Vertenza Meridiana: facciamo ordine

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Ad un certo punto ad Olbia è comparso un alto muro di acciaio e filo spinato attorno alla sede di Meridiana s.p.a., a distanza di poche ore viene diramato un bollettino di guerra: sono necessari più di 1600 esuberi.
Quasi un’ecatombe che lascia un’intera isola con il fiato sospeso.
Meridiana sta a Sardegna come Alitalia sta a Italia: può essere tranquillamente definita la compagnia di bandiera dell’Isola e secondo le fonti presenti su Wikipedia è la seconda compagnia aerea, per traffico e “importanza” dopo Alitalia.

Da sempre Meridiana, Alisarda in precedenza, ha rappresentato il “tappetto volante” per la Terra dei quattro mori finché qualcosa non è cambiato.
Si tratta di un esubero che appare da subito spropositato, secondo gli stessi dipendenti (in presidio di protesta all’aeroporto di Olbia-Costa Smeralda) in questo modo resterebbero in servizio appena 50/60 risorse di volo e circa 300 di terra. Un’amputazione in grande stile, subito ripresa da giornali e televisioni. 

Facciamo ordine. “Meridiana” è composta da Meridiana Fly e AirItaly, quest’ultima è stata salvata dal fallimento nel 2011, ed integrata nella famiglia sarda ha continuato a volare come prima e più di prima.
Dopo due anni questo marchio viene eliminato e sostituito con la voce Fly, così da identificare un’unica compagnia: oggi le due società sono accomunate, ma continuano a mantenere le due strutture societarie.
Già all’epoca questa operazione fece storcere il naso: accollarsi un’azienda piena di debiti in un periodo di crisi, con il low cost sempre più incalzante, pareva una scelta molto azzardata.

Si rimane perplessi anche per alcune scelte strumentali che in un’ottica di gestione economica saltano subito all’occhio, come ad esempio gli aeromobili. Meridiana ha un parco velivoli molto eterogeneo, sono velivoli di varie marche e vari modelli: si tratta di una scelta estremamente infelice perché rende più costosa la manutenzione, sia dal punto di vista dell’acquisto dei ricambi sia per le varie figure di manutentori diversi, ciascuno di solito specializzato e abilitato a lavorare su un determinato tipo di aereo.
È chiaro che un componente Airbus non può essere adattato ad uno McDouglas, e questo fa levitare tantissimo i costi per l’azienda; se inoltre si aggiungono anche i velivoli di Air Italy, i soldi in uscita sono decisamente molti di più.

A causa della crisi nel 2012 la compagnia ha perso quasi 190 milioni e 110,7 milioni nel 2011. Nel 2013 Giuseppe Gentile, ex amministratore delegato, e Alessandro Notari, ex direttore commerciale, sono stati allontanati da Meridiana Fly ad opera del proprietario Karīm al-Husaynī Aga Kahn IV: sulle buoneuscite dei due non sono stati diramati comunicati ufficiali, e del resto le varie fonti discordano (si passa dai 14,4 milioni per il solo Gentile del Fatto Quotidiano ai 25 di Repubblica e Sole24Ore). Qualcuno potrebbe pensare che quei soldi si sarebbero potuti utilizzare in modo diverso.
Sempre dal 2013 l’azienda non è più quotata alla Borsa di Milano.

Com’è prevedibile, i dipendenti non ci stanno: scendono in piazza e protestano, ancora ed ancora. Non si danno per vinti e mettono su un presidio nello scalo olbiese, manifestano pacificamente per le vie della città inscenando il funerale della loro compagnia, salgono sulle torri dell’aeroporto, si fanno sentire sotto i dicasteri a Roma e stringono le mani ai poliziotti in presidio.
Sono pacifici e non vedono il motivo del filo spinato e dei muri di acciaio: affermano che ogni operatore della società è periodicamente visitato dalla IML (Istituto Medico Legale dell’aeronautica Militare: per fare questo lavoro occorre aver superato delle visite specialistiche), e definiscono questa attenzione nei loro riguardi come un “atto provocatorio”.

Nel frattempo si è formata una catena di solidarietà e sostegno attorno agli esuberi. Il comune di Olbia si è ripromesso di sostenere la loro battaglia ma finora, affermano i dipendenti all’aeroporto, si sono viste solo parole.
Grande sostegno arriva invece dai comuni vicini, nelle persone del Sindaco di Golfo Aranci Giuseppe Fasolino, del sindaco di Loiri-Porto San Paolo Giuseppe Meloni, e dal MeetUp del Movimento Cinque Stelle.
Silenzioso, invece, l’assessore regionale ai trasporti Massimo Deiana, le figure dell’ex Provincia (ancora in piedi) di Olbia-Tempio e il comune di Arzachena, nel quale è sito Porto Cervo.
Nonostante l’intermediazione del Governo e dei Ministri, la speranza per questi lavoratori si è infranta 28 ottobre 2014: la società ha deciso di proseguire con il programma di esubero. Un’altra sconfitta per un Territorio già martoriato da altre vertenze importanti.

Giuseppe Derudas
@twitTagli

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