Pa-tema 2012: la redazione di Tagli svolge il tema socio-economico della Maturità 2012

Tanto maturi… da essere marci

I giornalisti di Tagli  ritornano sui banchi di scuola e si cimentano con le tracce del tema di maturità 2012.

Ognuno ha scelto la sua preferita, e ha scritto rispettando le consegne fornite.

Domenico si è concentrato sui giovani e sulla crisi, un tema che gli sta molto a cuore.

2. TIPOLOGIA B, AMBITO SOCIO – ECONOMICO

ARGOMENTO: I giovani e la crisi.

Mobilità sociale

e il freno a mano ideologico

di Domenico Cerabona

prima+pagina+avanti+statuto+lavoratori

Mai più ai nostri figli quello che abbiamo passato noi”. Questo è stato il pensiero dei genitori della generazione del boom economico, quella del cosiddetto “frigo pieno”. E c’era da capirli, i miei genitori: hanno fatto la fame nell’immediato dopoguerra, sono cresciuti in una società ingiusta e da cambiare, da migliorare. Hanno lottato per farlo. Per questo li ringraziamo.

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Ma questo progresso inarrestabile di cui il nostro Paese è stato protagonista è stato favorito da varie congiunture nazionali (e internazionali) che hanno prodotto il famoso “boom”, per l’appunto.

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La crescita, tuttavia, non può essere infinita: arriva un certo punto in cui l’accelerazione finisce, e allora si tratta di favorire l’inerzia per continuare ad andare avanti anche senza la forza propulsiva continua; oppure decidere di tirare (volontariamente o meno) il freno a mano.

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Questo è quello che è successo in Italia. Certo è un problema culturale, che ha portato però – è innegabile – pesanti conseguenze sulla struttura delle regole del mercato del lavoro, e in generale sulla mobilità sociale in Italia.

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La legislazione fondamentale del lavoro italiano, infatti, risale agli anni ’70; e da allora qualunque tentativo di riforma organica del mercato del lavoro è stata bloccata – per le più svariate ragioni: culturali, corporative ma anche (soprattutto) per opportunismo politico.

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Ne risulta quindi che, mentre le nostre regole del lavoro sono rimaste a quando nelle aziende non c’erano computer, fax, fotocopiatori e internet, il mondo reale è andato avanti.

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Le nefaste conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, specie in termini di competitività delle aziende. Ma pure in termini di dualismo, tra coloro che sono dentro il mercato del lavoro (con tutte le tutele previste dalla vecchia legislazione) e i nuovi lavoratori. Si tratta di giovani e giovanissimi, che vengono inseriti nel mercato del lavoro con una nuova legislazione, mai portata a termine in maniera organica, che ha solo influito negativamente sulla qualità dei contratti che vengono applicati alle nuove generazioni.

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Contratti estremamente precari, che minano le certezze dei ragazzi in merito al loro futuro; contratti che vengono rinnovati, spesso, di sei mesi in sei mesi (quando vengono rinnovati) impedendo, di fatto, la possibilità di progettare un futuro stabile. C’è dunque bisogno di uno scatto culturale che ci consenta di togliere il freno a mano con cui abbiamo bloccato la nostra società. In particolare, è necessario togliere quei blocchi ideologici che impediscono al nostro mercato del lavoro di sviluppare una legislazione moderna ed europea (qualcuno dice danese); una legislazione che favorirà l’ingresso dei giovani in un mercato del lavoro più stabile e sereno.

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Non c’è altro modo per favorire la mobilità sociale ed evitare la stagnazione che caratterizza la nostra società dove troppo spesso, purtroppo, va avanti solo chi “ha un santo in paradiso”.

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

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