Come abbiamo visto Roma-Juventus (2^ giornata campionato 2015-16)

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Una buona, a tratti ottima Roma sconfigge una Juventus remissiva e isterico-andante in una calda seconda giornata di agosto.
Saranno due settimane intense per Allegri, che dovrà rispondere al fuoco mediatico di critiche sull’atteggiamento con cui la sua squadra ha portato la contesa all’undici di Garcia.
Il pareggio, quasi raggiunto nel finale di partita, dovrebbe dimostrare quanto le indicazioni del tecnico juventino ai suoi uomini nell’approccio alla partita siano state sbagliate. Per Garcia, invece, fioccheranno gli elogi. Una squadra ritrovata dopo sei mesi di stenti, una manovra nuovamente brillante dopo mezza stagione di sterile possesso. Prima vittoria contro la squadra bianconera del tecnico francese che, da quando è arrivato sulla panchina giallorossa, aveva raccolto al massimo un pareggio.
La verità chiaramente sta nel mezzo.
Ai bianconeri farà bene la sosta mentre i giallorossi non devono certamente considerarsi già arrivati.

PRIMO TEMPO
Al calcio d’inizio la Roma scatta come se avesse sentito lo sparo della finale dei cento metri. È un segnale: l’intenzione è quella di mettere subito pressione sugli juventini per indirizzare il match. La Juve è soffocata.
La Roma, schierata con il classico 4-3-3, spinge forte sulla fascia sinistra dove a un tatticamente ineccepibile Iago Falque (il commento di Bergomi dà equilibrio centra perfettamente il ruolo dello spagnolo nell’undici di Garcia – sarà dura togliergli il posto) si sovrappone il neo acquisto Digne. L’ex PSG sembra inserito a Roma da una vita per come si intende con i suoi compagni.
A centrocampo non c’è battaglia. La mediana a cinque della Juve è in realtà a tre perché i due esterni sono impegnati a rincorrere gli avversari e il trio Sturaro, Padoin, Pogba soccombe di fronte ai movimenti di Pjanic, Nainggolan e Keita. Quest’ultimo dà equilibrio, il secondo dinamismo, il terzo qualità nella circolazione.

Evitiamo subito un malinteso. Alla Juventus non manca Pirlo: manca Marchisio. E durante tutto il primo tempo si capisce che, Draxler o non Draxler, trequartista o meno, ciò che manca ad Allegri in questo momento è un uomo che dia ordine alla circolazione di palla in uscita dall’area, specie con il 3-5-2, dove sovente il pressing degli avversari ti costringe a giocare in spazi ristretti e con molti compagni alle spalle.
Padoin non ha quasi mai modo di giocare palloni semplici e la Juve non supera mai la metà campo in fase di possesso.
Contrariamente a quanto diranno i critici, Allegri ha ragione quando sostiene che attualmente, il vice Marchisio non è Pogba. L’esuberante francese ha bisogno di muoversi in una zona di campo dove sa di poter far male. Sono mesi che su queste pagine ne sostengo una trasformazione in trequartista (atipico, da 4-2-3-1) e stasera ne sono ancora più convinto.
Tutte le volte che il 10 bianconero ha provato a scendere nei pressi della propria area ha dimostrato la propria idiosincrasia a quelle zolle di campo. Davanti all’area c’è bisogno di un gioco semplice (e Pirlo, nella sua eccezionalità, gioca un calcio semplice) e Pogba è troppo forte e complesso per giocare un calcio di quel tipo.

La Roma domina, ma conclude il primo tempo a reti bianche. Una buona sintesi della prestazione degli uomini di Garcia è Salah: con una definizione lo potremmo definire “il miglior attaccante che giochi a centrocampo”.
Salah si muove sulla destra, in coppia con Florenzi. Prova a rientrare puntando la difesa avversaria e cercando lo scambio rapido con qualche compagno, ma sempre distante dall’area. Il 4-3-3 di Garcia muove bene la palla e sviluppa una manovra avvolgente e interessante, ma non punge.
Non è un problema da poco, anche perché grossomodo è lo stesso dell’anno scorso. Intanto, la peggiore Juventus dell’era Allegri arriva a fine primo tempo sullo 0-0 senza aver provato a giocare a calcio.

SECONDO TEMPO
La seconda frazione segue le trame della prima. La Juventus è troppo bassa, è nervosa – tantissime le proteste (e le ammonizioni) per i bianconeri, segno di una tranquillità da ritrovare – e disordinata nel portare il pressing. Ci vuole, però, una punizione magistrale di Pjanic sul primo palo per sbloccare il risultato.
C’è un abbozzo di reazione juventina che porta a un’ipotesi di rigore – non c’era – su fallo di mano di De Rossi. Ma è un fuoco di paglia. La Roma è superiore, anche fisicamente, ai bianconeri e forse ha un piano di gioco più chiaro.
E poi c’è una cattiveria, una ferocia nelle gambe degli uomini di Garcia che i bianconeri, a sorpresa, non hanno. Lo ammetterà anche Allegri nel post-partita, quando parlerà dei contrasti persi dai suoi, ed è proprio questo l’aspetto, al di là dell’ordine tattico da ritrovare alla svelta, a dover preoccupare gli juventini.
Ci vorrà del tempo – quanto lo stabilirà la formula che troverà Allegri – prima che si riesca a pensare a chi è rimasto e non a chi è andato via (e forse anche a chi non è arrivato).

