L’affaire Cahuzac e la libertà di critica che manca in Italia

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E’ notizia di pochi giorni fa che il ministro francese dell’economia Jerome Cahuzac, noto per i suoi veementi attacchi contro l’evasione fiscale, è stato costretto a dimettersi perché coinvolto nello scandalo riguardante un suo conto bancario nascosto tra Svizzera e Singapore ammontante a circa 600.000 euro.

La notizia in Francia ha destato grande scalpore, in particolare perché ad essere accusato sia stato un ministro di sinistra, storicamente molto attenta al discorso etico e morale e a nulla sono valse le scuse pubbliche e la confessione di Cahuzac, che è stato prima costretto a dimettersi da ogni incarico istituzionale e poi espulso dal Partito Socialista.

Jerome Cahuzac

Da questo lato delle Alpi invece la notizia non ha destato particolari reazioni, visto che (epilogo a parte) ricorda molti avvenimenti accaduti negli ultimi 25 anni e a cui siamo purtroppo tristemente abituati, ma un particolare mi ha colpito profondamente: a iniziare l’inchiesta sugli allora presunti fondi neri è stato il web magazine Mediapart di Edwy Plenel, un giornale famoso per essere dichiaratamente schierato a sinistra (e anche parecchio).

Per rendere l’idea è come se a iniziare l’inchiesta su MPS e i suoi rapporti con il PD fosse stato L’Unità, o se i procedimenti verso Berlusconi fossero partiti da inchieste di Libero o de Il Giornale (tralasciando per un attimo la proprietà di questi). Sono aspetti che anche solo a pensarci sembrano fantascienza.

Quello che dovrebbe essere una cosa assolutamente normale, in Italia invece è pura utopia: da noi sia mai che un giornale di sinistra attacchi il PD o uno di destra attacchi il PDL, almeno da quando ci hanno lasciati Biagi e Montanelli ed escluse alcune punte di diamante, e questo purtroppo da una parte dà ragione a Grillo e al suo astio nei confronti del giornalismo (seppur molto esagerato), e dall’altra riflette uno degli aspetti, secondo me, più brutti della società italiana: la necessità di un nemico.

Io per motivi anagrafici ho memoria solo degli ultimi 20 anni della politica rissa_cameraitaliana, ma per quello che ricordo la connotazione politica (e tante altre cose) implica necessariamente lo scontro prima ancora della proposta. La dimostrazione sono le alleanze più o meno fantasiose della sinistra “tutti contro Berlusconi” e lo spauracchio dei “comunisti” che ancora aleggia tra le fila della destra riunita intorno al PDL, posizioni che in certi casi sono anacronistiche e in altri addirittura ridicole, ma tutte con il denominatore comune del “nemico” anzichè dell’avversario.

Naturalmente questo ha il suo risvolto nel giornalismo, specie in quello che è legato a doppio filo con i partiti politici: la sensazione che ho leggendo molti quotidiani è che, spesso in modo molto machiavellico, si tenda ad avere il dito puntato solo verso “l’altra” parte, dimenticandosi (con più o meno malizia) che le “mele marce” esistono ovunque.

La vera lezione che si può imparare da Plenel sta nell’avere l’onestà intellettuale di saper guardare anche nella propria direzione per trovare i problemi e soprattutto saperli ammettere e risolvere.

Vi invito a leggere l’intervista rilasciata al giornalista Alberto Mattioli de La Stampa, in cui spiega chiaramente come durante il suo lavoro abbia incontrato molte resistenze sia dal mondo politico, in maniera eguale tra destra e sinistra, che dal mondo giornalistico, dove è stato anche accusato di portare avanti una battaglia personale contro Cahuzac.

images Il giornalista Edwy Plenel

Il risultato della sua caparbietà però è stato un terremoto nell’opinione pubblica francese, che ha saputo vedere aldilà delle divisioni ideologiche per chiedere a gran voce che venisse fatta giustizia: il Ministro ha dovuto dare le dimissioni (cosa già anomala rispetto a quanto accade qui) ed è stato espulso dal proprio partito, senza che nessuno cercasse di nascondersi dietro a scuse come “ma gli altri partiti rubano di più” oppure “è una congiura per screditare il governo”, come troppo spesso è accaduto da noi.

Lo stesso Hollande dovendo far fronte allo scandalo ha già parlato di “pulizia” del parlamento di tutti i condannati e di chiunque venga scoperto a evadere o frodare il fisco, senza lamentarsi del “fuoco amico” ricevuto da Mediapart, ma attivandosi concretamente.

 Credo sarebbe ora di avviare questo processo di presa di coscienza collettiva anche qui, soprattutto partendo da chi i giornali li legge e i politici li vota: al bando l’ignavia (come titola questo blog) e il qualunquismo del “sono tutti ladri”, bisogna imparare a indicare le responsabilità e a punire chi non accetti di assumersele, a prescindere da fede o colore politico, altrimenti il rischio è di rimanere ancora in questo stallo in cui ci troviamo ora.

Magari in questo modo anche le testate giornalistiche torneranno a essere il vero strumento di controllo dei cittadini in maniera libera e i partiti a muoversi in maniera più trasparente sapendo di essere controllati senza distinzione di parte.

Carlo Alberto Scaglia

@twitTagli 

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