Sarkozy e i tempi (comici) della politica

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Nicolas Sarkozy is back, e mena fendenti a destra, ma soprattutto a manca. L’intervento in Libia, lo scandalo Bettencourt, gli ultimi tristi mesi de son quinquennat: tutto passato, tutto dimenticato grazie al supporto di Hollande, lavoratore instancabile al servizio di una destra nuovamente maggioritaria. 
Il piccolo Napoleone degli anni duemila conosce bene i tempi – comici – della politica: ti ritiri qualche mese, aspetti che la gente smetta di parlare male di te, aspetti che la gente smetta di parlare di te, aspetti che la gente ricominci a parlare di te, aspetti che la gente ricominci a parlare bene di te, e – solo allora! – ricompari miracolosamente. 
Il tutto senza fare niente: fanno tutto gli elettori, da soli. 

Sarkozy - Merkel

In un’intervista rilasciata oggi al quotidiano “nemico” Le Monde, l’ancien chef de l’Etat svela la propria linea: toni e temi lepeniani quando parla al popolo francese; spirito responsabile, asse con la Germania e toni moderati quando si parla di Europa. Posizioni perfettamente conciliabili, a quanto pare.

La Grecia ha sospeso, di fatto, la sua appartenenza alla zona euro”. Il primo pesante affondo è su Monsieur Tsipras: “Fino all’arrivo di Alexis Tsipras, avevamo dei governi greci che cooperavano più o meno efficacemente con i partner europei. Ora abbiamo un governo greco che rifiuta ogni atteggiamento ragionevole”.
Tanto che la questione urgente non è più salvare la Grecia, ma mettere la zona euro al riparo dal caso-Grecia.

Nicola Paolo Stefano Sarkozy – questo il nome completo – scalda i muscoli in attesa delle elezioni regionali e presidenziali. Molti sono i riferimenti al disastroso operato di Hollande.
Il faro del socialismo in Europa, la tigre della gauche, il Batman della classe operaia, il Profeta della solidarietà – tasse al 75% per i grandi patrimoni ma i negri fuori dalle balle, tenetele voi italiani le vostre schifosissime quote – non è un bersaglio difficile. 
Accusa il Presidente di non aver preso decisioni nette davanti alla crisi europea, di nascondere la verità: “Chi può pensare che l’eventualità che la Grecia esca dall’euro non sia un rischio per l’economia francese, già indebolita da una politica economica e fiscale controcorrente rispetto a quello che si sta facendo ovunque un Europa? La prognosi isolata di Hollande non basterà certo a rasserenare gli osservatori della zona euro”.

Hollande

Quando si parla di immigrazione, invece, emerge in Sarkò quell’intransigenza che tanta fortuna ha portato alle scorse elezioni provinciali: bisogna usare il pugno di ferro, aumentare i militari, rispedire subito gli immigrati che non hanno i requisiti per restare in Europa.
Scontato il no alle quote: “L’Europa è fondata sulla solidarietà, MA la solidarietà senza una politica comune è pericolosa”, con scappellamento (ovviamente) a destra.

“Non! Rien de rien.. Non! Je ne regrette rien”. Sarkozy risponde come una Edith Piaf 2.0 alle domande sull’intervento militare in Libia. Gheddafi, “il dittatore più crudele che quell’area abbia mai avuto” – e che si ostinava ad avere rapporti commerciali privilegiati con l’Italia invece che con la Francia – meritava di fare quella fine, e la Libia con lui. E non mi rompano gli americani – il giornalista ricorda che gli Usa non hanno apprezzato l’intervento e la seguente gestione della situazione libica – ché “ne sont pas vraiment en situation de donner des lecons”, non sono davvero nelle condizioni di impartire lezioni.
E ora l’intervista è finita, lasciatemi lavorare, “en 2017 l’opposizione doit avoir un seul candidat”. E quel candidato devo essere io.

Francesco Cottafavi
@FCPCottafavi

 

 

 

 

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