Niente cappello italiano per Tsipras: si allea col nemico e cestina i concetti di destra e sinistra

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Mentre in Italia si era impegnati a salire sul carro del vincitore, il buon Alexis Tsipras ha rotto le uova nel paniere a tutti annunciando un’alleanza quantomai bizzarra per un partito di “sinistra radicale”: andranno a braccetto con una formazione di destra e anti-austerità.
Nella sinistra italiana, che tentava goffamente di accaparrarsi il risultato di Syriza, abbiamo visto un tragicomico balletto prima di ammiccamenti e aperture e poi di imbarazzate retromarce.

Di certo avrà spiazzato la “sinistra radicale” nostrana, che all’urlo di Bella Ciao sperava di lanciare la riscossa massimalista tricolore – e invece vede il suo eroe annunciare un’alleanza di governo con un partito che sta a metà tra Alfano e la Meloni.
Rompe poi il giocattolino alla sinistra del PD, che sperava di poter dimostrare che esiste una sinistra che è di governo ma che non fa sconti o alleanze a destra: ecco, appunto, pronti-via e mega-ticket post elettorale col Nemico.

Ma pure i renziani che avevano messo il cappello sul risultato greco (non che ad Atene qualcuno ci avesse fatto caso: è e resta una polemica italiana, concentrata sul nostro ombelico e priva di qualunque visione internazionale) hanno ricevuto una smentita dei fatti: gli ultras del Presidente del Consiglio vedevano in Tsipras una possibilità per dimostrare quanto fosse veramente di sinistra il PD, prendendo le mosse da alcune dichiarazioni del leader greco (“Farò fronte comune con Renzi per combattere l’austerità tedesca”).
Ora invece è iniziata la corsa a smarcarsi, preoccupati che le similitudini con Alexis siano fin troppe: eccone un altro che preferisce alleanze con la destra piuttosto che cercare di mettere insieme le “anime della sinistra”.
Quest’ultimo discorso, in un clima effervescente che vive di un continuo tiro alla fune (gli ultimi strattoni, per la cronaca, riguardano le primarie per designare il candidato governatore della Liguria, la rumorosa fuoriuscita di Cofferati e la velenosa corsa al Quirinale, con la Carica dei 101 franchi tiratori contro Prodi che torna di moda), rischia di mettere l’accento su quanto c’è di divisivo nella sinistra italiana – e a questo punto anche internazionale – piuttosto che sui valori comuni.
Meglio lasciar perdere.

Ma abbiamo detto che questa corsa a diventare i padrini di Tsipras al di qua dell’Adriatico è un esercizio retorico del tutto provinciale: a ben vedere, tutti i discorsi che vengono intessuti – tanto dai militanti quanto da alcuni dirigenti – tentano maldestramente di applicare i nuovi schemi ellenici alla tormentata situazione italiana.
Ma non bastano i punti di contatto, rappresentati dalle elezioni politiche e dal contemporaneo stallo istituzionale per l’elezione del Presidente della Repubblica greca, per tracciare parallelismi sensati. Ci si dimentica che vi è una cornice normativa totalmente diversa, su tutto il monocameralismo di Atene contro il bicameralismo di Roma e le leggi greche che impongono di andare ad elezioni se non si riesce a creare una maggioranza parlamentare per eleggere il Capo dello Stato.

Non solo: l’alleanza a destra di Tsipras è un compromesso inevitabile, indigesto e pur tuttavia calcolato.
Syriza non poteva allearsi con nessun altro figurante sulla scena: impensabile il patto con i popolari di Nea Demokratia, sostenitori dell’austerity; improponibili i nazionalisti xenofobi di Alba Dorata, freschi di gravissime condanne penali per attentati e criminalità organizzati.
Restavano il PASOK (cioè l’ex grande contenitore di centrosinistra), il neonato To Potami, i comunisti greci del KKE e appunto gli Indipendenti Greci di AnEL.
Ma con il Pasok è in atto una polemica truculenta da diversi mesi, e Syriza doveva dare concretezza alle diversità marcate in tutto questo tempo; To Potami è pro-euro come Tsipras, ma è troppo moderato e titubante nella sua idea di rapporti con Bruxelles (in special modo sulle tematiche del debito pubblico); i comunisti infine sono dei revanscisti nostalgici ancora convinti che prima o poi sarà l’ora della rivoluzione proletaria (convinti loro…).

L’alleanza di Tsipras con AnEL – che ricordiamo essere un partito di destra euroscettico uscito da una costola di Nuova Democrazia – rivela un pragmatismo politico che (tanto per tornare ai paragoni) la sinistra radicale italiana si sogna.
SEL, Rifondazione e Kompagni vari, più che Syriza, hanno ricordato la cocciutaggine dei duri e puri del KKE, i comunisti greci che hanno rifiutato qualsiasi svolta ideologica ed elettorale in nome di una quanto mai chimerica rinascita dell’Internazionale pseudosovietica (ribadiamo: convinti loro…).
Sarebbe difficile vedere Vendola stringere un accordo con un equivalente italiano di AnEL, che in Europa siede con i conservatori britannici di Cameron, Alternativa per la Germania, e i nazionalisti finlandesi e fiamminghi. 
Tuttavia, l’inedito connubio con la destra antiausterity dimostra anche un’altra cosa: oggi i concetti di “sinistra” e “destra” sono ormai superflui e superati.
A contare è soprattutto l’anti-europeismo, dove con “europeismo” si intende la scriteriata politica economica promossa da Merkel e vassalli. La vittoria di Tsipras è stata salutata positivamente perfino da Marine Le Pen, e questo contribuisce ulteriormente a scardinare gli ultimi punti di riferimento rimasti.

Cerabona, Di Miceli, Mangiardi
@twitTagli

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