Tagli in Area: 7^ giornata – Il veleno ingolfa la Juve, la Roma accorcia. Inter-Napoli la decide la crisi di Vidic

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Le scorie di Juve-Roma fanno più danni a Torino che nella capitale: sarà stata la pausa, saran stati i veleni, ma la ripartenza ha visto una Roma furoreggiante e una Juventus ingolfata.
Il Chievo in mezz’ora viene liquidato: nemmeno Woody Allen in Provaci ancora Sam è stato rimbalzato con tanta rapidità. I giallorossi evidentemente gradivano mettere qualche puntino sulle i: ad esempio, che rispetto all’anno scorso la squadra è più matura, ha le spalle più larghe e scivoloni come quello interno col Sassuolo (toh guarda, le coincidenze) quest’anno saranno più difficili, Champions o non Champions.

 

La Roma ruota la rosa, la Juventus no: la Roma ha a disposizione sostanzialmente due squadre, e decide di domenica in domenica se a piallare gli avversari ci penseranno Gervinho o Florenzi, Destro o Iturbe, Keita o De Rossi (e Strootman è ancora fuori: ricordiamocene, perché l’olandese è un gran bel giocatore).
Certo, Totti incide sempre molto sulla qualità generale delle azioni offensive, sulla imprevedibilità, sulla fluidità della manovra. Ma Totti si mantiene su livelli strabilianti, sia in senso assoluto sia relativamente all’età, e dunque non è un’incognita, bensì un fattore.

La Juventus, invece, quella è e quella resta: Vidal inizia ad essere un caso, visto che sostanzialmente la Juve ha ripescato il 3-5-2 solo per farlo giocare; peccato che Vidal (per un motivo o per un altro) non giochi. Dunque ci si ritrova con un modulo costruito per far rendere al meglio un singolo elemento (che non gioca), un’interpretazione finalizzata a concentrarsi sulla ampiezza del campo (ma ora il gioco è molto più centrale e verticale), uno schema per arrivare lateralmente al centravanti di peso (Llorente, che l’anno scorso la ingrigliava con periodicità sugosa e quest’anno è ridotto ad armadio a cui appoggiarsi sulle palle alte).
In sostanza: o Tevez si inventa la giocata o son dolori.

Difficile pensare che il passo falso contro un Sassuolo precisissimo dipenda esclusivamente dal nervosismo creato abilmente da parte romanista. L’insistenza magistrale con cui i giallorossi hanno sottolineato a più riprese l’ingiustizia subita a Torino non è casuale: è servita a far passare un concetto nei due popoli, quello giallorosso e quello bianconero. Primo, la nostra sconfitta non è così rispettosa dei valori espressi; secondo, la vostra vittoria non vuol dire un bel niente.
Per ora, tutto questo si è tradotto in fieno in cascina per le energie nervose capitoline.

Ma dicevamo che non è solo questo: la Juventus è stata imbrigliata, complice la giornata no di Pirlo e la mancanza di cambio di ritmo in Tevez e Pereyra. Se poi ci si aggiunge la classica sufficienza di Pogba (che dopo averne saltati quarantacinque arriva in area pensando “il più e fatto”, e appoggia blandamente anziché dilaniare la rete), la somma algebrica dà una Juventus normale. Che contro una Roma straordinaria può patire assai nella corsa in parallelo.
Inoltre, emergono i due errori commessi dalla Signora in estate – che finora sembravano minuzie: la mancanza di una vera alternativa in attacco (ché se Morata, al di là della squalifica, non riesce a togliere il posto a questo Llorente, qualche dubbio è lecito che sorga) e la confusione a livello di alternative tattiche.
A metà del secondo tempo Allegri ha buttato nella mischia tutte le punte che aveva. Risultati: zero. La Juventus è diventata disordinata e ha perso le sue certezze di gioco che le derivano da anni di movenze collaudate. Il tecnico toscano già una volta ha delegato l’organizzazione di una squadra al fenomeno di turno (palla a Ibra e che Dio ce la mandi buona): non è che sta commettendo lo stesso errore con il 10 di Fuerte Apache?

Napoli e Inter danno origine a una partita bruttina, giocata a ritmi bassi per tre quarti e a strappi nel finale. Più geometrica l’Inter, ma questo può essere un complimento per un agronomo, non per una squadra. Il Napoli ha tentato il colpaccio difendendosi e poi pugnalando l’avversario nei momenti chiave. Koulibali ha fatto una partita discreta, e il ragazzo potrebbe aver iniziato una sorta di crescita. Vidic dall’altra parte sta compiendo il cammino inverso: in tribuna i mugugni stanno aumentando, e quando a un centrale manca la tranquillità non ne nasce nulla di buono.
Resta da capire come far coesistere Medel, Guarin, Kovacic ed Hernanes: se ne togli uno, cala la qualità; se ne togli un altro cala l’equilibrio.
I partenopei, invece, hanno un grande giocatore che risponde al nome di Callejon: è lui, più che Higuain, la vera diversità del Napoli. Hamsik invece continua nella sua abulia, e la cosa è incomprensibile: per il bene di entrambi, uno tra lui e Benitez a fine anno dovrà cambiare aria.

La Fiorentina annaspa in casa contro una bella Lazio: Cuadrado non ingrana le stesse marce dell’anno scorso e la moria in attacco è un alibi per tutti, ancora prima che uno svantaggio.
Il Parma perde male l’ennesima partita: falcidiati dagli infortuni e privati di una qual certa spensieratezza (oltre che di un attaccante di peso), i ducali hanno smarrito smalto e gioia di gioco. A nulla serve il processo proletario degli ultras a fine partita. Sarebbe troppo semplice pensare sia solo una questione di attributi e grinta e volontà: l’umiliazione e l’intimidazione potrebbero essere le gocce che tramutano le difficoltà del Parma in definitivo psicodramma.

Umberto Mangiardi
@UMangiardi

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