Post-Marino: il prefetto che si atteggia a sindaco e s’inchina (mentre puntuali arrivano 200 milioni)

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«Hanno dimissionato Marino, Marino è vivo»: simpatica jam session tra il PD romano e il Principe (no, non Giannini. E manco Valerio Junio Borghese. Il terzo, quello con la barba)
Se mi venisse chiesto di descrivere, da romano, la situazione romana (ma ormai nazionale), mi verrebbe da dire «’n’hai capito che follia, zì».

La mia città mi accolto questa mattina con un tweet dell’ex sindaco. Non quello onesto, ma quello prima di lui. Eh, esatto. Alemanno, tu quoque.
Ecco, proprio lui stamattina ha pensato bene di dire che Roma, nel suo primo giorno senza Marino, fosse più bella. Lo stesso per cui è stato da poco archiviato il procedimento per associazione mafiosa, ed ora rimangono solamente quelli per corruzione e finanziamento illecito.
Lo stesso che ha trasformato AMA (rifiuti) ma soprattutto ATAC (trasporti) in due filiali di Beautiful, tanti erano gli intrecci tra parenti che ci si svolgevano all’interno.
Poi, visto che per due giorni ho staccato occhi e testa e cuore dalla questione, perché sennò uno si deve mangiare il fegato, torno sul pezzo per scoprire che il commissario investito dell’onere di traghettare Roma durante il Giubileo ma soprattutto attraverso la quotidianità (che è peggio, in fatto di emergenza, di qualunque evento che richiama milioni di persone), è Francesco Paolo Tronca.
Che per me potevate anche chiamarsi Ermestizio Scalogeri, tanto a priori non mi sarebbe comunque piaciuto.

Tronca decide di girare subito il coltello nella piaga, uscendo sul balcone del Campidoglio da cui si affacciano i Sindaci per salutare. E che fa? Si affaccia, come un Sindaco, appunto per salutare.
Signor Tronca, le ricordo una cosa: lei è lì «per caso».
Lei, il giorno in cui è stato nominato commissario della mia città, doveva ancora terminare il suo lavoro presso l’EXPO, essendo Prefetto di Milano – e che, tra l’altro, forte di questo ruolo fece cancellare le unioni civili nel capoluogo lombardo (ricordatevi bene questo particolare).
Lei, Signor Tronca, al contrario dell’ormai ex Sindaco Marino, arriva non eletto da nessuno, piazzato dopo una serie di mosse orribili da parte della stessa persona che lì l’ha messa, ma soprattutto con alcune ombre addosso (un figlio accompagnato ad una partita di calcio con una macchina dei Pompieri, di cui Tronca era a capo del Dipartimento all’epoca, ed un paio di attici che non si spiegano bene) che di certo Marino non aveva, quando è stato -ripeto- eletto democraticamente da noi cittadini romani.

Eh va beh. Facciamo un respiro profondo, mi dico. Ne abbiamo fatti così tanti in queste settimane che ormai, nonostante si sia fumatori, si potrebbe gareggiare per il recordi di apnea.
Poi però succede una cosa strana.
Forse la più strana di tutto questo periodo, e che è così pregna di siginificati che il finale di Lost in confronto era tutto un sogno dei protagonisti.
Tronca va al Verano per la messa di Ognissanti, con la fascia tricolore addosso. E già questo basterebbe.
Non contento, coglie l’occasione per salutare il Papa che (toh!) passava di lì. Tronca inzialmente stringe la mano al pontefice, poi s’inchina, fino a baciargli la mano.
Tutto questo è immortalato in una precisa sequenza.

Ecco, in quella sequenza tratta da Gente che critica Marino c’è tutto il fallimento della democrazia. C’è la conferma dell’assenza di distinzione tra Stato e Chiesa.
C’è un messaggio per niente subliminale, che anzi dice chiaramente che ora si può ricominciare a lavorare insieme, ora che non c’è più quel cattivone gay friendly che s’imbucava (anzi no) durante i papali viaggi americani.
In quelle tre foto c’è un seguito alla sospensione della democrazia che si è abbattuta su Roma dopo le dimissioni in blocco dei Consiglieri (PD con qualche aiutino dalla “sinistra” di Marchini, Alfio incluso) che hanno di fatto negato un confronto in aula dove poter capire i motivi per cui un Sindaco -ribadisco- eletto democraticamente, sia stato rimosso. La domanda in proposito è ancora nell’aria, nei vicoli, nelle strade: alla fin fine, perché Marino è stato dimissionato?

Mentre Matteo Orfini scava tra le macerie fumanti di un PD romano ormai ridotto all’osso, allo stesso tempo l’altro Matteo trova il modo di sbloccare 200 milioni per il Giubileo. Più qualcosina dalle casse del Comune. All’improvviso. Syncronicity: uno, due e pure tre, direbbero i Police.
Dopo le ripetute richieste dello stesso Marino, economicamente disarmato per poter gestire senza l’aiuto del Governo una questione enorme ed annunciata con soli sei mesi di anticipo. Dopo che nonostante tutto i soldi si erano trovati, almeno un po’, grazie alle politiche di messa in regola dei conti dell’amministrazione appena costretta a dimettersi.
Piovono soldi, su Roma.
Un pioggia che in molti aspettavano con ansia, ma con cui si bagnerano i pochi, soliti noti.
Di nuovo.

Jacopo Spaziani

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