Tagli in area: 22^ giornata – Torino Capitale, l’Inter si rilancia e Galliani contesta Brunelleschi

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La ventiduesima giornata racconta il ritorno della Capitale (calcistica) a Torino: le due squadre del capoluogo piemontese vincono, confermandosi in formissima e, stando alle loro potenzialità (e forse qualcosa di più per il Torino), molto, molto competitive.

Alle 18 l’anticipo tra il Verona e il Torino. Se questa partita fosse stata giocata prima di Natale probabilmente il Toro non ne sarebbe uscito vincitore, anche se, curiosamente, queste due squadre sono tra le poche a non aver intaccato l’undici iniziale con il mercato di riparazione. Un’ulteriore conferma che è l’aspetto mentale a fare la differenza a certi livelli: il Verona si lecca ancora le ferite del doppio confronto con la Juve e delle polemiche per i 10 goal subiti in quattro giorni (Mandorlini rischia); il Torino, invece, vincendo, ha portato a 4 il numero di vittorie consecutive e si ritrova a – 4 dal quarto posto: onori al maestro Ventura, capace di valorizzare un parco giocatori che a inizio anno era stato frettolosamente destinato alla lotta retrocessione.

Il sabato sera allo Juventus Stadium ha visto il Milan opporsi ai padroni di casa: un classico del calcio italiano che ha ormai tutte le caratteristiche per essere considerato un fu big match: una Juve non eccezionale ha liquidato facilmente il Milan che ha anche tentato di mettere in pratica qualcosa di nuovo – baricentro avanzato, pressing – dimostrando però le consuete incapacità: insufficiente qualità di palleggio, amnesie difensive da reparto neurologico (il segreto per prendere un goal in contropiede a casa della Juve lo conosce, probabilmente, solo Inzaghi), gioco offensivo assente.

Suggerimento: il Milan sta pagando il proprio blasone. Può, infatti, una società che ha vinto 7 Champions League permettersi un’identità di gioco basata solamente su difesa&contropiede, come una squadretta di provincia qualunque?
Credo che Inzaghi, a settembre, abbia lucidamente (e forse un po’ ingenuamente) risposto che sì, un Milan reduce da una stagione come quella dell’anno scorso non soltanto poteva, ma doveva pensare in quel modo. Ma, forse qualcuno ai piani alti non ha apprezzato fino in fondo: il Milan è il Milan e non può parcheggiarsi davanti alla propria area di rigore attendendo l’avversario. Il risultato? Inzaghi, ancora oggi, non sa se sia meglio schierare la squadra con il 4-3-3 o il 4-2-3-1 (e Destro, in questo senso, non farà altro che complicare le cose), non disdegnando qualche tentativo di 4-4-2. La squadra continua a non saper difendere, ma non sa più come attaccare.

Nel frattempo Galliani disconosce le regole della prospettiva e quelle della gestione sportiva del mezzo televisivo e verrebbe da chiedersi cosa sia più grave, che un uomo di 70 anni non sappia che due linee parallele in prospettiva non sembrano tali o che un uomo della famiglia Berlusconi e dirigente della Lega Calcio non sappia che è la legge Melandri a stabilire i criteri e le modalità con cui le società di calcio si avvalgono delle riprese a bordo campo delle TV. Caressa, qui in versione docente universitario, tiene una lezione in streaming a Galliani e conferma il paradosso. Confusione totale.

La Fiorentina prosegue nella sua corsa al 4° posto, che non vale più l’ingresso in Champions come qualche anno fa ma ci ricorda un passato importante e perciò è bello dirlo. Nell’Atalanta, battuta all’ultimo minuto, si segnala Zappacosta, un terzino il cui riposizionamento a centrocampo sta dando ottimi risultati (goal e assist a volontà). Nella Fiorentina, Diamanti acquisto più che azzeccato.

La Roma probabilmente non gira ancora/più come nella prima parte di stagione (le possibili cause le trovate qui), ma perlomeno ha permesso ai centri scommesse di tenere aperte le quote per lotta Scudetto ancora un paio di settimane vincendo 2-1 a Cagliari sull’onda della linea Verde: i goal arrivano da due giovani, Ljajic e Paredes, gli assist da Daniele Verde, un 18enne di cui Garcia dice un gran bene. La giocata per il primo goal, in particolare, è stata bellissima. Nota di merito per il nuovo portiere del Cagliari, Brkic, che sul goal di Paredes (uno scialbissimo tiro da fuori) è probabilmente svenuto.

