La bufala del complotto delle Torri Gemelle

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Tutti, prima o poi, dobbiamo fare i conti con qualcosa di ancestrale. Noi, dopo esserci divertiti a dimostrare l’infondatezza di una cospicua serie di bufale, abbiamo tirato un lungo sospiro, ci siamo guardati dritti nelle pupille e ci siamo detti: “È ora”.
L’attentato delle Torri Gemelle è uno dei grandi spartiacque della Storia contemporanea. Tutti lo commemoriamo, tutti ricordiamo cosa stavamo facendo nel giorno e nell’ora esatta dell’evento (impressionante, la potenza icastica di quell’attentato!), tutti sappiamo cosa accadde l’11 settembre 2001: quattro aerei furono dirottati da dei terroristi di Al Qaeda per essere usati come bombe contro il World Trade Center ed il Pentagono. Le vittime furono 2974 (cui vanno sommati i cadaveri dei 19 terroristi); tra di esse, 343 Vigili del Fuoco e 60 poliziotti.
Ci volle poco tempo per dare la stura ai primi dubbi e alle prime teorie del complotto. Come il classico fiocco di neve che rotola sul pendio, in breve tempo ci siamo trovati di fronte ad una scomposta valanga. Andiamo con ordine ed esaminiamo le principali.

CAUSE DEL CROLLO – Una tra le prime controversie fu quella legata alla causa del crollo. I complottisti sostengono che:

  1. è impossibile che un aereo possa far crollare delle torri con il solo schianto;
  2. la serie di sbuffi di fumo dai piani sottostanti rispetto a quelli già collassati (che si vedono in molti dei filmati, amatoriali e non) indicherebbero l’uso di cariche esplosive.

Questi due fatti fanno concludere ai complottisti che le Torri crollarono perché minate al loro interno: notte tempo, con notevole perfidia, qualche emissario del governo statunitense sarebbe stato incaricato di piazzare un elevatissima quantità di esplosivo nella struttura dei grattacieli.
Ovviamente, senza essere visto da nessuno e senza che nessuno, il giorno dopo, individuasse l’esplosivo, i radiocomandi per innescare le cariche, un po’ di polvere di cemento qui e là dovuta alla perforazione dei muri. Niente.

La teoria è già assurda di per sé, ma cerchiamo di capire meglio la dinamica del crollo. Le Torri Gemelle avevano una struttura molto particolare, senza muri portanti, e quello che le teneva insieme era l’intelaiatura esterna di acciaio.
Il primo aereo colpì il primo grattacielo quasi orizzontalmente, tranciando le strutture dal piano 93 al 99 (difatti, nessuno di quelli che stavano oltre il 99° piano ebbe scampo); il secondo velivolo invece colpì il suo bersaglio di sbieco, e l’impatto interesso’ dal piano 77 al piano 85 (ma qui, invece, molti riuscirono a fuggire dai piani superiori, aggirando le aree danneggiate).

illustrazione verticale impatto aerei 11 settembre

Ma ovviamente questo non bastò a far crollare le Torri. Quello che veramente le fece collassare fu l’incendio che si sviluppò nei piani interessati, un incendio alimentato dal carburante fuoriuscito dagli aerei e favorito dal forte vento tipico della baia di New York, che rese le Torri delle enormi ciminiere fumanti.
A proposito dell’incendio, i complottisti sono soliti ribadire che le fiamme avrebbero sviluppato una temperatura di 800° centigradi, mentre per fondere l’acciaio erano necessari 1.300°.
Tutto vero, ma qui non si parla di fusione: non serve che il metallo fonda (diventi liquido); bastano 500° perché l’acciaio inizi ad indebolirsi. A 600° l’acciaio inizia a perdere addirittura il 50% della sua resistenza e inizia a piegarsi.

