Una nuova era glaciale: bufala o verità?

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Dopo la bufala che ha riguardato la teoria del riscaldamento globale – diffusasi, come abbiamo visto, a causa di una traduzione errata ed un’ignoranza di fondo della scienza di molti di coloro che scrivono sui giornali – sta imperversando su vari media una nuova teoria, ossia quella di una nuova era glaciale.

Diversi siti – alcuni autorevoli, come vari siti meteo; altri abbastanza discutibili, come informarexresistere, che ha una solida tradizione di bufale scientifiche – hanno rilanciato la notizia in grande stile, dicendo che il Global Warming è una bufala.

La notizia in realtà non è di questi giorni: il professor Habibullo Abdussamatov, astrofisico che lavora all’Osservatorio di Pulkovo, a San Pietroburgo, ha scritto due articoli scientifici [1] e [2]. Il suo lavoro, molto interessante dal punto di vista teorico, riguarda il Sole: secondo lo scienziato russo entrerà dal 2014 in una fase di minore attività, arrivando al minimo intorno al 2040 e portando la Terra ad una nuova “Little Ice Age”, ossia una piccola era glaciale, come quella che interessò il nostro pianeta dall’inizio del XIV secolo a circa il 1850: gli anni di maggiore freddo furono quelli compresi tra il 1645 e il 1715. Nello stesso periodo l’attività solare, quantificata in numero di macchie solari, era, secondo le più recenti ricostruzioni, al minimo [3].

La correlazione attività solare-clima terrestre non è completamente dimostrata: ci sono molti dubbi su cosa realmente causò questa piccola era glaciale, che probabilmente fu data da una serie di fattori, tra cui troviamo l’attività solare ma anche l’attività vulcanica. In quel periodo storico infatti diverse potenti eruzioni furono registrate: in effetti, le polveri emesse da un vulcano in un’eruzione particolarmente potente sono in grado di cambiare il clima per diversi anni (come successe nel 1815 con l’eruzione del Monte Tambora).

Inoltre, non tutti gli astrofisici concordano che il Sole stia entrando in una fase di minimo: allo studio di Abdussamatov del 2005 è seguita la previsione della NASA (2006) per il 24° ciclo solare [4] che ha predetto un’intensa attività solare [5], mentre altri scienziati hanno predetto che il 24° ciclo (che dovrebbe durare dal 2006/7 al 2018) sarà un ciclo con bassa attività [6]. Al momento i dati raccolti sembrano confermare che questo picco sarà debole, anche se nel 2014 si aspetta un secondo picco (il primo è avvenuto nel 2012). Insomma, è abbastanza complicato districarsi tra queste predizioni di attività solare, ed è in generale davvero molto difficile poter prevedere i capricci della nostra stella: l’allarmismo per una nuova era glaciale sembra alquanto ingiustificato.

Ma quanto è importante l’attività solare per il clima globale?

L’attività solare è fondamentale per il nostro clima: quasi tutti gli studi sono concordi nell’indicare che il ciclo solare è fondamentale per il clima terrestre. Nel 1991 due ricercatori, Friis-Christensen e Lassen, collegarono l’attività solare anche al Global Warming esistente.

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Nella prima figura (a) in rosso si ha l’andamento della temperatura media terrestre, in blu invece la lunghezza dei cicli delle macchie solari (in anni), che viene collegata all’attività solare. Quello che si vede è un perfetto accordo, anche negli anni tra il 1940 e il 2000. Questo quindi spiegherebbe l’andamento del clima terrestre unicamente come una naturale oscillazione e non a causa del Global Warming. Questo fino al 2003, quando Peter Laut, fisico danese, si accorse che gli ultimi punti contenevano degli errori aritmetici e non erano filtrati a dovere. La correzione si può vedere nelle figure (b) e (c) [7].

In questo caso si può vedere che negli ultimi 100 anni questa correlazione va a farsi benedire.

Un’ulteriore conferma la troviamo anche in Reid [8] da cui è tratta questa eloquente immagine:

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Da quello che si vede dal 1850 in poi l’attività solare non è più in grado di spiegare il riscaldamento successivo.