Questa vittoria, ottenuta in un match nel quale la Roma poteva anche perdere, potrebbe essere decisiva, perlomeno per la lotta al secondo posto, perché il Napoli continua a vincere (3-1 meritato sull’Udinese) dimostrando di aver condotto un mercato invernale molto intelligente: Gabbiadini ruba il posto a Callejon tra i titolari e segna il suo secondo goal consecutivo in maglia azzurra. Il Napoli conferma la propria candidatura al secondo posto (dista 4 punti), e la Roma dovrà darsi una sveglia se vorrà evitare i play-off di Champions il prossimo agosto.

Dietro il Napoli fatica la Sampdoria, che contro un Sassuolo privo dell’intero attacco titolare (fuori Berardi, Zaza e Sansone, dentro Floccari, Floro Flores e Lazarevic) non va oltre l’uno a uno: succede tutto nei primi 10 minuti, con il vantaggio di Acerbi e il pareggio di Eder. Entrambe le squadre sono già praticamente salve e possono guardar al futuro con speranza, anche se la Samp qualche preoccupazione deve averla: dopo un mercato di gennaio da 5 acquisti e 7 cessioni, la squadra sembra aver perso il ritmo del girone d’andata. Riuscirà Eto’o a invertire la rotta? L’idea che, a fine campionato, il Sassuolo possa non esser più dietro la Sampdoria prende quota.

Lo scontro salvezza tra Empoli e Cesena si conclude con una netta vittoria dei toscani, in possesso di un gioco tra i più convincenti e propositivi della Serie A. Un successo non scontato perché il Cesena era in forma e veniva da due vittorie consecutive, di cui l’ultima in casa contro la Lazio.

Parma-Chievo è stata rinviata per neve, ma non ciò che di peggio sta accadendo in Emilia in questo periodo: dopo il terzo cambio di proprietà nel giro di un mese e mezzo, la squadra attende di veder pagati i propri stipendi entro il 16 di febbraio, altrimenti scatterà la messa in mora. Scene già vissute a Parma con il crac della Parmalat e la fine dell’era Tanzi.

Il posticipo della domenica sera tra Inter e Palermo ha sicuramente divertito gli spettatori, offrendo una qualità e spunti interessanti. Gioiscono l’Inter e Mancini, reduci da un mesetto di sana follia, con la squadra che più veniva rinforzata più le perdeva tutte; il Palermo porta a casa una sconfitta eccessiva per il modo in cui ha affrontato, almeno per un’ora, il match. L’Inter, se trova gli uomini e i movimenti giusti per proteggere la difesa (senza dover per forza tenere Kovacic fuori come ieri sera), risalirà la classifica, e in fretta, perché la rosa è di qualità, soprattutto davanti: Icardi si conferma il nuovo Vieri, Shaqiri un giocatore che il Bayern potrebbe, non dico rimpiangere, ma pentirsi di aver ceduto a un prezzo così modesto, e Brozovic, almeno per noi, è una bella scoperta. Dietro si registra la solita difesa “ordinata” dell’area interista, con Dodò e Ranocchia che lasciano una sensazione di inadeguatezza che probabilmente verrà affrontata in estate.

Il lunedì sera si sono incontrate due delle realtà più interessanti del nostro pallone, la Lazio di Pioli e il Genoa di Gasperini: entrambe però hanno recentemente passato qualche difficoltà legata alla stagione degli infortuni e del mercato – al solito Preziosi ha rivoltato la squadra per la felicità del tecnico – ed ecco che quindi la partita si è subito dimostrata elettrica, fin troppo rapida ed episodica nel tentativo di entrambe le squadre di mettere in campo pressing e ripartenze. L’ha spuntata il Genoa (0-1) con un rigore di Perotti e Lazio in 10 per l’espulsione (corretta) del proprio portiere, Marchetti. Da segnalare, infine, la prova di Mbaye Niang, in prestito dal Milan, uno dei migliori in campo ieri sera, a dimostrazione che il “progetto giovani” a Milanello devono ancora approntarlo come si deve.

Maurizio Riguzzi
@twitTagli 

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