Michel Platini: per tutti, Le Roi

Michel_Platini_-_Juventus_1986-1987

I francesi, affezionati come sono alla République, non amano molto i re. Eppure, negli anni ’80, la corona si è posata sulla chioma riccioluta di un ragazzino che ha saputo stupire tutti. La Francia ha dovuto riabbracciare un re, o meglio IL re; le Roi, Michel Platini. 

Platini è cognome che tradisce origini italiane, un po’ come Bonaparte. E anche per Michel l’atavico suolo di origine si rivelerà terreno di conquista e consacrazione.

platini_romaGià dai primi calci, assestati prima con la maglia del Nancy e poi con quella ben più gloriosa del Saint Etienne, è facile intuire che quel ragazzino dalla folta zazzera crespa ha la stoffa del campione. L’incoronazione di Michel arriva  però decisamente tardi rispetto ad altri campioni. Nel 1982, a 27 anni, la Juventus lo compra per 250 milioni di lire. Una cifra solo all’apparenza spropositata, tanto che l’Avvocato Agnelli – che lo ha, con una pervicacia quasi capricciosa, voluto in bianconero – conierà una delle sue celebri frasi: “Lo abbiamo comprato per un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras“. E pensare che nel 1978 aveva rischiato di vestire la maglia dell’Inter.

Le giocate di Platini sono un puro distillato di classe e di eleganza. Più che foie gras è l’Ambrosia degli dèi. Illuminato da una visione di gioco a 360°, dotato di una tecnica sublime e di una vena realizzativa particolarmente generosa Platini è un fulgido esempio del calcio degli anni ’80. Un genietto dalla capigliatura scarmigliata che univa alle indiscutibili doti da regista quelle del fantasista. Accademico del calcio di punizione, le Roi sapeva anche inventare l’imbeccata giusta per il compagno quando non si infilava in ubriacanti serpentine, tra i difensori avversari, spesso suggellate da un gol. Un autentico numero 10, come oggi non se ne vedono più.

Capace di ammaliare con un pallone tra i piedi Platini non era privo di uno spiccato senso dell’ironia. Come nonimages ricordare il siparietto nella finale di Coppa Intercontinentale contro l’Argentinos Juniors quando, dopo essersi prodotto in un sombrero su un avversario, calciò al volo infilando inesorabilmente Vidallè ma l’arbitro annullò per un fuorigioco passivo di Serena: Michel, allargò le braccia e poi si sdraiò sul campo in una posa da pensatore sconsolato. Per non parlare delle faccette e delle smorfie che regalava ad ogni partita.

Amatissimo dai tifosi bianconeri e anche da qualche onesto ed obiettivo tifoso avversario divenne un idolo in patria per i successi ottenuti con la maglia dei Galletti.

Quei tifosi francesi che lo fischiarono ai Mondiali del 1978 in Argentina ritenendolo responsabile della débacle francese (la Francia uscì al primo turno) dovettero inchinarsi al ragazzino diventato Roi nel 1984 quando i Bleus vinsero in casa l’Europeo. É la Francia del trio Platini-Tigana-Giresse che stupisce ed incanta le platee casalinghe. Nel girone Platini sale in cattedra e trascina la squadra segnando il gol decisivo contro la Danimarca, una tripletta contro il Belgio e una seconda tripletta (che consente alla Francia sotto di 2 gol di vincere in rimonta) contro la Jugoslavia. Nella fase eliminatoria il faro di quell’undici incontenibile (solo la nazionale del biennio d’oro 1998-2000 saprà fare di meglio) è sempre lui, Michel Platini. L’uomo simbolo della Juve di quegli anni interpreta a modo suo lo spartito e timbra il tabellino dei marcatori tanto nella semifinale contro il Portogallo quanto nella finale al Parc des Princes contro la Spagna. Totale, 5 reti. Un record che sopravvive intatto ancora oggi.

Un altro record è sopravvissuto fino all’anno scorso. Platini era infatti l’unico calciatore ad aver vinto per tre volte consecutive il Pallone d’oro. L’unico fino a che un genietto tascabile di nome Lionel Messi è riuscito a vincerne quattro di fila (e non sarebbe una bestemmia dire che il 5° è dietro l’angolo).

Alessandro Porro

@alexxporro

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