La casta che non ti aspetti: i magistrati e l’aumento di stipendio passato sotto silenzio

Giudice

Partiamo dai fatti, e i fatti dicono che la magistratura non si è alzata lo stipendio. Non si è alzata lo stipendio ma i magistrati guadagneranno di più. Niente magia, solo un lungo percorso burocratico-giudiziario, passato per vari tribunali e altrettante ordinanze e sentenze.

In principio era Berlusconi. La questione si apre con la manovra finanziaria del 2010, promossa dall’allora ministroMagistrati4 dell’economia del governo Berlusconi, Giulio Tremonti. Il decreto legge prevedeva (Capo III: “contenimento delle spese in materia di impiego pubblico”) il blocco dell’aumento di stipendio dei magistrati del 5% per 5 anni. La magistratura reagisce dando vita all’iter giudiziario che si conclude con la sentenza della Corte costituzionale 2012 n.223.

La corte afferma l’illegittimità dell’art. 9 e dell’art. 22, sostenendo che il blocco dell’aumento di stipendio prefigurato dal governo è in contrasto con l’art.104 Cost. (“la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”) in quanto il controllo arbitrario dello stipendio dei giudici da parte del governo minerebbe l’indipendenza dell’istituzione.

Tralascio il riferimento alla crisi, che vorrebbe che tutti rinunciassero a qualcosa per il bene comune; non lo ritengo più di tanto significativo, dal momento che sono tante altre le “caste” che si sono sottratte al sacrificio comune.

Magistrati5La questione centrale è quella della delegittimazione; in un momento in cui la magistratura è bersaglio di più fuochi, un gesto di umanità quale la rinuncia all’aumento di stipendio avrebbe allontanato, agli occhi dei cittadini, quell’alone di intoccabilità che pervade l’istituzione. Essa subisce delegittimazioni su più fronti: in primis il fronte esterno, dominato da Berlusconi; culminato con la manifestazione davanti al palazzo di giustizia di Milano, quello del PdL è un lungo e certosino lavoro di distruzione della credibilità dell’organo giudiziario.

Tuttavia, c’è chi purtroppo dà degli spunti a questa campagna d’odio, e qui ci ricolleghiamo alla delegittimazione “interna”; alcuni magistrati infatti (seppur pochi), sottolineano quanto sia labile il confine tra magistratura e politica, quanto sia attuale e pericoloso il conflitto tra poteri. Esempio lampante è Ingroia, che in poche settimane di fallimentare campagna elettorale é riuscito ad avvalorare tutte le tesi di Berlusconi, smentendo l’onesto lavoro dei restanti magistrati italiani; non sazio, ha contestato la decisione del CSM stesso, reo di averlo collocato ad Aosta, unica circoscrizione in cui non si era candidato. Certo Aosta sarà sembrato quasi un confino ad un rivoluzionario come Ingroia, uomo dal fulgido avvenire.

Ma queste sono solo parole, passiamo alla matematica, che non è un’opinione: dividi Berlusconi per la Bocassini, sottrai Ingroia, addiziona la separazione dei poteri e moltiplica tutto per il buon senso.

Francesco Cottafavi

@FCPCottafavi

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