RunTogether: il derby di Torino diventa (anche) una corsa

Quella sul pulmino delle elementari, con Davide Bertolino, compagno di banco della IV B, rimane, a mia memoria, l’ultima zuffa in cui mi sia trovato coinvolto e, a distanza di 36 anni, non saprei dire chi le abbia suonate all’altro. Da una parte io ed il 17° scudetto vinto con quell’unico punto di vantaggio finale, dall’altra lui e l’orgoglio di quel derby tremendo che Graziani e Pulici trasformarono in una festa solo loro.

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Erano anni che oggi ricordano in pochi, quelli in cui non c’era Milano che tenesse, la capitale del calcio era Torino: in quella sfida confluivano i caratteri propri di quell’epoca, il nord e il sud, le tensioni sociali, e – distribuiti e incoerentemente rimescolati tra loro – in entrambe le squadre imprenditori, colletti bianchi, manodopera industriale e noi della IV B.

Ancora oggi non nutro maggior rispetto di un avversario di quanto ne ho per il Toro, per i suoi colori, la sua dignità e la sua Storia e, malgrado le mille squadre incontrate dalla Juve in tutti questi anni, penso che non ci sia un abbinamento cromatico più struggente di una maglia bianconera e di una granata sullo sfondo di un prato verde.

Noi e loro, niente di più diverso; ma a qualcuno è venuta un’idea bislacca: tramutare la bile del tifo in acido lattico. Sfidarsi di corsa. Adesso chiudiamo gli occhi ed immaginiamo di guardarci da vicino, identici alieni ad annusarci e a riconoscere nell’altro il medesimo orgoglio per colori diversi; continuare sorridendoci sornioni e finire poi per divertirsi stando insieme seppure da avversari.

Lo hanno fatto a Madrid: hanno preso tifosi del Real e dell’ Atletico, li hanno radunati (a migliaia!) proprio la domenica del derby. Di qua le Merengues, di là i Colchoneros: poi allo sparo dello starter i due fiumi appaiati alla partenza sono diventati un unico serpentone di scarpette da corsa e di maglie bianche e biancorosse rimescolate in un fiume di uomini, donne e bambini da uno stadio all’altro.

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Poi – siccome non solo hanno serenamente convissuto ma si sono anche divertiti un mondo – lo hanno rifatto anche l’anno dopo, e poi anche il successivo.

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Quest’anno la stessa cosa accadrà a Torino: il 28 aprile, giorno del Derby di ritorno, ci saranno 2000 pettorali per i bianconeri e altrettanti a disposizione dei granata: non ci si preoccupi delle maglie, quelle le fornirà l’organizzazione. A tutti non rimarrà altro che affrontare gli 11 KM (uno per ogni giocatore della propria squadra) che dividono la partenza prevista in Viale Grande Torino, sotto la Curva Maratona dello Stadio Olimpico, dall’arrivo di fronte alla Curva Scirea dello Juventus Stadium.

La gara si chiama RUNTOGETHER e la organizza la società sportiva BaseRunning, non nuova ad inventarsi eventi capace di portare un gran numero di corridori sulle strade (più di 5000 con la “Corsa da Re” alla Reggia della Venaria).

Io sono sicuro che saranno, anzi saremo tantissimi, di ogni età, uno spettacolo che sorprenderà solo chi non vi avrà partecipato. Sarebbe bello incontrarci anche Davide Bertolino.

Dimenticavo, va bene l’amicizia ma, come in ogni derby che si rispetti, ci sarà una squadra vincitrice: verranno sommati i tempi di tutti i duemila bianconeri da una parte e di tutti i duemila granata dal’altra. La squadra che avrà la media finale inferiore avrà vinto. Per a cronaca, a Madrid conduce l’Atletico 2-1.

Fabrizio Voltolini
@twitTagli

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