi che idee. La poltrona più discussa, inutile dirlo, è il ministero dell’Economia. Le politiche economiche, le relazioni con l’Europa e le discussioni con gli alleati del centrodestra partiranno da lì. Bisogna fare una scelta: politico o tecnico?

Monti, Grilli, Saccomanni: gli ultimi ad occupare questa sedia sono stati tutti tecnici. Certamente scelti per la loro “reputazione europea”: cioè perché l’Europa si fidava di loro. Neppure Renzi si è astenuto da questa prassi, chiedendo consiglio su un nome al presidente della Bce, Mario Draghi. È italiano, certo, ed è suo il merito se l’Ue ha retto dopo la crisi dello spread. Ma davvero dobbiamo chiamare la Bce per scegliere il ministro dell’Economia? In ogni caso, il nome dato da Draghi è di tutto rispetto: Lucrezia Reichlin, professoressa alla London Businness School, un passato in Bce e un curriculum impressionante. Figlia di storici esponenti del Pci, piace a Napolitano e piace a Renzi. Lei non ha ancora fatto sapere niente, ma le è stato offerta anche la vice-presidenza della Bank of England, e, diciamocelo, sarebbe certamente un incarico più stabile e a lungo termine. Se accettasse, sembrerebbe comunque l’opzione migliore. Ma sarebbe in grado di andare davanti alla Commissione, o alla Bce, e opporsi all’austerity?

Renzi ha sostituito Letta perché da mesi stava solo scaldando la poltrona, non perché il segretario abbia qualche programma alternativo o rivoluzionario. Non ce l’ha. Poche idee e molto “futuro”, “figli” e “sogni” nei comizi. E allora daglielo, Matteo, un senso a questo governo: vai a rinegoziare i trattati europei. Che l’austerity abbia fallito lo hanno capito tutti, ma i trattati non li cambierà la Germania. E nemmeno i nomi dati dalle istituzioni europee. La soglia del 3% è stata decisa senza nessuna base economica, solo Saccomanni poteva uscirsene sostenendo che se venisse superata, tornerebbe la crisi del debito. Non ci servono persone del genere.

Un nome completamente politico, d’altra parte, sarebbe un errore: si rischia di prendere decisioni per necessità politica invece che realtà economica, come quella di cancellare l’Imu. Inoltre, la discussione sulle strategie economiche va fatta in Europa, non contro l’Europa. Serve un nome che abbia esperienza in quel campo, ma che possa anche fare la voce grossa. E un minimo di formazione keynesiana non guasterebbe. Un nome del genere non è ancora stato fatto. Allora forse la Reichlin è la migliore opzione che abbiamo.

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@LucaGemmi

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