Wimbledon, tre finali da tramandare ai posteri

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Quando lunedì 29 giugno, alle 12 (ora locale) Novak Djokovic varcherà i cancelli del Centre Court avrà inizio ufficialmente la 129° edizione del torneo tennistico più prestigioso del mondo, Wimbledon

Non c’è bisogno di spiegare cosa rappresenti il torneo londinese per i giocatori e per gli amanti di questo sport. Il campo centrale, sul quale il detentore del titolo ha una sorta di ius primae noctis che gli garantisce l’onore del primo match del torneo, è il sacro tempio nel quale sono state scritte pagine indelebili della storia di questo sport. 

 

Dalla prima edizione del 1877, arrivando agli anni di Fred Perry e Don Budge, all’apertura al circuito professionistico (1968) e all’era Borg e a quella Sampras, migliaia di partite si sono disputate sui campi dell’All England Tennis and Croquet Park; e migliaia di occhi si sono posati sulla quella stupenda citazione, tratta da una poesia di Kipling, che accompagna l’ingresso dei tennisti al campo centrale: 

 

If you can meet with Triumph and Disaster

and treat those two impostors just the same”.

 

Raccontarne per intero la storia in poche parole sarebbe impossibile.  Per questo abbiamo scelto di limitarci alle finali degli anni Duemila, da Sampras-Rafter del 2000 a Djokovic-Federer del 2014, cercando le tre finali più belle, appassionanti ed emozionanti di questo magnifico torneo.
Non pretendiamo di essere oggettivi e non si intende discutere il valore dei giocatori o delle partite in questione.
Il nostro vuole essere un racconto soggettivo – consapevole che altri sarebbero possibili –, per raccontare tre frammenti della grande storia di Wimbledon. 

Dal 2000 a oggi, le 3 finali “storiche” (in ordine cronologico) per noi sono:

 

8 LUGLIO 2001, GORAN IVANISEVIC BATTE PAT RAFTER

6-3, 3-6, 6-3, 2-6, 9-7

(qui sotto il video YouTube dell’intero match)

 

 

Roger Federer, non ancora ventenne, compie l’impresa eliminando Pete Sampras, vincitore di 7 delle ultime 8 edizioni del torneo, e così il tabellone si spalanca.
Sfruttano la chance l’australiano Pat Rafter, già finalista l’anno precedente, e la wild card Goran Ivanisevic, tre volte finalista negli anni Novanta.

 

Avete letto bene, wild card: il croato, a causa di alcuni infortuni, è sprofondato al numero 125 della classifica mondiale, ma ha ricevuto, in quanto ex finalista, un invito dal torneo.
Al Queen’s, il torneo di preparazione a Wimbledon, è uscito al primo turno contro un onesto mestierante della racchetta, l’italiano Cristiano Caratti. Inutile dire che nessuno si aspettava di ritrovarlo sul Centre Court la seconda domenica del torneo e che si tratta di un record rimasto ineguagliato.

 

Ho scritto domenica? Pardon. La finale dell’edizione numero centoquindici si disputa, causa pioggia, di lunedì. Non si poteva fare diversamente: la semifinale tra lo stesso Ivanisevic e Henman si è prolungata per ben tre giorni.
Se siete appassionati del “confronto di stili” questa non è la finale per voi. Sia il bombardiere Goran sia l’atleta Rafter attaccano su ogni palla: la parola d’ordine è “fare il punto”, non aspettare che sia l’avversario a sbagliare.
I due danno vita a un match che in un certo senso rappresenta “L’ultima finale di Wimbledon vecchio stile” perché la direzione del torneo, dopo la loro finale, propenderà per un rallentamento della manto erboso che renderà impossibile la replica di un simile stile di gioco nel quale l’alternativa al punto diretto con il servizio consiste nella discesa a rete, eseguita come soltanto i tennisti di una volta – e, badate bene, nonostante siano passati soltanto 14 anni, si tratta davvero del tennis di una volta – sapevano fare.

 

Con due giocatori così, il match non conosce quasi mai scambi a rimbalzo, non ha ritmo. O meglio, ne ha uno a cui, ahimè, noi spettatori oggi non siamo più abituati: discese a rete e servizi vincenti a grappoli, quattro volée vincenti a game e passanti in back di rovescio.   

Rafter si porta avanti nel punteggio per ben due volte, vincendo il primo e il terzo set. Al quinto, Ivanisevic serve per secondo ed è costretto all’inseguimento. 

