5 riflessioni (neutre) post Mattarella

Questi giorni di non-Governo forniscono in realtà molti più spunti di periodi in cui i Governi governano a gonfie vele.
Il no di Mattarella alla proposta di Savona come Ministro dell’economia ha spalancato nuovi scenari, ma prima di proiettarci alle prossime elezioni, è giusto fare due riflessioni su quanto sta accadendo in questi giorni.

Borsa e spread non fanno ridere

Fare i processi alle intenzioni è cosa sbagliata e fastidiosa, per cui è meglio attendere che ci sia un Governo per iniziare a sentenziare problemi da bar sport.
Una cosa però la trovo veramente pericolosa: la superficialità, anzi, lo schernimento che chi dovrebbe governare ha nei confronti della borsa e di tutti gli indici ad esso legata.
Avere la borsa che scende (o lo spread che sale) perché si nomina un nuovo Ministro sembra quasi essere un vanto, nonché sintomo di buona politica nazionale.

Ora, va bene tutto, va bene la campagna elettorale prolungata e va bene gli interessi speculativi internazionali, ma credo ci sia un limite.
La finanza, è vero, ha colpe enormi, tra le quali quelle di essersi sempre più distaccata dall’economia reale in maniera ingiustificata e speculativa; ciò non toglie che – se quando i mercati salgono a goderne maggiormente sono i grandi investitori e poi forse i cittadini – quando i mercati scendono a rimetterci per primi sono invece proprio i cittadini ed i piccoli risparmiatori.

I tassi di interesse che paghiamo o, ad esempio, le erogazioni delle Fondazioni Bancarie che sostengono il nostro welfare cittadino e che derivano spesso e volentieri da investimenti sui famigerati mercati, sono tutti fattori legati alle borse e che toccano direttamente tutti noi.
Governare senza l’ansia dell’andamento della borsa è un conto. Farne un vanto se questa scende e schernire chi si preoccupa per lo spread è un altro.

Salvini piglia tutto

Salvini si sta dimostrando un giocatore di scacchi magistrale, come forse nemmeno il primo Renzi era stato in grado di essere.
Riesce a continuare la sua campagna elettorale anche a due mesi dalle elezioni e riesce con straordinaria facilità a crearsi situazioni win-win in cui se vince, vince e se perde, riesce a passare per la vittima di giochi di palazzo o di avversari che pensano più al proprio tornaconto. Prima lo faceva Di Maio, ma Salvini è molto più abile e ora ha rubato la scena al guappo pentastellato.

Non ha forzato la mano sul voler essere Premier, passando per quello giudizioso e non egocentrico, ma l’ha forzata su un ministro dell’economia di cui non gliene poteva fregare di meno (rifiutando anzi il nome di Giorgetti, suo fedelissimo), conscio del fatto che in caso di rifiuto di Mattarella, si sarebbe arrivati al voto in pochi mesi.
Ed il voto a breve termine significa probabilmente uno strapotere del centrodestra con Salvini ancora più forte dopo questa tempesta post-elezioni.

Autogol di Mattarella

Mattarella, volendo evitare un Ministro anti-europeista, ha in realtà fatto un regalo elettorale incredibile alle formazioni anti-europeiste ed in particolare a Salvini (vedi sopra).
Se dal punto di vista strettamente costituzionale il Presidente della Repubblica può sindacare sui Ministri fino a chiedere al Premier incaricato di fare un nome diverso da quello proposto (approfondimento qui), dal punto di vista strettamente politico la questione è più delicata.
Mattarella nel giustificare la propria scelta ha espressamente parlato di mercati, di segnali verso gli operatori economici e finanziari, di incertezza della posizione sull’uscita dall’euro, di investitori stranieri e di spread.

Esattamente tutti i temi che non fanno altro che gettare benzina sul fuoco antieuropeista e sul suo elettorato: un elettorato cui non par vero di sentirsi dire che ci sono state ingerenze esterne nella scelta dei Ministri in Italia, per avere un nuovo (e certamente giustificato) motivo per urlare che l’Europa è brutta e cattiva.
Tecnicamente, il Presidente Mattarella ha potuto fare quel che ha fatto, ma dal punto di vista elettorale parlare così apertamente di temi odiati da gran parte dei votanti della coalizione gialloverde è stato un bel boomerang.

Tutti parlano di politica

Basta fare un giro sulla propria bacheca Facebook per capire che ormai di politica ed economia parlano tutti. E lo fanno con fare esperto e inattaccabile.
Ben venga che la politica sia tornata al centro del dibattito, anche se nove volte su dieci, si leggono fake news e teorie socio-economiche tagliate con l’accetta che fanno venire voglia di eliminare un po’ di persone dalla lista degli amici.
Ma tant’è. Ognuno è libero di pensarla come vuole.

Il vero nodo è che se così tante persone hanno iniziato ad avvicinarsi alla politica, è perché vivono un disagio quotidiano che le ha spinte a cercare risposte anche se le risposte spesso sono di difficile comprensione.
Possiamo arrabbiarci quanto vogliamo se il nostro vicino con la terza media si mette a dispensare consigli (e insulti) a Mattarella; possiamo sbertucciarlo finché vogliamo se pretende di dare lezioni di diritto costituzionale via Facebook.
Ma stiamo tralasciando il punto principale: fino a qualche anno fa il nostro amico con la terza media non avrebbe nemmeno sognato di mettersi a dibattere di politica. Ora lo fa perché è arrabbiato, insoddisfatto e vede accanto a lui una società -o una parte di questa- che ha di più di quanto merita rispetto a lui.
Gli unici che hanno percepito questo disagio sono Lega e M5S. Che ci piaccia o no.

Schema sovranisti-progressisti

Nell’ultimo periodo vi siete probabilmente trovati politicamente in accordo con persone con cui fino a 7-8 anni fa vi sareste scornati su questioni politiche e, viceversa, in disaccordo con chi prima votava come voi.
La coalizione Lega-5S non è una cosa passeggera. È il futuro della politica.

Dimentichiamo destra e sinistra e iniziamo a ragionare con due schemi diversi: da una parte i cosiddetti sovranisti: anti-europeisti, anti-immigrazione, tendenzialmente conservatori e statalisti dal punto di vista economico.
Dall’altra parte i progressisti: europeisti, progressisti in tema di diritti e liberali in temi economici.
Magari cambieranno i nome delle etichette, ma la solfa è quella.

Le sfumature continueranno ad esistere e ci sono già. Lo possiamo vedere nelle posizioni che hanno i vari partiti sui temi sopra-citati.
Ciò che cambierà totalmente saranno le alleanze naturali: una Forza Italia post-berlusconi, avrà molte più tematiche in comune con il PD rispetto alla Lega e quest’ultima ne avrà molte di più con i M5s rispetto a Forza Italia.

Luca Murta

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