Gli incendi che divamparono indebolirono ulteriormente la struttura, già fortemente compromessa dall’impatto degli aerei. Senza contare che molti specialisti ritengono il valore di 800° centigradi di cui parla il rapporto fosse una sottostima.
Ad esempio Renzo Piano dichiarò: “Ho capito appena dopo l’impatto che le Torri sarebbero crollate nel giro di poco: uno schianto del genere può causare roghi di oltre 2.000° centigradi”.
In realtà, anche a tale temperatura difficilmente l’acciaio sarebbe fuso: la temperatura di fusione, infatti, è un parametro che dipende dalla pressione a cui è sottoposto un materiale. La temperatura di fusione dell’acciaio è di 1.300° C solamente a pressione atmosferica, ma spesso ci si dimentica che l’acciaio delle Twin Towers era sottoposto a pressioni molto elevate: da un punto di vista fisico, è vero che questa condizione alza il punto di fusione del materiale; ma è altrettanto vero che ne abbassa ulteriormente la soglia di indebolimento.

L’acciaio delle torri non è mai fuso, ma si è “solo” indebolito. L’indebolimento, però, è stato sufficiente a causare un crollo: per capire questo fenomeno, provate a giocare con un filo di ferro, piegandolo nello stesso punto diverse volte. Dopo un po’ si romperà – eppure non l’avete di certo fuso!
L’indebolimento dell’acciaio delle torri fu poi amplificato dalla durata dell’incendio: alcuni sostennero che gli incendi finirono subito, ma questo non è assolutamente vero, come si vede dal fumo che continuava a fuoriuscire dalle Torri.
La durata degli incendi fu prolungata dal fatto che i materiali all’interno dell’edificio non erano ignifughi: la carta, le scrivanie e gli arredi, tutti di materiali combustibili, hanno alimentato a lungo le fiamme. 
Gli sbuffi di fumo che uscivano dai piani inferiori – secondo i complottisti, tipici di una demolizione controllata – furono dovuti al fatto che l’aria dei piani superiori, non trovando altra via di sfogo, uscì dal vano ascensori dei piani inferiori. Essendo la compressione superiore molto forte, l’aria arrivò ai vetri dell’edificio con una pressione tale da spaccare le finestre e creare gli sbuffi.

DIMENSIONI DEGLI AEREI – La seconda obiezione dei complottisti verte su una assicurazione dell’architetto che realizzò il World Trade Center: numerose sue dichiarazioni garantivano che i grattacieli avrebbero resistito anche allo schianto di un aereo.

E la cosa è vera, se parametrata ai tempi di costruzione: nel 1973, anno di erezione del complesso di Manhattan, l’aereo di linea più grande al mondo era il Boeing 707, lungo 36 metri e al massimo pesante 151 tonnellate. Inoltre l’architetto, per sua stessa ammissione, aveva eseguito i calcoli usando il peso a vuoto e con il minimo rimasto di carburante, circa 70 tonnellate. 
Invece gli aerei che colpirono le Torri erano due Boeing 767, lunghi 54 metri (quasi il doppio); quanto al carburante, entrambi gli aerei che andarono a colpire le Torri erano entrambi decollati da Boston ed erano diretti a Los Angeles. I velivoli erano dunque quasi a pieno carico di carburante: una massa ben superiore alle 70 tonnellate previste.

wtc 7 fallsI CROLLI COLLATERALI – Altra critica alla teoria ufficiale arriva dal crollo del WTC 7, una piccola torre vicina ai due palazzi crollati.
Secondo i complottisti non vi fu una ragione evidente di crollo per il WTC 7, ma anche questo non è del tutto corretto.

La Torre 7 (alta “appena” 47 piani) fu colpita da numerosi detriti provenienti dalla Torre Nord. L’edificio più piccolo fu letteralmente bombardato da detriti provenienti da molto in alto.
L’impatto di questi proiettili sventrò parzialmente l’edificio. Un ulteriore incendio sviluppatosi nel WTC 7 sempre a causa di questi enormi tizzoni durò per ben sette ore e contribuì al crollo.