 

Avanti 6-7 nel set decisivo e sul servizio del croato, Rafter si spinge fino allo 0-30. Con tutta probabilità si tratta del momento più difficile di tutta la carriera di Ivanisevic: lui sa che un’occasione come quella non gli ricapiterà più. 

Che personaggio, Goran.
Molti lo giudicano un incompiuto, un spreco di talento quel braccio accompagnato a una testa così fragile; ma lui ha sempre risposto, a chi gli rinfacciava gli insuccessi della carriera, che ha sempre preferito essere il numero 2 dietro a Sampras che il migliore rispetto a una serie di giocatori anonimi. 

Guardandoli ora, Goran e Pat sembrano due frammenti di tennis novecentesco, due giocatori a cui la sorte ha concesso di sopravvivere all’era-Sampras per un’ultima chance.
La questione, per Goran, sta tutta lì: quel giorno Sampras non c’è, e Goran sa di non poter fallire perché non avrà occasione migliore di quella.

Tre punti per Goran, poi reagisce Rafter con un magnifico pallonetto: quaranta pari, forty all

 

Ivanisevic scuote la testa, torna a fondo campo, serve una seconda all’incrocio delle righe – ma sono due settimane che non fa più differenza tra prima e seconda. Ace, 7-7, dagli spalti le urla degli spettatori intervallano ogni singolo punto. E Goran, galvanizzato, passa in vantaggio: break Ivanisevic, ora siamo sull’8-7. Ivanisevic is serving for the Championships.

 

In questo turno di battuta (lo trovate qui) c’è tutto l’Uomo Ivanisevic: un concentrato di potenza, irrazionalità, paura, coraggio

Primo punto: volée fuori di un metro. Altro errore marchiano sul 15-15 – doppio fallo. Paradossalmente, a un metro dal traguardo Goran non ha più forze, è stanco mentalmente, gioca di nervi e gioca a suo modo: o il servizio fa quel che deve o, ladies and gentlemen, addio. 

Ace di seconda all’incrocio delle righe. A 187 km/h. Se ci fosse Michael Jordan parleremmo di trance agonistica. 

Un altro ace.
Match point. La vetta si vede, è lì a un passo. Doppio fallo, di metri.
Servizio vincente. Match point numero due. Doppio fallo, questa volta sulla rete. Tennis e schizofrenia, magnifico.

 

In tutto questo spettacolo, chissà che sta pensando Rafter. Ciondola tra un punto e l’altro, attende che Ivanisevic stabilisca il punteggio. Non ha più il destino sulla sua racchetta; lo sguardo un po’ perso e affaticato lo fanno assomigliare più a un uomo che attende il proprio turno in una sala d’aspetto medica con un curioso abbigliamento sportivo e una racchetta tra le mani, che a un finalista di Wimbledon.
La sua partecipazione attiva al dramma in questo momento è nulla e questo, paradossalmente, rende l’atmosfera ancora più tesa.
L’altro, quello schizofrenico, violenta la pallina a ogni servizio e in caso di risposta si lancia a rete per poi magari sbagliare la volée di metri. Rafter, a ogni risposta in campo, prolunga di qualche istante l’agonia psichica di Ivanisevic

 

Al punto successivo, sempre 40 pari, il passante in back di rovescio dell’australiano esce di un millimetro.
Ivanisevic ha visto la palla uscire ma non esulta e guarda il giudice di sedia.
Aspetta.
La palla è out, Ivanisevic si genuflette, fa il segno della croce.
Match point numero 3; ma Rafter lo annulla con un soffice lob di rovescio.

 

Ancora 40 pari, ancora prima di servizio di Cavallo Pazzo lunga, ancora una seconda vincente. Quarto match point, ma questa volta è quello buono. 
La risposta successiva di Rafter finisce in rete, il dramma è finito e Ivanisevic può finalmente bagnare l’erba del Centre Court con le sue lacrime: è lui il nuovo campione di Wimbledon.

 

 

8 LUGLIO 2007, ROGER FEDERER BATTE RAFAEL NADAL

7-6, 4-6, 7-6, 3-6, 6-2

(per l’intero match vedere il video qui sotto)

 


 

Federer è a caccia di Borg e del quinto titolo consecutivo, Nadal cerca la prima volta fuori dalla terra rossa. 

Federer, erbivoro decisamente migliore di Nadal, sbaglia completamente l’impostazione del match e s’intestardisce in estenuanti bracci di ferro da fondo.
Vince il primo set, ma è chiaro che il divario tra i due, già protagonisti della finale 2006, si è assottigliato quasi del tutto. 

