Il rifiuto dell’espressione del voto: una realtà sempre più concreta

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Non chiamatela bufala, perché non lo è. La rinuncia all’espressione del voto al seggio con conseguente messa a verbale della decisione sembra essere ormai una concreta possibilità, pur nell’assenza di un’espressa disposizione normativa in merito. Torniamo sul discorso dell’astensionismo, affrontato recentemente, per chiarire un punto piuttosto controverso.

Se è vero che manca una legge  a sancire espressamente la possibilità di astenersi dichiaratamente è altrettanto vero che non esiste nemmeno una legge che stabilisca il contrario. Parimenti non esiste un obbligo di votare né un corrispondente divieto di astenersi come abbiamo già avuto modo di spiegare.

ElettoriLe norme di riferimento sono contenute nel Dpr 361/1957, il cosiddetto Testo Unico sulle leggi elettorali che regola il funzionamento della mastodontica macchina elettorale. La norma in questione disciplina soltanto le procedure di voto e fissa i casi in cui la scheda è da considerarsi nulla. Non vogliamo qui tediarvi con lutulente disquisizioni da legulei e ci limitiamo a dire che l’unica procedura di astensione (ma sarebbe meglio dire di annullamento volontario della scheda) al seggio, peraltro piuttosto cervellotica e contorta, è quella dell’elettore che, dopo essersi registrato, ritira la scheda e vota senza entrare nella cabina elettorale (art. 62, Dpr 367/1951).

Interessante è invece la previsione dell’art. 104 comma 5. La norma stabilisce pene piuttosto severe (da tre a sette anni di reclusione e da 2 a 4 milioni di lire) per il segretario che rifiuti di mettere a verbale reclami e proteste dell’elettore. Che cosa si intenda precisamente per reclami e proteste la legge non lo specifica; e ricomprendere fra questi anche il rifiuto del voto pare un’interpretazione estensiva della norma. Compito che non spetta certo al cittadino, bensì al legislatore e agli organi a questo deputati.

Negli ultimi anni, si è però andata facendo strada, soprattutto in rete, la voce circa la possibilità di far mettere a verbale il rifiuto di votare. Qualcuno ha tagliato corto definendola una bufala, altri si sono spinti a descrivere le procedure da seguire ma nessuno si è preoccupato di fare chiarezza e sgombrare il campo da qualsiasi dubbio.

Sollecitato dalla Commissione di vigilanza per la Democrazia Partecipativa –  movimento astensionista facente capo alimages comitato di cittadini dei due comuni lucani di Bernalda e Metaponto – il ministero dell’Interno ha replicato, negli ultimi giorni, dichiarandosi possibilista sulla questione. Del resto, come spiegato dallo stesso ministero, se un elettore (ad esempio in occasione dei referendum) ha pieno diritto di ritirare soltanto alcune delle schede elettorali non si vede perché gli si dovrebbe impedire di non ritirarne alcuna e far mettere a verbale la propria rinuncia al voto. L’unica raccomandazione del ministero è che si proceda rapidamente alla verbalizzazione per non intralciare le operazioni di voto.

Il ministero ha inoltre annunciato la diramazione, nei prossimi giorni, di una circolare ai presidenti di seggio al fine di informarli compiutamente su questa modalità di astensione. Accorgimento che dovrebbe evitare spiacevoli e poco proficue discussioni tra un presidente di seggio non adeguatamente informato e un elettore determinato a far valere, magari anche con prepotenza, un diritto.

(Si ringraziano la Commissione di vigilanza per la Democrazia Partecipativa ed il comitato Cittadiniattivi di Bernalda e Metaponto)

Alessandro Porro

@alexxporro

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