Top 10 degli attaccanti brocchi in Serie A

Tanti di voi ancora se li ricordano, altri invece no, perché troppo giovani o perché oggetto di un tentativo forzoso di rimozione mentale (soprattutto se hanno militato nella tua squadra del cuore). Tentativo che testé rendiamo vano: ecco a voi la…

Top ten dei brocchi

che hanno solcato i cieli del calcio italiano

Partiamo in questa “dolorosa” serie con gli attaccanti, ossia coloro che avrebbero dovuto far sognare con le loro reti, giovani promesse o giocatori già collaudati e forti nei loro paesi:

10 – Luis Carlos “Gaucho” Toffoli (Brasile – Lecce stagione 1993/94). Esordiamo con un grande classico, il bidone brasiliano. Gaucho Toffoli viene ingaggiato dal Lecce non più giovanissimo (30 anni), dopo aver vestito le maglie di Palmeiras e Flamengo (con la quale aveva vinto la classifica marcatori nel 1991).

Con il Lecce, però, questo giocatore non fa scintille, anzi. Celeberrimo è il suo goffo rigore tirato contro gli odiati rivali del Foggia: un mezzo cucchiaio, talmente debole che il portiere del Foggia, Mancini, già tuffatosi, era riuscito ad avere il tempo di rimettersi in posizione e pararlo.

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Risultato: 5 presenze, 0 reti. A metà stagione era già in viaggio per Buenos Aires, sponda Boca Juniors. Ma anche lì non si ricordano di lui: non scese mai in campo con la maglia gialloblù.

9 – Mika Aaltonen (Finlandia – Bologna stagione 1988/89). Viene notato dall’Inter: il TPS, squadra nella quale militava, aveva battuto i nerazzurri in casa ai sedicesimi di finale della Coppa UEFA ‘87/’88. La rete, manco a dirlo, era di questo ragazzo di 23 anni: aveva preso la palla a metà campo e aveva spedito un missile alle spalle di Zenga da 30 metri. Ingaggiato dall’Inter in fretta e furia, fu mandato in prestito prima in Svizzera al Bellinzona (14 presente, 3 reti) e poi al Bologna.

Qui inizia la sua fase discendente: scende in campo solo tre volte e il Bologna perde in tutte le occasioni. Ma il ragazzo, al posto di andare in discoteca come tanti suoi compagni, si butta sui libri della Facoltà di Economia di Bologna.

Giocherà ancora in Germania, Finlandia e Israele. Dopo la carriera di calciatore, prende il dottorato in Economia all’Università di Turku, dove attualmente insegna al Dipartimento di Scienze Tecnologiche. Sebastiano Vernazza della Gazzetta dello Sport gli dedica un articolo il cui titolo vale da solo un Oscar: “Aaltonen, da pippone a cervellone”.

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8 – John Aloisi (Australia – Cremonese stagioni 1995/1997). Arriva a 20 anni a Cremona con la fama di stella nascente del calcio australiano. Proviene dall’Anversa dove aloisiaveva realizzato ben 7 reti. Il suo esordio è fortunatissimo: debutta in Cremonese-Bari, che finisce 7-1 per i padroni di casa, con Aloisi che dopo appena 2 minuti di gioco con un missile al volo.

Sembra l’inizio di una promettente carriera. E invece in due anni la punta australiana segnerà solo 4 reti in 48 partite: nel frattempo la Cremonese dalla A scenderà in serie C1. Se ne va fischiatissimo da Cremona, per approdare al Portsmouth, dove in due anni segnerà addirittura di 29 reti in 68 partite. (In Nazionale ha realizzato 27 reti in 55 partite). Non è mai tornato in Italia: chissà come mai.

7 – Nikolaos Anastopoulos (Grecia – Avellino stagione 1987/88). Anastopoulos era uno tra i più forti attaccanti greci: con 115 reti in 198 partite era il cecchino dell’Olympiakos (quattro volte capocannoniere). Arriva ad Avellino accolto come il salvatore della squadra, che aveva come ambizione di restare in A grazie ai suoi gol.

