Io, me stessa e lo spread

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Vi scrivo dalla profondità della mia ignoranza in materia: non so cosa sia lo spread, un Bond, o un titolo di debito e ignoro la definizione di default. Leggo e sento di agenzie di rating come Standard & Poor’s e Fitch o di quel trader che ha fatto perdere 2 miliardi di euro alla banca svizzera UBS. Cosa questo significhi, o come sia accaduto, resta per me un mistero.

Quando ho cercato su internet termini come prodotto finanziario, strumento finanziario, azione, titolo ci ho capito meno di prima. Ho visto un’intervista ad un cosiddetto sicario dell’economia, un certo John Perkins, americano. Il suo lavoro, fino a qualche anno fa – parole sue – era “schiavizzare” i Paesi in via di sviluppo – leggasi: posti dove si muore di fame. Andava; parlava con il governante o presidente (dittatore?) di turno; lo convinceva ad indebitarsi con i potenti per la costruzione di infrastrutture o industrie di vario tipo; chiedeva, a tale scopo, un prestito alla Banca Mondiale.

Se poi il Paese in questione non riusciva a pagare il debito (statistica vicina al 100% dei casi), il signor Perkins – alla fine, una piccola pedina del sistema – ritornava in loco per persuadere i capi di Stato a vendere, dietro un lauto compenso personale, i prodotti locali ai potenti a prezzi bassissimi, ridicoli, da presa in giro, in modo tale che questi potessero poi guadagnarci all’inverosimile rivendendoli sul mercato mondiale. Chi, tra questi governanti di Paesi in via di sviluppo, rifiutava questa corruzione (ops, si può dire…?), anche per le migliori intenzioni, riceveva il consiglio di iniziare a tenersi un posticino al cimitero locale.
I nostri soldati in Afghanistan, in Iraq e altrove non stanno combattendo per patriottismo; servono gli interessi delle Corporations” (J. Perkins). A queste parole ho provato lo stesso sgomento che provi quando ti succede qualcosa che non avevi previsto, ma che in fondo già sapevi che sarebbe accaduto.

Cosa è cambiato, negli ultimi 80 anni di progresso? Qual è la differenza tra la povertà di oggi e quella di un secolo fa, un millennio fa? Qual è la differenza tra i giorni nostri e il passato nei rapporti tra potenti e soggiogati? Qual è la differenza nei rapporti tra le classi sociali?

Io sono nata in una famiglia benestante, impoveritasi negli ultimi dieci anni – senza tuttavia dover rinunciare a troppo. La mia famiglia è quella classica, italiana, figlia del boom economico: tutte le estati e gli inverni al mare e in montagna nelle case di famiglia; oggi ho addirittura la possibilità di scegliere in quale appartamento dormire quando torno nella mia città natale; mio padre non è mai stato licenziato o cassaintegrato; mia madre è casalinga da più di 25 anni – non aveva necessità di lavorare; son cresciuta senza borse di studio né tagli sulle tasse universitarie.
Non sono certo di quelle che non arrivano a fine mese, che perdono il lavoro, che non hanno mai potuto permettersi di fare un viaggio, che hanno perso la casa, che hanno chiesto prestiti o ipotecato beni. Ho 30 anni, una laurea in Psicologia con il massimo dei voti.

Tuttavia certe cose non riesco a coglierle, non riesco a capirle. Non riesco a trovare lavoro. Non riesco a capire questo mondo, e le poche volte in cui mi sembra di afferrarlo mi fa abbastanza schifo. Sarò ingenua, ma mi ha disgustato sentire, in quel documentario, che tutti gli sforzi, i tagli, i sacrifici di gente comune (cioè me, e chi sta peggio di me) vanno ad arricchire quelle dieci (o forse meno) “Corporations”.

Non ho scoperto l’acqua calda. E non ho ribrezzo per i soldi: evviva i lavori da 5.000 € al mese!
Ma, ahimè, non sono una broker, anzi non conosco nemmeno l’abc della finanza. La mia ignoranza non mi giustifica: non posso non saper nulla o quasi di come funziona l’economia, so che è una mia colpa. E prendersela con “il sistema” per il fatto che non si trova lavoro non è da adulti. Mi viene però da pensare alle persone che ignoranti lo sono davvero, e per cause di forza maggiore: coloro che di possibilità e di soldi e di prospettive ne hanno avute poche.

Chi lo spiega, a costoro, e come, il motivo per cui sono poveri? Come si spiega loro che i risparmi di una vita, di un solo stipendio, non ci sono più perché oggi “le emissioni dell’Italia hanno raggiunto nuovi massimi storici del loro differenziale rispetto ai Bund tedeschi“? Chi si offre volontario per andare da queste persone e spiegare loro che il loro salario sarà diminuito perché “l’altro ieri la Fitch, o forse la Standard & Poor’s, ha declassato il debito dell’Italia“?

La Storia è un’unica, ininterrotta progressione di lotte per il potere, di conflitti di interesse, di gare a chi guadagna di più. Da sempre è la cupidigia il cuore del meccanismo.
Ma prima gli scambi avvenivano tra cose reali: due galline per due pannocchie, un tessuto per dieci monete di oro vero. Ora i prodotti vengono scambiati per qualcosa che in realtà non vale nulla: i soldi sono solo carta e metallo, il cui valore, il cui costo, viene deciso a tavolino da chi sta ai piani alti.

È un ennesimo e banale e già mille volte sentito sfogo, questo scritto: si confonderà tra milioni. Domattina tornerò a zittirmi per continuare nella ricerca di un lavoro. Tutti dobbiamo guadagnarli questi maledetti soldi, per vivere.

Elena T.
@twitTagli

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