Perché il Decreto Salvini rende meno sicura e più costosa la gestione dei migranti

In questi giorni si sente molto parlare del Decreto Salvini (o “decreto sicurezza”): parecchie sono le polemiche in corso, in particolare quella sulla costituzionalità o illegittimità di tale provvedimento .
Noi vogliamo soffermarci su un’altra questione: dove ci porterà un provvedimento che prevede una riduzione della concessione dei permessi di soggiorno umanitari?
Per capirlo, è necessaria una premessa. Oggi esistono tre tipi di protezione internazionale:
  • L’asilo politico viene concesso quando il richiedente asilo dimostra di rischiare atti di persecuzione nel proprio Paese per ragioni di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche.
  • La protezione sussidiaria viene concessa quando, nel proprio Paese, il richiedente asilo rischia di subire un grave danno: la condanna a morte, la tortura o altre forme di trattamento inumano, la minaccia alla vita  derivante dalla violenza indiscriminata in situazione di conflitto armato.
  • La protezione umanitaria viene concessa quando, pur non sussistendo i requisiti per l’asilo politico o per la protezione sussidiaria, vi sono seri motivi di carattere umanitario (salute, età, rischio di trovarsi in situazioni di grave violenza o instabilità politica, carestie o disastri ambientali).
Quest’ultima tipologia di protezione internazionale è quella messa in discussione dal decreto legge, ma è anche quella, come potete ben immaginare, più concessa.
Le persone che arrivano sulle nostre coste o quelle che arrivano via terra non sempre scappano da guerre; spesso tuttavia scappano da situazioni invivibili, perché la situazione politica del Paese in cui vivono è instabile: si consumano violenze verso le persone, sono in corso carestie, epidemie o altri problemi estremamente seri che li inducono ad andarsene per sopravvivere in condizioni dignitose.

Ma torniamo a noi: cosa succederebbe se tutte le persone che oggi ottengono la protezione umanitaria non dovessero più ottenerla in futuro, così come stabilisce il Decreto Salvini?
Come previsto dal provvedimento stesso, ci sarebbe la necessità di aumentare i posti presso i Centri di permanenza per il rimpatrio, cioè gli ex Centri di identificazione ed espulsione. Dunque aumenterebbe il costo dell’accoglienza.  Forse non tutti sanno che questi centri hanno dei costi molto variabili: se per gli Sprar vale l’ormai famigerato “35 euro al giorno” come costo per la gestione di una persona, per quanto riguarda i Centri di permanenza per il rimpatrio a Crotone un migrante costa 21 euro al giorno, a Bari 25, a Torino 47 e  a Milano 60 (dato di qualche anno fa, ma ancor oggi verosimile, salvo adeguamenti Istat). Questo avviene perché non esiste un costo fisso, ma viene stabilito in fase di gara d’appalto.
La questione meramente economica rende visibile come costi più un Centro di permanenza per il rimpatrio che un centro Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). E aldilà dei soldi, ci preme anche fare un discorso qualitativo.
  • I Centri di permanenza per il rimpatrio sono di fatto delle prigioni in cui le persone vengono recluse in attesa del rimpatrio, che a volte non avviene mai: un costo enorme, dunque, per lo Stato.
  • I Centri Sprar (anche questi  oggetto del Decreto Salvini), oltre a costare meno, offrono un servizio di qualità all’interno del quale vengono svolte una serie di attività finalizzate all’integrazione dei richiedenti asilo e rifugiati nel territorio: corsi di alfabetizzazione e di lingua italiana, formazione professionale, orientamento al lavoro, inserimento lavorativo, attività ludico-ricreative e infine aiuto nella ricerca della casa.
    Eh sì, ricerca casa: perché nei Centri Sprar i migranti non rimangono per sempre.
    Essi restano per il periodo utile all’ottenimento dei documenti e, una volta ottenuto il permesso di soggiorno (per asilo politico, protezione sussidiaria o umanitaria), per ancora sei mesi. Qualora non ottenessero i documenti vengono dimessi dal Centro.
Dunque non solo i Centri Sprar costano meno, ma offrono un servizio di cui giovano sia richiedenti asilo e rifugiati, sia i territori.
Infine – aspetto assolutamente non marginale del Decreto Salvini – ridimensionare la possibilità di ottenere la protezione umanitaria riduce la possibilità di essere regolarmente soggiornanti sul nostro territorio.
Diretta conseguenza di una persona non regolarmente soggiornante è una sua maggiore difficoltà ad inserirsi in una dinamica lavorativa corretta: in altre parole, rende queste persone più facili da sfruttare a livello di lavoro irregolare o più inclini a guadagnarsi da vivere con sistemi non leciti.
Di conseguenza aumenterebbe la criminalità e dunque l’insicurezza dei territori italiani.
Eleonora Ferraro

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