L’allenatore dell’Avellino (Luis Vinicio) aveva detto di lui che era “un attaccante molto mobile, dotato di grande tecnica. Farà sicuramente bene”. Risultato: 16 partite in A, reti zero, Avellino retrocesso. Tornerà in Grecia, dove giocherà poco più che 100 partite (con le maglie di Olympiakos, Ionikos e Panionios), segnando ancora 42 reti. Nota di merito: i baffi alla Saddam Hussein sfoggiati sulle figurine Panini.

anastopoulos

6 – Ivan René Valenciano (Colombia – Atalanta stagione 1992/93). Sul taccuino dell’Atalanta per il calciomercato c’erano due stranieri, entrambi colombiani: bisognava  sostituire Claudio Caniggia, idolo della tifoseria nerazzurra. Erano Ivan René Valenciano e Faustino Asprilla: al secondo fu preferito il primo, capocannoniere del girone sudamericano per la qualificazione alle Olimpiadi e quindi acquistato dallo Junior Barranquilla (dove aveva segnato 44 volte in 4 stagioni).

Risultato: 5 presenze, reti  zero. Di Caniggia Valenciano proprio non aveva nulla: era alto 1.76 e arrivò a pesare, giocando con i bergamaschi, 95 kg. A gennaio viene rispedito in patria, allo Junior Barranquilla, dove segnerà 93 reti in 100 presenze. Morale: in Colombia siamo tutti Pelé.

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Luis Silvio danuello5 – Luis Silvio Danuello (Brasile – Pistoiese stagione 1980/1981). Nel 1966, anno della fallimentare spedizione azzurra ai mondiali di Inghilterra, la Federazione aveva deciso che le frontiere erano chiuse: niente calciatori esteri. Alla riapertura del mercato straniero del 1980, la Pistoiese neopromossa cercava disperatamente un giocatore estero: voleva ingaggiare Palinho, la punta del Palmeiras. Ma il viceallenatore della Pistoiese Malavasi era rimasto affascinato da tal Danuello, ventenne che in un match tra Ponte Preta e Comercial aveva segnato ben 2 reti.

Il prezzo non era eccessivo (170 milioni), ma il suo acquisto si rivelò fallimentare: fu schierato come punta, quando il suo ruolo era ala (mediocre). Risultato: 6 partite, 0 reti. Il suo percorso fu: panchina, tribuna, status di fuori rosa,  biglietto aereo verso il Brasile.

Si giustificò dicendo che, alla domanda dei dirigenti della Pistoiese se fosse una “punta”, lui aveva risposto di sì perché “ponta” in portoghese è l’ala. Leggendario.

4 – José Luis Calderon (Argentina – Napoli stagione 1997/98). Calderon arriva a Napoli dopo aver vestito le maglie di Estudiantes (la squadra della sua città, La Plata) e Indipendiente, realizzando in appena 6 anni ben 75 reti e guadagnandosi la maglia da titolare della selezione albiceleste nella Coppa America del 1997.

Arriva a Napoli per 7.5 miliardi di lire, sborsate dall’allora presidentissimo Ferlaino, che intravede in lui un grande giocatore. La prima dichiarazione di Calderon fu “Farò più gol che Angelillo” (33 reti in una stagione). Non fu così: in mezza stagione, 6 presenze e zero reti. A gennaio del 1998 era già tornato all’Indipendiente, dove in due anni realizzerà 34 reti in 76 partite. Anche lui non ha più messo piede in Italia.

3 – Juan Eduardo Esnaider (Argentina – Juventus stagione 1999/2000). Esnaider è la promessa mancata del calcio argentino, uno tra i tantissimi talenti inespressi. Talmente numerosi che dopo gli anni ’90 si ebbe quasi un “disamoramento” per i centravanti albicelesti, almeno da noi.

Esnaider viene notato dal Real Madrid e comprato nel 1991 dal Ferro Oeste poco più che diciottenne, quindi viene acquistato al Saragozza dove realizza 29 reti in 61 partite. Poi Atletico Madrid (35 partite, 16 reti) ed Espanyol (35 partite, 14 reti). Un buono score per questo ragazzone argentino: viene notato dalla dirigenza bianconera anche a causa del grave infortunio di Udine occorso ad Alex Del Piero. Viene acquistato per 12 miliardi di lire, ma di Pinturicchio ha ben poco (è 1.80 per 77 kg) e stecca con la Juve: 16 partite, reti zero in campionato; 26 partite, reti 2 in totale, una delle quali al Napoli in Coppa Italia (vedi video seguente). Un po’ pochino per una punta bianconera.

