Tagli in area: 6^ giornata – Di Juve-Roma, rigore su Ronaldo e gol di Muntari

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In principio fu il rigore su Ronaldo. Correva l’anno 1998 e un goffo Mark Juliano – non Franz Beckenbauer, eh – fermava bruscamente il calciatore più forte del ‘900 dopo Maradona. Lo stadio era il Delle Alpi di Torino, e Inter e Juve si contendevano lo scudetto in un campionato spettacolare, combattuto e pieno di polemiche.
Chiedete a Elio e le Storie Tese.

Come finì lo sappiamo tutti. La Juve vinse gioco, incontro e partita. E scudetto. Poi ci fu il mondiale in Francia e i macellai dell’èquipe medica della nazionale brasiliana rovinarono definitivamente la carriera  al Fenomeno, che ricominciò a giocare seriamente solo quattro anni dopo, nel 2002: giusto in tempo di vincere un mondiale e un Pallone d’Oro. Con un ginocchio solo.

Nel frattempo esplose Calciopoli, azzerando la dirigenza bianconera, mandando la Juventus in Serie B e regalando uno scudetto all’Inter, inaspettato e immeritato. “Quello scudetto è anche un po’ mio”, disse Gigi Simoni, allenatore dei nerazzurri nella stagione 97-98.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Cholo Pablo Simeone: “sento di più quello scudetto dell’Inter, che quello che ho vinto anni dopo alla Lazio”. Uno a uno e palla al centro, insomma.

Invece no. La nuova dirigenza bianconera, guidata da Cobolli Gigli, nata nel segno della discontinuità con il passato, non si è mai ambientata a Torino. Contestata da ambiente e tifosi, durò da Natale a Santo Stefano.
Subentrò Andrea Agnelli, che ci tenne subito a far capire che l’aria sarebbe cambiata. Calciopoli? Una sciocchezza! 
Ma il cambio dà la svolta. E dopo l’indigestione di settimi posti e umiliazioni, la Juve torna allo scudetto, quello della stella contestata. Tuttavia ecco un Ronaldo bis.
Non per i nomi in campo, ci mancherebbe, ma per un altro episodio epocale. Milan-Juve, scontro diretto. Muntari – non Ronaldo, sia chiaro – segna: la palla entra di tanto così. Di tanto così. Ma l’arbitro la vede fuori e quindi non è gol.

E arriviamo a Totti: “fin quando ce la si gioca con la Juve si è destinati ad arrivare secondi”. E non perché la Juve è nettamente più forte – perché lo è veramente, tra l’altro -, ma perché gli episodi sembra pendano sempre dalla stessa parte.
Moggi non c’è più, le ombre del passato sembrano essere superate. Eppure, su tre episodi dubbi, l’arbitro, anche domenica, ha deciso dalla parte di chi schierarsi. Nettamente.
Ed è così, al di là dei valori in campo e delle rose: i gol non gol, i rigori non rigori, gli off side non off side. Sempre la stessa storia, ogni maledetta domenica, ogni maledetta stagione.

Andrea Dotti
@twitTagli

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