Finanziare opere sul territorio: ecco come pubblico e privato possono investire insieme

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Ad oggi, lo smaltimento dei rifiuti differenziati costa mediamente circa 150 € per smaltire 1 tonnellata di rifiuti.
È possibile spendere soltanto 1.000.000 di euro € per realizzare un nuovo tipo di termovalorizzatore, meno inquinante e capace di ridurre i costi di smaltimento a, ipotizziamo, 100 € per tonnellata?
È possibile fare tutto questo non solo delegando l’investimento alle istituzioni, ma coinvolgendo attivamente la cittadinanza e stimolando l’investimento non solo dei privati ma anche dei semplici cittadini? La risposta a queste domande è sì.

Il meccanismo che rende possibile tutto questo è una nuova declinazione di uno strumento finanziario: stiamo parlando di obbligazioni. Il cittadino viene invogliato (vi spiegheremo a breve come) a sottoscrivere (leggi: comprare) alcune obbligazioni: queste obbligazioni, come tutte le obbligazioni finanziarie, sono in parole povere dei prestiti di denaro al proprio Comune. Il Comune si impegna ad impiegare questi fondi in un investimento vincolato e ben determinato: appunto il nuovo sistema di smaltimento rifiuti.
È bene ribadire che l’investimento del cittadino è finalizzato a finanziare un progetto destinato al bene collettivo e senza alcuno scopo di lucro.

Ad investimento ultimato, il cittadino sarà rimborsato non solo del capitale che ha versato, ma anche di una somma di interessi non indifferente: questo surplus sarà erogato dal comune stesso, che troverà i fondi in virtù del risparmio generato sullo smaltimento dei rifiuti.
E una volta finito di ripagare gli interessi, il Comune si troverà con una struttura nuova capace di far risparmiare sul lungo periodo circa 50 €/tonnellata: sembra poco, ma è il 33%.
Senza contare i benefici a livello di impatto ambientale e sulla salute dei cittadini.

Semplice e geniale: non è tutto troppo bello per essere vero? E se funziona, perché limitarsi alla differenziata e non applicare il sistema, ad esempio, per l’efficientamento energetico o  per migliorie ad aziende sanitarie?
Spieghiamo la replicabilità del sistema con un esempio ipotetico: immaginiamo un piccolo Comune di montagna dove risiedono molti anziani. Costoro non riescono a convergere verso le cliniche mediche del capoluogo (che generalmente si trova a fondo valle). A questo ipotetico Comune servono circa 50.000 € per ristrutturare un vecchio stabile in cui aprire alcuni ambulatori per alcuni giorni della settimana.
Si può pensare di chiedere un prestito a pochi cittadini anziani residenti in una vallata dimenticata da Dio e dalle istituzioni? No, sarebbe fallimentare.
Ma a questo può pensare una banca: una banca no-profit (ne esistono) potrebbe imprestare, il 50% della somma ad interessi di mercato. il restante 50% si può invece trovare tramite sottoscrizioni, obbligazioni emesse per i residenti (perché un conto è farsi finanziare da 0, un conto farsi finanziare il 50% e con un investimento già garantito) o fundraising. Attenzione, nessuna donazione: tutti prestiti da privato ad istituzione, tutti contabilizzati e tutti con interesse di mercato garantito dall’istituto bancario.

Non stiamo vaneggiando: è possibile. Si tratta di processi già in atto in molte realtà italiane. Sono collaborazioni tra imprese no-profit e consorzi, tra cittadini ed amministrazioni: servono a realizzare campetti sportivi, a restaurare edifici storici, creare punti di aggregazione sociale (le care vecchie bocciofile), costruire nuovi edifici destinati all’housing sociale, e così via.
Un elenco di progetti già portati a termine, lo potete trovare qui (Terzo Valore) e vi consiglio davvero di darci un’occhiata; qui invece la spiegazione del progetto TRIS, sempre ad opera di Terzo Valore: se ne parla poco, e io stesso sono venuto a conoscenza di questo metodo estremamente virtuoso solo grazie a un incontro organizzato da Banca Prossima.
Banca Prossima è una costola di Intesa Sanpaolo, ed è una società espressamente senza fini di lucro e concepita specificamente per rivolgersi a realtà no profit.

Questo è un sistema che funziona, e rischia di essere rallentato dalle enormi lungaggi burocratiche cui devono sottostare gli enti pubblici italiani: ad esempio, la Pubblica Amministrazione è sempre chiamata a bandire una gara d’appalto aperta a vari istituti finanziari quando chiede sovvenzioni ad istituti bancari, e non si può “blindare” il bando per rivolgersi a un istituto di credito in particolare.
Ma è indubbio che uno strumento del genere ha delle potenzialità apprezzabili, che devono essere accolte dal legislatore per incentivare gli investimenti.
E inorgoglisce non poco pensare che strumenti di tale concezione siano un’invenzione italiana. Per una volta, abbiamo sorpassato il mondo anglosassone con uno strumento di finanza creativa – locuzione che, per una volta, possiamo utilizzare nella migliore accezione possibile.

Zetablue Blog
@twitTagli 

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