Elezioni 2013: la battaglia campale per il Senato – il Veneto

Oramai siete degli habitué, e quindi sapete di cosa stiamo parlando se citiamo la “media Tagli”: una comparazione statistica dei 12 maggiori sondaggi elettorali italiani. Dopo aver elaborato i dati, ci stiamo occupando delle “regioni chiave”: abbiamo già parlato della Sicilia e della Lombardia (cliccando le due regioni, andate agli articoli dedicati). Oggi invece parliamo del Veneto, partendo – come ormai da prassi – dai dati storici:

I risultati elettorali in Veneto nel recente passato(clicca per ingrandire) I risultati elettorali in Veneto nel recente passato
(clicca per ingrandire)

È quasi superfluo ricordare che ci troviamo in una roccaforte della Lega Nord. Il partito di Bossi prima e di Maroni oggi è dal 2010 saldamente il primo partito della Regione, con distacchi di due cifre rispetto al più vicino competitore, il PDL. Certamente la Lega ha “rosicchiato” molti voti al partito di Berlusconi, ma è legittimo pensare che molti siano anche i voti “rubati” al centro-sinistra che – come è noto – ha difficoltà a parlare con il popolo di questa Regione (al di fuori dei casi isolati di alcune grosse città  come Padova, Vicenza ma soprattutto Venezia).

tosi

Bisogna fare attenzione a non banalizzare il risultato leghista in Veneto, perché non è solo frutto della demagogia e del populismo – di certo  una componente oggettiva della proposta complessiva della Lega Nord. In Veneto, tuttavia, la classe dirigente della Liga Veneta ha espresso una grande quantità di amministratori locali che sono riconosciuti oggettivamente capaci di un buon governo. Pensiamo soprattutto a Flavio Tosi,  riconosciuto da molti come un ottimo sindaco e oggi, in seguito agli scandali che hanno portato al rinnovamento della classe dirigente leghista, Segretario della Liga Veneta. È importante tenerlo presente: nonostante gli scandali che hanno travolto la Lega Nord, la capacità degli amministratori, la presenza sul territorio, l’elettorato consolidato e la guida di Tosi potrebbero consentirle di  tenere botta in Veneto. Forse non è il caso di dare la Lega per morta, soprattutto qui.

Come ricordato, però, anche il centro-sinistra può contare su alcune buone esperienze amministrative di alcune importanti realtà. Proprio uno di questi sindaci, l’ex primo cittadino di Montebelluna, è una carta che il Pd si gioca: Laura Puppato, già consigliere regionale, è oramai una personalità diventata nazionale. Montebelluna è una piccola città, ma che ha sotto la sua influenza una zona ad alta densità produttiva: dopo la partecipazione da outsider alle Primarie, Laura Puppato non a caso è stata scelta come capolista laddove la partita è più importante: al Senato.

Andiamo ora a vedere i sondaggi relativi al Veneto, che – premettiamo- sono piuttosto discordanti:

Sondaggi Veneto Sondaggi Veneto

Ancora una volta ci concentriamo sui dati del Senato: abbiamo abbondantemente spiegato che sono quelli che più ci interessano ai fini della stabilità della prossima legislatura. Abbiamo dati che sono leggermente discordanti, quindi ragioniamo sulla media.

Anche questa volta vediamo come il centro-sinistra non riuscirebbe ad ottenere il premio di maggioranza al Senato per una manciata di voti. Ed anche qui, nonostante la compagine di Ingroia prenda pochissimi voti, questi basterebbero per sovvertire il risultato in favore dei Bersani-boys.

La “Scelta Civica” di Monti, come in Lombardia e a differenza della Sicilia, “sfonda” accaparrandosi voti “nuovi” rispetto a quelli dei suoi due alleati UDC e FLI, che sostanzialmente confermano i loro voti nella regione senza prenderne di nuovi. Guardando i voti delle ultime regionali, possiamo ritenere che Monti “rosicchi” voti dal centro-destra piuttosto che dal PD.

Come per la Lombardia, vediamo quanto influisce sulla divisione dei seggi al Senato la casistica (oramai scongiurata) di un accordo tra il PD e Rivoluzione Civile:

Divisione dei seggi al Senato per il Veneto Divisione dei seggi al Senato per il Veneto

Rischiamo di essere ripetitivi, ma questa per Bersani è evidentemente una dura realtà: in queste regioni in bilico deve trovare il modo di convincere gli elettori di Ingroia a votarlo almeno al Senato.

 Domenico Cerabona e Alessandro Sabatino

@DomeCerabona

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