LA MANCANZA DI VITTIME EBRAICHE – Qualcuno sostiene che gli attentati furono compiuti dal Mossad in cooperazione con la CIA e che tutti gli impiegati ebrei quel giorno non fossero al loro posto lavoro.

Anche qui, si tratta di un’affermazione palesemente falsa: morirono tra i 200 e i 400 ebrei dentro le Torri (stime del Jerusalem Post).
La teoria fu inizialmente sostenuta da Hezbollah, organizzazione terroristica libanese, ma venne smentita seccamente dallo stesso Al-Zawahiri, allora numero 2 di Al Qaeda.
Al-Zawahiri si indignò profondamente con Hezbollah e con l’Iran, anche muovendo dalla convinzione che l’Iran avesse aiutato gli americani in Afghanistan contro Al Qaeda.

LA NUMEROLOGIA – Arriviamo alle ultime assurdità: l’ultimo sviluppo delle teorie del complotto su questo tragico evento prende in esame una presunta “numerologia” degli attentati, tentando di dimostrare che, per via di qualche mistero esoterico, tutti i numeri riguardanti l’attentato riportano sempre alle cifre 9 e 11 (ad esempio: numero di passeggeri sugli aerei, sigle degli aerei, numero di caratteri del nome dei terroristi ecc.).

Queste teorie esoteriche, oltre che banalmente prive di senso scientifico, si basano anche su presupposti totalmente falsi. Le cifre sono quasi sempre “aggiustate” ad arte per far tornare i conti: per il primo aereo la numerologia prende in esame il numero di passeggeri senza considerare che tra i morti c’erano anche i membri dell’equipaggio; per il secondo aereo invece viene considerato anche lo staff di inservienti e piloti per far sì che sommando le cifre del numero di morti si ottenga come somma 11.
Altri hanno preso in considerazione il nome dell’ex-presidente degli Stati Uniti George W. Bush (il cui nome ha 11 caratteri solo se scritto col secondo nome abbreviato) o il nome dell’autore dell’attentato al World Trade Center del 1993, Ramsi Yousef (il cui nome ha 11 caratteri, ma che non è legato agli attentati del 2001).
Se ci si è appassionati al tema, giova contare le lettere dell’organizzatore degli attentati: Osama Bin Laden non haun nome di 11 caratteri, bensì di 13.

Elemento fondante (…) per alcuni è rilevare che il numero del Pronto Intervento americano è il 911: qui si può parlare senza troppi patemi di vera e propria coincidenza.
Una leggenda metropolitana, invece, voleva che uno dei voli dirottati contro la Grande Mela avesse la sigla Q33. A che scopo? Affinché, digitando la sigla in questione accanto alla famosa abbreviazione di New York (“Q33 NY”), si ottenesse – utilizzando il font Wingdings, “ali ammaccate” – questo inquietante risultato.

Q33 NY new york 9_11 attentato twin towers attack wingdings

Un aereo che si lancia contro due rettangoli (pagine di carta, certo, ma vuoi non vederci una stilizzazione delle Torri Gemelle?), accompagnati dal simbolo del veleno e dalla Stella di Davide.
Tutto molto suggestivo: tuttavia, nessun volo di quelli coinvolti aveva la sigla Q33. Per la precisione, i due voli che si schiantarono contro il World Trade Center erano identificati coi codici UA175 (United Airlines), AA11 (American Airlines); la sigla del volo che si schiantò contro il Pentagono era AA77 (sempre della American Airlines) mentre l’ultimo dei quattro aerei dirottati era noto come UA93 (anche qui, United Airlines).
Falso infine è affermare che tra gli attentati dell’11/9/2001 a New York e quelli dell’11/3/2004 a Madrid siano passati 911 giorni: il 2004 era un anno bisestile, pertanto i giorni sono 912.

Luca Romano & Alessandro Sabatino
(ha collaborato Umberto Mangiardi)

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