Diciamo, dunque, che la faccenda della nuova mini-era glaciale non è catalogabile in toto come bufala – oddio, alla fine dei conti si si tratterebbe di neanche 0.4°C in meno, ma vabbé. C’è però da dire che molto difficilmente tutto questo potrà effettivamente accadere: come abbiamo visto, le previsioni sul Sole sono molto azzardate. Alcuni modelli climatici hanno comunque sottolineato che, anche se si verificasse questa diminuzione di attività solare, il Global Warming continuerebbe imperterrito – alla faccia degli scettici.

Invece, quello che potrebbe succedere – assolutamente non legato al ciclo del Sole – è lo “shutdown”, ossia lo stop della circolazione termoalina [9]. Si tratta di parte della circolazione oceanica fondamentale, legata alla Corrente del Golfo. Si pensa che la sua oscillazione tra due diversi stati possa portare all’oscillazione tra periodi caldi ed ere glaciali: il modello climatico è stato proposto dall’oceanografo tedesco Stefan Rahmstorf nel 2003. Il collasso della circolazione termoalina, secondo alcuni scienziati [10], potrebbe portare ad un raffreddamento delle temperature in America Occidentale e in Europa.

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Questo shutdown avverrebbe (il condizionale è d’obbligo: siamo nelle ipotesi scientifiche) in seguito alla fusione completa della calotta artica in Groenlandia (se andiamo avanti così, tale evento potrebbe avvenire nel 2050): a quel punto, il successivo raffreddamento sarebbe ben poca cosa rispetto al riscaldamento nel mentre avvenuto a causa del Global Warming.

Infatti, la sola fusione totale delle calotte Groenlandesi porterebbe ad un aumento del livello del mare di 7.2 metri. Ma unendo questo dato con le proiezioni circa la fusione della calotta antartica (va da sé, se fonde la calotta Groenlandese fonde evidentemente anche quella agli antipodi) si arriva ad ipotizzare che una tale situazione porterà il livello del mare ad alzarsi di 15 metri rispetto alla situazione attuale. A quel punto, avremo a che fare con una Terra assai diversa da quella a cui siamo abituati.

Alessandro Sabatino

@twitTagli

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[1] Abdussamatov (2005), On long-term variations of the total irradiance and on probable changes of temperature in the Sun’s core, Kinematica I Fizika Nebesnyk.

[2] Abdussamatov (2012), Bicentennial Decrease of Total Solar Irradiance Leads to Unbalanced Thermal Budget of the Earth and the Little Ice Age, Applied Physics Research.

[3] L’attività solare è correlata al numero di macchie solari presenti sulla superficie solare: le macchie sono un segnale dell’attività della nostra stella. Più macchie solari ci sono, più il Sole è attivo, maggiore è l’emissione di energia. Tra il 1645 e il 1715 fu registrato un minimo nel numero di queste macchie e venne chiamato Minimo di Maunder, dall’astronomo britannico Edward Maunder, che fu il primo a scoprire questa mancanza di macchie solari.

[4] Il Sole ha un ciclo breve di macchie solari a 11 anni; il 23esimo ciclo solare è quello che si è concluso nel 2006.

[5] D.Hathaway, Robert Wilson (2006), Geomagnetic Activity indicates large amplitude for sunspot cycle 24, Geophysical Letters Research.

[6] Svalgaard, Cliver, Kamide (2005). Sunspot Cycle 24: Smallest Cycle in 100 Years? , Geophysical Letters Research.

[7] Laut (2003), Solar Activity and terrestrial climate: an analysis of purported correlations, Journal of Atmospheric and Solar-Terrestrial Physics.

[8] Reid (1997), Solar Forcing of Global Climate Change since the Mid-17th Century, Climatic Change.

[9] “La circolazione termoalina è quella parte di circolazione dell’oceano che è guidata dal flusso di calore e di acqua dolce nella superficie del mare e il seguente mixing interno di calore e sale” (Rahmstorf, 2006).

[10] Vellinga, Wood (2008), Impact of thermoaline circulation shutdown in the twenty-first century, Climatic Change.

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