Il fantasma dell’anti-europeismo

“Un fantasma si aggira per l’Europa”. Questa volta non si tratta del fantasma del Comunismo vaticinato da Marx (con buona pace del nostro amato SIlvio): nonostante appaia paradossale, è il fantasma dell’anti-europeismo. In quasi tutti i principali paesi dell’Unione Europea sono sempre maggiori i consensi raccolti da movimenti nettamente contrari all’esistenza stessa dell’Unione e, in particolare, all’unione monetaria.

Bandiera-Europa

È un fatto su cui in Italia si riflette poco, impegnati come siamo nel guardarci l’ombelico tra primarie, crisi di governo, implosioni in tutti i partiti, guai giudiziari di leader politici; eppure è un “problema” di dimensioni abissali. Nella primavera del 2014 saremo chiamati a rinnovare il Parlamento Europeo con un’importante tornata elettorale continentale: vi immaginate cosa potrebbe accadere se a Strasburgo dovesse approdare (non voglio pensare ad una maggioranza, Dio ce ne scampi!) anche solo una forte pattuglia di anti-europeisti di vari Stati Membri?

Quali sarebbero le conseguenze sul già complicato processo decisionale europeo? Facciamo una breve panoramica della situazione continentale soffermandoci su tre grandi Stati Membri.

Della Francia abbiamo parlato recentemente: sappiamo dunque bene che il partito di Marine Le Penlepen, il Front National, è in forte crescita, e che sta influenzando sempre di più la linea del partito gaullista (la destra moderata), che si sta spostando sempre di più su posizioni frontiste.

Hollande è in calo costante di popolarità ed il rischio che le elezioni europee diventino un referendum sul suo operato è molto elevato: questo potrebbe portare ad una grande affermazione del FN, che corrisponderebbe allo sbarco di una pattuglia assai agguerrita nel Parlamento Europeo.

In Inghilterra l’UKIP ha recentemente ottenuto importanti successi elettorali e le probabilità che ottenga alle elezioni europee un risultato in doppia cifra sono molto alte. E l’avversione dell’UKIP per l’Unione è diventata ormai proverbiale: tutti conoscerete il Parlamentare Nigel Farage, famoso per le sue “sparate” a Strasburgo.

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Anche in questo caso si tratterebbe di una compagine barricadera e anti-europeista, di certo sprovvista dell’intenzione di lavorare “per” l’Unione.
Ad esempio, l’UKIP è nettamente contrario ad una maggiore integrazione in tema di regolamentazione del mercato finanziario: materia di importanza fondamentale, ma mai affrontata seriamente per via delle fortissime resistenze britanniche (sin dai tempi Thatcher, passando per Blair arrivando sino a Cameron).

Veniamo infine all’Italia: noi, come al solito, non ci facciamo mancare niente. Anzi, rilanciamo: abbiamo più compagini che più o meno nettamente si schierano ferocemente contro l’Unione Europea e la sua moneta unica.

Abbiamo il MoVimento a 5 Stelle, che da sempre si schiera apertamente contro l’idea stessa dell’Euro: i sondaggi danno la compagine di Grillo intorno al 20%, e non è difficile immaginare il tipo di opposizione che farebbero nel Parlamento Europeo (ostruzionismo militante come quello che fanno nel nostro Parlamento).

Mario Borghezio in tutto il suo splendore

Abbiamo la Lega Nord, capitanata da anni a Strasburgo da Mario Borghezio. La Lega si è sempre distinta per una coerente avversione per le istituzioni europee.
Attraverso il sistema proporzionale – con cui si vota per la nomina dei Parlamentari europei – la Lega riesce, grazie al suo fortissimo radicamento territoriale, a strappare sempre ottimi risultati. È facile immaginare che anche nel 2014 riuscirà a mandare i suoi rappresentati in Europa.

Vi sono infine altri partiti, più piccoli ma comunque avversi all’integrazione europea – seppur per ragioni differenti da quelli citati in precedenza. Sono il Partito Comunista di Ferrero ed i Comunisti-Sinistra Popolare di Rizzo: sempre grazie al sistema elettorale proporzionale potrebbero riuscire ad eleggere alcuni rappresentanti.

A questo battaglione dichiarato (grillini, leghisti, comunisti extraparlamentari) andranno ad aggiungersi gli eletti euroscettici di formazioni più grandi (PD e Pdl, in primis) che, pur avendo una tradizione europeista, potrebbero avere al loro interno “mosche bianche”.

Unico grande Paese – anzi il più grande – in cui non vi è una grossa affermazione di partiti anti-europeisti è la Germania. Certo principalmente perché, a differenza che negli altri paesi citati, lì la crisi ha “picchiato” meno duramente e quindi creato meno scontento, ma anche e soprattutto perché Angela Merkel in prima persona ha avuto posizioni nette nei confronti delle richieste europee di una maggiore colleggialità nelle scelte e, dopo la sua grande affermazione alle ultimi elezioni, è difficile pensare che le cose cambieranno di molto.

Il quadro non è affatto confortante per il futuro e la stabilità dell’Europa: per questo dovrebbe essere in primo piano nelle agende politiche di tutti i grandi leader europei. Ho la triste sensazione – per esempio, già solo seguendo il dibattito congressuale all’interno del mio Partito, il PD – che, per quanto ci riguarda, non sia affatto così.

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

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