Ed è ancora Rafa’s day

rafael nadal roma 2013

Per una settimana intera abbiamo pensato che il tempo si fosse fermato, e anzi di più: che stesse compiendo un salto all’indietro. Federer contro Nadal, la finale del torneo ATP di Roma 2013 aveva gli stessi protagonisti dell’epico match giocatosi nel maggio romano del 2006.

Quella finale non fu la prima disputata dai due l’uno contro l’altro (erano già numero 1 e 2 del mondo da un anno); ma se oggi Federer-Nadal è Il Classico del tennis contemporaneo lo dobbiamo anche a quella partita: cinque ore e più di tennis a tutto campo, 2 match point mancati da Federer, la vittoria dell’ancora teenager Nadal contro il più forte e completo tennista della sua epoca.

E invece no: domenica l’illusione è stata spazzata via in pochi minuti (sufficienti a ricordarci che no, il tempo non si ferma). Federer aveva raggiunto l’atto conclusivo del torneo giocando un buon tennis, sciorinando gran parte del repertorio, non perdendo neanche un set in tutto il torneo.

Nadal, al contrario, aveva faticato parecchio – ma il suo tabellone era molto complicato, mentre lo svizzero si era trovato un’autostrada sgombra fino alla finale – dando comunque prova di essere tornato in piena forma dopo l’infortunio che lo aveva tenuto fuori dalle competizioni per 7 mesi. I bookmaker davano Nadal vincente, ma gli esperti sostenevano che questo Federer poteva… poteva quasi…

Il 6-1 6-3 finale non lascia spazio a recriminazioni, che, casomai ci fossero, sarebbero valide soltanto per lo spagnolo: la partita sarebbe finita 6-1 6-1 se Nadal non si fosse distratto sul 5-1 e servizio del secondo set, facendosi breakkare da Federer (che comunque in quel game ha giocato un paio di punti notevoli).

La cronaca di una partita che non c’è stata. Federer ha tenuto agevolmente il servizio d’apertura dell’incontro (anche due serve&volley a referto), poi è incominciato l’assolo dello spagnolo, capace di vincere 6 giochi consecutivamente e terminare il set in poco meno di venticinque minuti.

TENNIS-ITA-ATP-WTA

Sostanzialmente, il problema di Federer era che non riusciva a fare punto. In nessun modo: il servizio non dava punti gratuiti, il diritto non faceva male come nei giorni migliori, il rovescio steccava come in quelli meno belli e gli spostamenti laterali lasciavano intravedere una preparazione atletica ancora da affinare. Il talento dello svizzero può mascherare queste lacune contro il numero 20 del ranking, ma contro Nadal no; e difatti, conscio di non poter reggere lo scambio da fondo, Federer si lanciava spesso alla ricerca del vincente a inizio scambio o comunque da posizione complicata, ma quasi sempre arrivava l’errore.

Federer si procurava una palla break nel primo gioco del secondo set, ma non riusciva neanche a entrare nello scambio tirando fuori la risposta. Lo svizzero andava sotto 3-0 prima di conquistare un game, ma riperdeva il servizio nel turno successivo, fino al 5-1 e servizio Nadal di cui sopra.

A fine partita il solito rito: premiazione e ringraziamenti dei  due finalisti. Nadal ha salutato il pubblico romano in italiano e l’amico Roger in inglese, complimentandosi per l’ “amazing season” dello svizzero – e qui è sembrato non falso, ma quantomeno insincero, dato che la stagione dello svizzero per ora è tutt’altro che “amazing”.

Più curiose le affermazioni di Federer, che, dopo aver fatto i propri complimenti allo spagnolo per la partita e per il settimo titolo romano, ha riconosciuto poi davanti a tutti che i match contro lo spagnolo molto spesso si rivelano essere i “Rafa’s day” più che i “Roger’s day”: negli scontri diretti siamo 20-10 per Nadal.

Non si possono trarre molte conclusioni da una partita del genere perché è stata totalmente sbilanciata fin da subito. Qualche informazione in più l’ha fornita il torneo. In vista del Roland Garros (il secondo Slam dell’anno, il via a Parigi domenica prossima) il favorito d’obbligo è Nadal, con un ampio margine sui diretti inseguitori. Del numero uno Djokovic non si hanno notizie dopo la sconfitta a Roma nei quarti, ma non ci sono dubbi che sarà lui il grande rivale dello spagnolo.

Gli altri big sono da considerarsi probabilmente tutti allo stesso livello, con due variabili di cui tenere conto: il sorteggio del tabellone – se Nadal e Djokovic finissero nella stessa metà di tabellone si scontrerebbero al massimo in semifinale –, e… Federer. Il giocatore visto nella finale di domenica è troppo brutto per essere vero, ma il torneo ha detto che la condizione fisica sta crescendo: con un buon sorteggio – leggasi: Nadal il più lontano possibile – e qualche giorno di allenamento in più Federer può dire ancora la sua.

Maurizio Riguzzi

@twitTagli

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