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2 – Ricardo Oliveira (Brasile – Milan stagione 2006/07). Nell’estate 2006 Shevchenko lascia il Milan e crea un grande vuoto nell’attacco rossonero. Ma Galliani e Braida hanno l’asso nella manica: Ricardo Oliveira, uno che al Betis Siviglia aveva realizzato la bellezza di 26 reti in 46 partite. Non sembra male, ha indossato la maglia della Selecao per ben 11 partite segnando tre reti. La trattativa con i biancoverdi si fa lunga, fino a giungere all’accordo: 17 milioni di euro (gulp!) spesi per il nuovo erede di Sheva.

L’esordio è promettentissimo per i tifosi rossoneri, convinti di aver trovato un nuovo idolo: con la Lazio (1° di campionato) va subito a segno di testa. Ma è un fuoco di paglia: giocherà 26 partite (quasi tutte da titolare) segnando solo 3 volte complessive.

Il Milan, però, riesce a sbolognarlo al Real Saragozza con prestito per 2 milioni di euro più riscatto fissato a 10 milioni, puntualmente pagati (quindi una “perdita” netta di 5 milioni di euro: miracolo dei dirigenti rossoneri) in virtù dei 17 gol in 37 partite nella sua seconda vita spagnola. Adesso gioca ancora: al Al-Jazira (negli Emirati Arabi) dove ha già messo a segno 33 reti in 42 partite.

1 – Caio Ribeiro Decossau (Brasile – Inter stagione 1995/96 – Napoli stagione 1996/97) arriva a Milano insieme a giocatori come Javier Zanetti e Roberto Carlos, nei tempi in cui il portafoglio di Moratti sembra senza fondo. Sono 5 i milioni di dollari che il patron nerazzurro versa al San Paolo, con grandi aspettative: il ragazzo appena ventenne aveva già marcato 14 reti in campionato e vestito per sette volte la maglia del Brasile Under 20.

Milano mi piace, è un posto chic” avrebbe dichiarato. Infatti lì a Milano se lo ricordano più per la frequentazione dei centri estetici che per le sue performance sul campo: gioca 6 partite, reti zero. Ovviamente i dirigenti nerazzurri gli danno un’altra opportunità: prestito a Napoli, dove farà coppia con Nicola Caccia. Risultato: 20 partite, zero gol. I dirigenti neroazzurri lo caricano di peso sull’aereo che lo rispedisce in Brasile, dove si ritirerà ad appena 30 anni, per intraprendere la carriera di modello prima, poi di telecronista e commentatore.

Fuori concorso, perché “vincitore morale” (tutti i suddetti bidoni hanno la loro fama consolidata negli anni: il nostro eroe invece soffre – come si direbbe su Wikipedia – di recentismo): Nicklas Bendtner (Danimarca – Juventus stagione 2012/13). Preso per rafforzare il reparto offensivo bianconero, orfano di Del Piero: con l’Arsenal aveva messo a segno 22 reti in 99 presenze, mentre in nazionale danese ha all’attivo 22 reti in 55 presenze. Ma a Torino la palla nella porta proprio non riesce a metterla. Si presenta con un dolcevitino sotto la giacca ad agosto. Il 5 marzo 2013 gli viene ritirata la patente, perché trovato in stato di ebbrezza alla guida della sua macchina in Danimarca. I tifosi lo ricordano per la straripante abilità di cascamorto con le due vallette della festa scudetto.

nicklas bendtner

Fuori classifica per la categoria attaccanti (stranieri): Ahn Jung-Hwan (Perugia), Luther Blissett (Milan), Diego Forlan (Inter), Andreas Andersson (Milan), Ivan Kaviedes (Perugia), Mario Jardel (Ancona), Martin Dahlin (Roma), Fabio Junior (Roma), Gustavo Javier Bartelt (Roma) e Marko Arnautovic (Inter). Se ne avete altri, suggerite pure.

Alessandro Sabatino

@twitTagli

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