Mario Monti, l’assenteista che non ti aspetti

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L’associazione Openpolis ha da poco stilato la classifica dei grandi assenteisti del  parlamento di questa legislatura (la rinvenite su L’Espresso). Prime posizioni impegnate dagli avvocati Longo e Ghedini, comprensibilmente indaffarati altrove. Segue a ruota, con il 94,12% di assenzenonostante i numerosissimi legittimi impedimenti, Silvio Berlusconi: il suo mandato di senatore è purtroppo funestato dal vigore e dall’odio delle toghe rosse.

Troviamo poi qualche onorevole della Lega e due pesciolini di fede Pd: costoro, a quanto pare, non hanno ancora trovato il coraggio di tuffarsi nel mare magnum del parlamento senza prima aver deciso di quale corrente interna far parte. Niente di nuovo fin ora: da sempre la medaglia d’oro all’assenteismo è stata assegnata al centrodestra, seguito da leghisti e democratici. Alla pari del Cavaliere però, troviamo chi non ci saremmo mai aspettati, colui che ci ha abituati al rigore, all’abnegazione, al “metodo tedesco”: Mario Monti.

Declassato da Presidente del Consiglio a quisque de senatu (a vita), il timoniere di quello che che bonariamente possiamo chiamare “quarto polo” ha smesso – usando un’espressione cara al professore – di fare i compiti.

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Il Governo Monti, imperniato su disciplina e pugno di ferro (“Così è se mi pare“), ha funzionato finché imposto dal Quirinale; quindi ha clamorosamente fallito la prova elettorale. Abbandonate completamente le vesti del tecnico, l’ex premier si è tuffato nei più sfrenati tatticismi: alcuni sussurrano che stia lavorando ad un rinnovato rapporto di amicizia col Cavaliere, dopo l’aspra battaglia delle scorse elezioni. Al netto di queste spregiudicate e sottilissime e machiavelliche e astute variazioni di assetto, il nostro Mario ha partecipato ad una sola votazione su diciassette.

Poco importa che Scelta Civica abbia scarsa rilevanza. E poco importa anche dell’ego di Monti, il quale è passato da un incarico all’altro negli ultimi vent’anni, in un’escalation di fama e prestigio, e si ritrovato ora ad essere uno tra i tanti (948) onorevoli: la logica del giocare solo quando si è in vantaggio mal si addice a chi ha fatto del sacrificio e della diligenza un fondamento.

Mi auguro che l’ex premier, tra una riunione del famigerato club Bilderberg e l’altra, non dimentichi il suo mandato di senatore – e magari anche l’impegno che, dando vita a Sc, ha preso con il popolo italiano. Monti ha fondato la campagna elettorale sulla sua “agenda”: la prenda in mano, di tanto in tanto, e la riempia con qualche appuntamento di lavoro.

Francesco Cottafavi

@FCPCottafavi

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