Juventus, ecco che ti aspetta nella tana del Celtic

Mancano pochi giorni ad una partita che sarà il crocevia fondamentale per la stagione di due squadre europee storiche, una sfida che si prevede ad alta tensione perché entrambe le squadre stanno rincorrendo un sogno, quello di vincere la Champions League dopo tanti anni. Tra i bianconeri e i biancoverdi non corre buon sangue, soprattutto a causa di quello che accadde 10 anni fa.

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Le precedenti sfide ufficiali tra le due squadre sono 4: le prime due volte avvennero nel 1981/82, per i sedicesimi di finale di Coppa dei Campioni, l’andata a Glasgow finì 1-0 per gli scozzesi con autorete di Scirea, mentre al ritorno la Juve si impose per 2-0 grazie a Virdis e a Bettega. La terza e la quarta sfida furono nella stagione 2001/02, sempre in Champions, ma questa volta nella fase a gironi; era la Juve di Lippi del 26° scudetto, della rimonta culminata il 5 maggio con il suicidio dell’Inter e con il pianto inconsolabile di Ronaldo, ma era anche la Juve che era stata fermata nei due derby, che aveva comprato quell’anno Gigi Buffon, Pavel Nedved, Liliam Thuram e Marcelo Salas. Anche il Celtic di quell’anno era una signora squadra: Valgaeren, Mjallby, Lambert e Lennon (attuale allenatore del Celtic) a mediana, Moravcsik e Petrov a trequarti e l’attaccante più prolifico della storia recente dei biancoverdi, Henrik Larsson.

L’andata si giocò a Torino il 18 settembre 2001; i bianconeri partirono subito bene, con una doppietta di Trezeguet grazie a due assist al bacio di Salas e di Del Piero e al 21’ del secondo tempo il punteggio era ancora di 2-0. Ma una punizione di Petrov, l’espulsione di Davids e un rigore di Larsson avevano messo la partita in pareggio. Mancavano pochi minuti, quando arriva il “fattaccio” (se lo ricordano ancora, qui a Glasgow): Amoruso in area cade su contrasto pulito di Valgaeren (non era rigore…), Martin O’Neill, l’allenatore del Celtic manda platealmente a quel paese l’arbitro e viene espulso, mentre lo stesso Amoruso realizza la rete del 3-2. Al ritorno a Glasgow il Celtic, già in pratica fuori, gioca con il coltello tra i denti contro una Juve già qualificata, con Amoruso e il portiere Fabian Carini titolari dall’inizio. La partita però è una tra le più belle partite di quella Champions: a Del Piero andato a segno su punizione risponde Valgaeren, poi Sutton al 45’ porta avanti i Bhoys, Trezeguet pareggia, ma Larsson riporta avanti il Celtic su rigore, poi ancora Sutton e l’inutile rete di Trezeguet: risultato finale 4-3 per il Celtic.

C_3_Media_1610657_immagine_ts673_400Ma che squadra è adesso il Celtic? Non ha più grandi nomi come Larsson e Moravcsik, è ridimensionato rispetto a quel glorioso passato. Ma è la squadra che al Celtic Park è riuscito a battere per 2-1 il Barcellona e a perdere solo 2-1 contro i blaugrana a casa loro. È una squadra molto solida, soprattutto nella retroguardia, una squadra tignosa. Ma soprattutto è una squadra che ha perso la sua naturale rivale al titolo di campione di Scozia, ovvero i Rangers, e quindi può concentrarsi appieno sulla Champions.

In porta il Celtic ha un giovane portiere inglese (classe ’88), Fraser Forster, che con il Barcellona ha fatto miracoli su Messi & co., mentre la difesa è un mix tra giovinezza (Adam Matthews, terzino gallese di belle speranze ma con già 9 presenze in nazionale maggiore, classe ’92, Thomas Rogne, norvegese classe ’90 ed Efe Ambrose, pilastro difensivo nigeriano, classe ’88) ed esperienza: Mikael Lustig (classe ’86), svedese con 31 presenze in nazionale, il terzino sinistro scozzese Charlie Mulgrew e il centrale inglese Kevin Wilson.

