Devo partire

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Devo partire. Me lo ripeto da qualche giorno ormai, per calmare il dolore di lasciare la mia terra. Devo.
Ma quando vedo la foto della mia fidanzata, le foto di noi due felici, allora la stretta al cuore si fa più forte.
Maledetto Paese, mi ripeto.

La mia storia è come tante di una saga che va avanti da anni e non sarà né la prima né l’ultima. I politicanti di Roma la chiamano “fuga dei cervelli”, io ormai la chiamo “esilio forzato”.

Ho 24 anni, mi sono laureato lo scorso luglio in Fisica a Torino con il massimo dei voti, con la felicità e il sollievo dei primi giorni che lascia posto piano piano allo sconforto dell’infruttuosa, spasmodica ricerca di un posto di lavoro nel Paese che amo e nel quale sono cresciuto.

 

Sconforto che diventa disperazione, quando arriva anche la notizia che tutti i concorsi pubblici sarebbero stati bloccati per almeno due anni. E dopo la disperazione, la rabbia espressa davanti allo schermo della televisione.

Rabbia per le promesse non mantenute, per castelli in aria e parole vuote come crescita, occupazione, piano per i giovani.

Parole che hanno il valore del fertilizzante prodotto dalle mucche, più volgarmente detto merda.

Perché la verità è che, se è vero che la crisi va avanti da appena pochi anni, la saga della fuga dei cervelli continua da decenni.
E se i politici continuano a ripetere che “la crescita è possibile solo con la ricerca”, allora perché nessuno fa niente per le centinaia (o forse migliaia) di giovani, in cerca di un lavoro attinente a quello che hanno studiato, che non vengono trattenuti con ogni mezzo?

 

Io per primo sarei voluto rimanere in questo Paese. Io per primo avrei rinunciato alle sirene estere, che facevano ponti d’oro per i tanti laureati in materie scientifiche. Ma niente, nessuno ascolta.

E allora dopo la rabbia c’è solo più la rassegnazione e la nausea che ti cresce dentro.
Rassegnazione a dover emigrare, rassegnazione a rimanere nell’ombra, rassegnazione sul fatto che nessuno parli più di questa fuga disperata di migliaia di giovani, rassegnazione sul fatto che agli abitanti di questo paese non gliene freghi neanche poi così tanto se ce ne andiamo, basta avere le trasmissioni che parlino di donne nude, basta avere telegiornali che mostrano ragazze in spiaggia, basta avere il Grande Fratello, basta che il carrozzone continui ad andare avanti imperterrito tra veline e saltimbanco, tra equilibristi della televisione e politici corrotti, tra santi e prostitute.

 

Me ne vado, come tanti altri amici: tra i neolaureati di fisica a luglio l’esodo sembra essere l’unico leitmotiv: due in Germania, due in Francia, uno in Spagna, uno in Inghilterra e uno, l’autore di questo articolo, me medesimo, in Scozia.

 

Me ne vado, con la promessa nel cuore di tornare dopo tre anni di dottorato dalla terra della pioggia alla terra del sole, pregando che anche questa aspettativa non venga disattesa dal teatrino della politica, dai buffoni di corte e dai nani da giardino, dai mentecatti e dai ruffiani, dagli Schettino che governano questo paese. –

Forse nessuno leggerà questo articolo, forse passerà inosservato come passano inosservate le ingiustizie di questo Paese. L’importante non era che qualcuno lo leggesse, l’importante era che qualcuno lo scrivesse.

 

Alessandro Sabatino
@Ondaanomala1

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