In tutto ciò, la Roma continua a giocare molto bene e a pressare l’area di rigore bianconera. Il gol, però, arriva su una situazione quantomeno particolare. È appena stato espulso Evra per doppia ammonizione, e a Cuadrado, appena entrato, viene chiesto di arretrare sulla linea dei difensori per chiudere la falla apertasi. La Roma batte la punizione, la difesa della Juventus non è ancora a regime e Cuadrado sbaglia il posizionamento. Perde Iago che riesce a crossare. In mezzo all’area Dzeko, statuario, non si fa spostare dalla marcatura di Chiellini e insacca di testa.
Gran centravanti, bel gol. 2-0 e partita che sembra chiusa.
Senonché i giallorossi prendono a gigioneggiare. Qualche contropiedE numericamente favorevole sprecato, una certa sufficienza nei passaggi, e la Juve dal rischiare iL terzo gol si ritrova sul 2-1. Contropiede portato dal neo-entrato Pereyra che serve un assist a Dybala solo da insaccare.

Nella Roma si scatena il panico, e se Szczesny non compisse il miracolo su un colpo di testa di Bonucci, ora parleremmo di suicidio giallorosso. Ma, con qualche patema di troppo, i giallorossi riescono a portare a casa il risultato. Roma batte Juventus 2-1 e bianconeri ancora a zero punti dopo due giornate.
Allegri, nel post-partita, ha sottolineato il meritorio finale dei suoi uomini alludendo a una possibile svolta tattica. Conscio del fatto che nemmeno quest’anno arriverà l’agognato trequartista – Draxler ha firmato per il Wolfsburg –, si deve rassegnare a cercare una soluzione al rompicapo tattico confezionatogli dalla dirigenza.
È in arrivo il francese Lemina, un mediano francese di 22 anni, che va a risolvere il problema numerico, ma il rischio è che Marchisio rimanga un esemplare unico all’interno della rosa bianconera.
Il tridente offensivo forse potrebbe lenire il problema della mancanza di una chiara fonte di gioco davanti alla difesa (in caso di assenza del numero 8), ma si dovrà studiare l’allontanamento di gente come Dybala e Morata dalla porta e capirne gli eventuali benefici.

Rimango dell’idea che Pogba, per sfruttare i suoi 100 milioni, debba poter segnare di più e quindi il 4-2-3-1 rimane la soluzione più adeguata. Se vi state chiedendo se Allegri sia l’allenatore giusto per la ricostruzione juventina smettete di farlo. Non ci sono dubbi che lo sia.
Invoca pazienza e infonde serenità alla squadra, ma non mi pare che si sia mai rivelato incapace di tenerla sul pezzo quando necessario. E in fondo, abituato alle manovre gallianesche di quand’era a Milano – a ogni estate gli cedevano fior di giocatori senza comprare nessuno – il nuovo corso juventino gli sembrerà un gioco da ragazzi.

E ora la Roma. Apparentemente Garcia ha un compito più facile. Gli acquisti (e le cessioni) non hanno stravolto il tema tattico della scorsa stagione ma ne hanno ulteriormente accresciutola qualità degli interpreti – forse anche oltre i 14-15 effettivi.
Ottima, a mio avviso, la riconferma di Iturbe – è ufficiale, lo ha annunciato Sabatini a margine del match contro la Juventus – perché è un talento che merita la seconda chance.
A Trigoria si devono trovare due soluzioni. La prima per l’evidente difficoltà con cui la squadra sblocca partite anche dominate. Il cambio di ritmo dato da Salah deve essere portato più vicino all’area avversaria per poter far male o i pareggi come quello di Verona non saranno infrequenti, anche perché dubito che la rabbia mostrata oggi dai giallorossi si ripresenterà ogni domenica.
La seconda è da un certo punto di vista più semplice, dall’altro più complessa. La Roma deve continuare così e non arrestarsi alle prime difficoltà – che arriveranno. L’anno scorso Juventus e Bayern minarono le certezze di una formazione che già giocava un calcio rapido, spettacolare, offensivo ed efficace. L’ostacolo Juve, al momento, è stato superato. Ci sarà il BarceLlona.
Se la Roma avrà la forza di mostrare una prova così convincente anche contro i campioni d’Europa questo campionato avrà trovato una sicura protagonista.

Maurizio Riguzzi
@twitTagli 

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