I punti forti di questa squadra sono certamente centrocampo e attacco: il Celtic ha una mediana molto muscolare, con tre giocatori molto fisici come Victor Wanyama (fratello del più famoso McDonald Mariga) classe 1991, il capitano del Celtic, lo scozzese Scott Brown e l’israeliano Beram Kayal; questi ultimi due possono giocare come anche come esterni e in questo ruolo troviamo un altro giocatore molto pericoloso: si tratta del veterano scozzese Kris Commons (classe ’83) che in questa stagione ha già segnato 9 volte (tra cui la rete decisiva contro lo Spartak Mosca, che ha regalato i sedicesimi al Celtic).

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In attacco è notevole il potenziale offensivo: il più famoso Giorgios Samaras, agile punta nonostante la sua altezza (1.92 m) dotato di un ottimo dribbling è affiancato nel reparto dall’inglese Gary Hooper (già 23 reti in stagione su 36 partite) e dalla promessa scozzese Tony Watt (classe ’93) che in questa stagione ha segnato 6 reti, dei quali uno, pesantissimo, all’83’ contro il Barcellona.

Altro elemento fondamentale è l’allenatore Neil Lennon, nordirlandese, cattolico, tifoso del Celtic (squadra in cui ha militato per 7 anni) fin da piccolo e con il dente avvelenato ancora per il sopracitato rigore su Amoruso. Ha preso una squadra sfiduciata due anni fa, che era riuscita a perdere 4-0 contro l’inesistente Saint Mirren, e l’ha portata ai sedicesimi di Champions (non succedeva da 15 anni che i biancoverdi arrivassero a questa fase).

Ma come ha fatto questa squadra, certamente tecnicamente inferiore, a vincere contro il Barcellona? Nell’unico modo possibile: catenaccio e contropiede, costringendo i palleggiatori blaugrana a passare la palla sulle fasce e costringendo a crossare in mezzo o a tirare da lontano (il portiere del Celtic non è assolutamente scarso). Se aggiungete al fatto che il Barcellona in attacco ha una collezione di nani da giardino e che i centrali del Celtic, Ambrose e Lustig sono entrambi 1.90 m, il gioco è fatto.

Ed è proprio sul gioco aereo che questa squadra sa essere letale:  Ambrose (1.90 m), Lustig (1.90 m), Samaras (1.92 m), Wanyama (1.88 m), Rogne (1.90 m), Wilson (1.88 m) e Mulgrew (1.90 m). Insomma: se i catalani fanno la raccolta dei mini-funamboli, al Celtic piacciono molto di più i corazzieri. Il primo gol contro il Barcellona è arrivato da palla inattiva, un calcio d’angolo su cui Wanyama non ha neanche dovuto saltare per evitare la marcatura di Dani Alves, mentre il secondo gol è arrivato in maniera rocambolesca: rinvio lunghissimo di Forster e Watt si avventa velocissimo sulla palla, lasciando sul posto Mascherano e Xavi e battendo il portiere avversario. Ed è proprio da questa strategia che deve guardarsi la Juventus se vuole uscire viva dal Celtic Park.

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Insomma: non sono sicuramente da prendere sotto gamba. Il giocatore che poteva essere più utile per una partita come questa è assente (Nicklas Bendtner), mentre un altro giocatore che dovrebbe contrastare sui calci piazzati la fisicità del Celtic è in forse almeno per l’andata (Giorgio Chiellini). Assente anche per l’andata Khadwo Asamoah.

Non sono belle notizie per Antonio Conte, soprattutto per la partita in Scozia, che sarà decisiva. Occhio anche al fattore campo, le tifoserie scozzesi sono molto “calde” e lo stadio è tutto esaurito. Aggiungiamoci che i tifosi del Celtic non traboccano esattamente d’amore per la Juve, ed è fatta… (hanno anche legami di amicizia profondi con il Toro e la Fiorentina):

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Altri giocatori in forse sono Giovinco, Marchisio e Pepe. Potrebbe essere la volta buona per Nicolas Anelka, che soprattutto sul gioco aereo potrebbe dare una grossa mano a scardinare la difesa biancoverde.

Alessandro Sabatino

@twitTagli

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