“Censimento dei rom”: Salvini vi ha di nuovo trattato da bestie (e voi gli date ragione)

Un Ministro della Repubblica a quanto pare si è trasformato de facto in Presidente del Consiglio.
Nei giorni scorsi ha spiegato che nei suoi programmi c’è quello di fare un censimento dei rom presenti sul territorio nazionale, per espellere quelli stranieri perché “purtroppo quelli italiani ce li dobbiamo tenere”.

Chiunque sia dotato di un briciolo di curiosità e metodo di ragionamento – anche senza conoscere i numeri a priori – potrebbe facilmente cercare pochi dati più o meno ufficiali e scoprire quanto segue:

  • che i rom (includendovi tutte le etnie affini) in Italia sono grosso modo 150-170.000, di cui la metà è italiana, buona parte degli altri cittadini comunitari europei, e tanti altri apolidi (ovvero ex-profughi delle guerre balcaniche privi di cittadinanza e quindi anche di Paesi a cui essere rispediti);
  • che il “censimento dei rom” ad opera di Maroni sui campi nomadi ne aveva trovati lì circa 12mila in 5 regioni; oggi si stima siano 26.000, tra campi regolari e campi abusivi;
  • che, appunto, la maggior parte dei rom non è nomade, non vive nei campi abusivi, ma ha una casa, lavora, respira.

Un’affermazione come quella di Salvini – prima ancora che essere stupida e becera – è anche, più o meno consapevolmente, una coltellata volontariamente malvagia: perché, dandolo per scontato, fa in modo che chi ascolta identifichi un gruppo etnico con tutta una serie di problematiche sociali e culturali che riguardano una minoranza di questo, con il tocco di classe dell’uscita disgustosa sui “rom italiani”.
Che – basterebbe conoscerne un po’ – sono appunto cittadini italiani, parlano italiano e sono (sorprendentemente, oserei dire) indistinguibili da altri italiani.

Questo sondaggio, realizzato da Noto, riporta l’opinione del popolo italiano di fronte all’ipotesi di censimento dei rom.
Constatiamo che la stragrande maggioranza degli italiani o non ha capito la domanda oppure è favorevole a discriminazioni etniche.

Ovviamente l’esistenza dei campi nomadi porta con sé tutta una serie di problematiche di tipo sociale, educazionale, ambientale e di sicurezza che pesano come un macigno sulle comunità che ci convivono quotidianamente; negarlo sarebbe ipocrita e stucchevole, così come sarebbe assurdo negare la totale incapacità di controllare in modo efficace tante criticità legate a questo tipo di situazioni: microcriminalità, condizioni dei minori, stato di salute di chi ci vive (gran parte delle epidemie di morbillo degli ultimi anni sulle quali pontifichiamo dai social network, del resto, si sono verificate in quelle popolazioni).
Ma appunto Salvini – e questo deve esservi chiaro, amici (e)lettori – propone un censimento dei rom: dunque un censimento che riguarda un’intera etnia, e che con il problema non c’entra un granché: perché delle due l’una…

  • O Salvini condivide lo stesso pensiero dei nazisti (e di tutti gli altri promulgatori di leggi razziali) e crede nei principi fondamentali della pulizia etnica.
  • Oppure Salvini sa che le sue parole sono stupidaggini da bar, e come tali false (perché i rom sono un’etnia, e non una minoranza che vive nei campi nomadi abusivi).

Le sue sparate sono deliberatamente concepite per confondere le acque: affermare che diamo 35 euro al giorno agli immigrati mistifica i numeri (i 130.000 richiedenti asilo all’anno non sono la stessa cosa di 5 milioni e oltre di stranieri residenti in Italia); censire un’intera minoranza, oltre che incostituzionale, è inutile quando non hai nessun fondamento giuridico per espellere il 99% di queste persone; e quand’anche queste misure fossero vere, possibili e praticabili, sarebbero totalmente slegate da qualsiasi soluzione per affrontare gli innumerevoli problemi di chi vive dentro o vicino a un campo abusivo.

A Salvini stiamo consentendo di fondere una posizione istituzionale con un perenne comitato di propaganda, dal quale gli si permette di rilanciare ogni giorno con una dichiarazione più grossa e grossolana per conquistare voti. Gli stiamo consentendo, inoltre, di mettere in pratica qualche azione esemplare su pochi deboli bastonati per il beneficio delle telecamere (vedi caso-Aquarius).
Questo contesto si chiama sdoganamento: in questi giorni ci sembra perfettamente normale che un ministro della Repubblica Italiana possa esprimere in pubblico le stesse idee di un ministro del Terzo Reich, in modo inequivocabilmente allusivo, per poi smentire poche ore dopo quello che ha detto, come se niente fosse.

La classe dirigente teoricamente preposta ad impedire queste derive terribili della dialettica non solo pubblica, ma istituzionale – a cominciare dai compagni di governo di questo individuo, per continuare poi con tutti i vomitevoli intellettuali biliosi che oggi tacciono – non ha detto nulla, se non ricordarci timidamente che il censimento dei rom, come ogni altra operazione su base etnica, non è contemplato dalla Costituzione.
Come se il problema fosse che è proibito, e non che un censimento su base etnica fa parte delle stessa fondamenta teoriche dei lager.
Salvini semplicemente scorreggia ogni tanto un po’ più forte per guadagnare voti solleticando la massa dei (più o meno comprensibilmente e giustamente) frustrati; nel frattempo però si consente a ogni tipo di opinione di germogliare all’interno della società, sdoganandola come folklore e “empatia verso i reali bisogni del popolo”.

La reazione, e la mobilitazione per affrancarsi da questo schema, partirà da noi. Io, tu che stai leggendo, mia mamma, tuo fratello, i tuoi amici, la tua fidanzata o tuo marito: io, nel mio piccolo, ho deciso di stufarmi di considerare perfettamente normale che qualcuno possa professare tutte quelle tesi (tesi, oddio, come sono generoso…) come se niente fosse.
Basta prendere il caffè serviti dal barista che ogni volta pontifica sul flagello degli africani, basta star zitti ascoltando i commenti sugli autobus, sul lavoro, in una sala d’attesa, basta tacere per quieto vivere.
In pratica possiamo fare spesso ben poco. Ma almeno non dobbiamo nasconderci, chinare la testa e vergognarci di dire quel che pensiamo, di tutti quei valori come la solidarietà, il prendersi cura gli uni degli altri, il desiderio di conoscere e informarsi e ragionare criticamente per i quali si viene additati a turno come buonisti, snob, radical chic o ipocriti.
Parliamo, arrabbiamoci, polemizziamo, rifiutiamoci di considerare accettabili le opinioni di chi crede davvero in questa ondata di ignoranza, odio, bugie e frustrazione; perché è anche per colpa nostra che questa vagonata di letame è diventata non solo una posizione legittima, ma anche qualcosa di cui vantarsi.

Matteo Mancarella

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