Problema-ultras: cosa ci insegna la giornata di follia di Salerno

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La notizia surreale di quello che e’ successo ieri in Lega Pro ha fatto il giro del mondo. Salernitana-Nocerina, uno tra i derby più sentiti della Campania, è stato sospeso per inferiorità numerica: degli 11 calciatori di partenza della squadra ospite, sul campo erano rimasti solo in 6, anche perchè il tecnico della Nocerina aveva fatto tutti e tre i cambi dopo 50 secondi.

Salernitana-Nocerina-minacce-tifosi-420x262 L’aereo con lo striscione degli ultras della Nocerina (fonte: Giornalettismo)

 

Una domenica allo stadio si e’ trasformata in una farsa tragicomica. Le ragioni? Un diktat degli ultrà della squadra di Nocera, ai quali era stata vietata la presenza sugli spalti per motivi di ordine pubblico. La reazione degli ultras è stata ancora più assurda: dalle prime ricostruzioni, circa 200 ultras hanno minacciato di morte i giocatori della Nocerina affinché non giocassero il derby. Ed ecco l’immensa assurdità: tifosi di una squadra che chiedono alla propria formazione di non scendere in campo – in pratica, una sconfitta a tavolino. Ed è quello che, alla fine, ottengono: i giocatori che scendono in campo con una maglietta con su scritto “Rispetto per Nocera”, rimangono in 6 a causa di “infortuni”: partita sospesa, sicuro 3-0 a tavolino per la Salernitana, mini rissa finale con due cartellini rossi, festa degli ultras nocerini in piazza, notizia che fa il giro del mondo, finendo anche sull’inglese Guardian.

Gli ultras hanno vinto, di nuovo e possono davvero festeggiare. Salta subito alla mente quel Lazio-Roma del 2004, quando un gruppo di Ultras riuscì a far sospendere il derby della capitale, dopo che si era diffusa la falsa notizia di un bambino ucciso negli scontri.

Questo è solo uno degli ultimi episodi di un fenomeno malato del calcio: gli ultras, che, spesso, trasformano quella che dovrebbe essere una festa in una bolgia, in una farsa o, nei casi peggiori, in una tragedia. Il fenomeno degli ultras, che di per sé non è negativo, nasce negli anni ’50 in Europa. La prima formazione che si potrebbe definire “ultras” e’ quella dell’Hajduk Split, la “Torcida Split”.

Anche in Italia i primi gruppi ultras nascono nei primi anni ’50, come i Fedelissimi Granata a Torino, o l’Associazione Tifosi Giallorossi e i Circoli biancocelesti a Roma. La degenerazione del fenomeno arriva tra gli anni ’70 e gli anni ’90, quando il tifo inizia a diventare violento: primi scontri in piazza, prime vittime (ahimé) del calcio. Il fenomeno, ovviamente, non è solo italiano: nel Regno Unito scoppia il fenomeno degli Hooligans, che portera’ alla tragedia dell’Heysel. In quegli anni, in seguito al massacro di Hillsborough, la Thatcher usa il pugno duro contro gli ultras: blocco delle competizioni europee per le squadre inglesi, pene severe per gli ultras violenti. Decreti che al di là della Manica hanno gli effetti desiderati, a parte qualche sporadico caso.

Ma in altri paesi i fenomeni violenti, invece, non cessano: come in Argentina dove, ad esempio, l’allenatore del Deportivo Moron (squadra che a suo tempo lanciò Hugo Campagnaro) viene minacciato di morte dagli ultras che vorrebbero obbligarlo a tesserare i “loro” giocatori; ma soprattutto in Serbia, dove il derby Partizan-Stella Rossa si trasforma immancabilmente in guerriglia.

In Italia l’argomento ultras è estremamente complesso e quasi sempre quando se ne parla si scade in un misto di ipocrisia e banalità tutta italiana. L’ipocrisia più grossa è certamente quella di banalizzare o minimizzare, dicendo che sono solo “due o tre violenti” o, come ha fatto il sindaco di Nocera Inferiore, di dire che

“Hanno finito per delegittimare un’intera tifoseria e forse un’intera comunità”

per il fatto di aver chiuso una curva per ordine pubblico. Altri – banalmente – auspicheranno pene più severe (come sicuramente avverrà) contro gli ultras. Una sorta di effetto placebo, come sempre.

Non è lo Stato che deve intervenire in queste faccende – o meglio, lo Stato è già intervenuto (male) tentando di inserire strumenti non sempre efficaci (la tessera del tifoso), fino all’assurdo delle curve chiuse per i “cori di discriminazione territoriale”. Quello che non è stato fatto è cercare, in modo efficace, di spezzare il legame tra tifoseria organizzata e società calcistiche. Fintanto che le società di calcio minimizzeranno il fenomeno degli ultras, finché le società di calcio tollereranno questo fenomeno, allora i fenomeni violenti e i casi di cronaca come Salernitana-Nocerina continueranno imperterriti.

Alessandro Sabatino
@Ondaanomala1

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