Greta, Vanessa, l’odio e il “quanto ci sono costate”

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Ieri sera sono state liberate Greta e Vanessa, le due ventenni lombarde cadute in mano di terroristi mentre erano andate a portare aiuti umanitari in Siria.
Posso concepire che non tutti le trovino simpatiche, oppure che non condividano la loro avventatezza: ma dovremmo essere tutti contenti che due nostre connazionali, giovanissime, non siano state seviziate, decapitate, uccise da quelle bestie feroci.
Invece no. C’è chi le odia.

Facciamo un passo indietro, per circostanziare a dovere: Greta e Vanessa non facevano parte di alcuna organizzazione. Erano partite di loro spontanea volontà, dopo una raccolta fondi.
Meglio ribadirlo, giacché c’è chi di politica internazionale ne sa meno di fisica quantistica (ma si atteggia da Henry Kissinger de’ noantri) ma si ostina a sostenere che Vanessa e Greta facessero parte di una organizzazione terroristica: ecco, le cose non stanno proprio così.
In Siria, poi, non è una lotta solo tra il dittatore Assad e terroristi: sulla scena agiscono anche gruppi laici. Il Free Syirian Arms è uno di questi, ed è il gruppo per cui simpatizzavano Vanessa e Greta (non sono un marchio: Greta & Vanessa come Dolce & Gabbana. Sono due persone, e anche solo invertire l’ordine dei loro nomi ce lo segnala).
In ogni caso, non erano lì per combattere ma per portare aiuto.

Per “aiutarli a casa loro”, insomma: quante volte abbiamo sentito (ipocriticamente) i fascio-leghisti vari utilizzare questo motto – “aiutateli a casa loro” – per giustificare il respingimento dei clandestini!
Unire l’utile della xenofobia con il dilettevole dell’amore cristiano appena sfumato, in stile “Ohibò, comunque a noi interessa il loro bene!“. 
Per questo è straordinario sentire i vari Salvini attaccare Vanessa e Greta come “persone che se le vanno a cercare” e “incoscenti”: sono due ragazze che, con molta volontà (e molto coraggio, sicuramente più di noi che ne scriviamo), sono andate a dare una mano, a dare aiuto. 

Subito dopo il rilascio di Greta e Vanessa è partito il mantra “quanto hanno speso i contribuenti per liberarle?”
Secondo media Arabi sarebbero stati pagati 12milioni di dollari, 20 centesimi a cittadino italiano. Ed è triste ridurre la salvezza delle vite umane ad un semplice calcolo monetario.
Certo, se questi soldi sono andati a terroristi non è una cosa positiva: ma cribbio, questi soldi sono serviti a salvare delle vite, di due ventenni!
Come si fa ad essere così egoisti? Perché essere così cattivi?

Salvini, montando l’onda del momento ha twittato “paghino i buoni”: sicuramente, “i buoni” hanno già pagato.
Tra “i buoni” lui evidentemente non ci vuole essere. Preferisce costare 1,4 miliardi di euro al Paese per la faccenda delle quote latte; oppure preferisce i costi di lauree, diamanti e mutande comprati con i soldi pubblici. Preferisce costare a vuoto ogni volta in cui si presenta al Parlamento Europeo (spesso e volentieri). 

Di quest’odio e di questa cattiveria fine a loro stessi non mi capacito: come non mi capacito delle sghembe disequazioni “rivogliamo i Marò, ma le ragazze no. Le ragazze dovevano rimanere lì”.
Nel frattempo, restiamo in attesa di una nuova volgarizzazione pop dell’intera faccenda. Mi è venuta una mezza idea: per placare gli animi dei giornalisti di Libero e Il Giornale, dei Salvini e del volgo più becero, secondo me basta una foto della Boschi che fa le treccine a Greta e Vanessa.
Li distrarrebbe a lungo, e li renderebbe più docili e buoni. Pensiamoci.

Commerciale
@mirkoboschetti

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