 

La partita non è indimenticabile dal punto di vista tecnico, ma il gioco sale progressivamente di livello. Non so quanto sia chiaro, ma vincere un torneo dello Slam cinque volte consecutivamente è un’impresa assai rara. In pratica significa vincere 7 match al meglio dei 5 set in due particolari settimane dell’anno per un lustro.
Un semplice dato: nella storia del tennis professionistico e fino al 2007 ci era riuscito solo Borg.

Nadal strapazza Federer nel quarto set e lo costringe al quinto: una circostanza che non capitava allo svizzero dal passaggio di consegne con Sampras agli ottavi del 2001. 

 

Come spesso capita nel match lunghi, la qualità e l’intensità si elevano, come se i giocatori fossero più caldi o avessero di proposito conservato una parte delle energie per l’eventualità.
Gli scambi, ora, sono violentissimi; Nadal bombarda lo svizzero con colpi arrotati e profondissimi, che sulla superficie irregolare della seconda domenica londinese sono difficilissimi da gestire – e difatti ci riesce solo Federer.

Federer, dopo un paio di momenti di nervosismo nei set precedenti, pare aver recuperato la calma e poter tenere il passo del suo avversario, anche se con qualche difficoltà.

 

Sull’1-1 del quinto Nadal sciupa una palla break con un dritto in corridoio: Federer a Wimbledon è un’istituzione e se affrontarlo è mentalmente complesso, figuriamoci strappargli la battuta nel set decisivo e sconfiggerlo.

Altro game salvato dallo svizzero sul 2-2.

Il sesto game – Nadal al servizio – è quello decisivo (lo potete vedere qui). Federer infila, in serie: un passante di dritto in corsa sulla riga per andare sul 0-30 e una frustata di dritto dal centro del campo all’incrocio delle righe sulla destra per lo 0-40

 

Sul 15-40, lo scambio che resterà negli annali di questo sport: Nadal serve al corpo dello svizzero che risponde come può, di dritto. Nadal si sposta verso (la sua) destra per giocare un lungolinea di dritto, al quale Federer controbatte con un lungolinea di rovescio. Il maiorchino è in trappola perché sa che il suo prossimo rovescio, lungolinea o diagonale, permetterà allo svizzero, ora meglio posizionato, di punirlo con il suo dritto. 

Non si arriva in finale per la seconda volta consecutiva – e a soli 21 anni – per caso. Nadal sceglie un rovescio lungolinea con una traiettoria molto lavorata e profonda sul quale Federer può solo opporre uno sbilenco back di rovescio, alto, difensivo. Chapeau.

Punto finito? Neanche per sogno.
Il rovescio del numero 1 atterra sulla terba di fondo campo – un miracolo – e questo riporta lo scambio dalla sua parte.
Dritto di Nadal, dritto di Federer e poi di nuovo Nadal, in diagonale di rovescio. Dritto anonimo di Federer. Rovescio violentissimo di Nadal, in lungolinea.  

Federer è fuori posizione, ha praticamente perso il punto.
Ma il suo polso non è d’accordo.

 

Altro rovescio in back per una rasoiata che sibila poco sopra la rete. In un sol colpo, lo scambio si è capovolto. Nadal recupera come può, Federer bacia la linea con il lungolinea di dritto, vince il punto e strappa un urlo, Yeesss!”.
Break Federer che, poco dopo, solleva il quinto titolo consecutivo a Church Road.

 

 

6 LUGLIO 2008, RAFAEL NADAL BATTE ROGER FEDERER

6-4, 6-4, 6-7, 6-7, 9-7
(per l’intero match vedere il video qui sotto)

 


 

The greatest match of all time: più di Borg-McEnroe del 1980, più delle finali tra Becker ed Edberg o delle sfide Sampras vs. resto del mondo.
La terza riedizione del Fedal sui prati londinesi conosce un saliscendi di emozioni degno di una produzione di Hollywood, con Nadal che si porta in vantaggio di due set su un Federer, a dir la verità, abbastanza spento. 

Il terzo set segue il ritmo del servizio: Nadal annulla una palla break, Federer invece diventa ingiocabile con quel suo fondamentale. 

 

La qualità del match è notevolmente aumentata. I vincenti, da una parte e dall’altra, fioccano. Federer ha montato un cannone al posto del servizio e del dritto, mentre Nadal sembra sul set di Matrix ed esegue passanti a cui lo stesso Neo non saprebbe opporsi. 

C’è un’interruzione per pioggia; i due giocatori arrivano al 6-6. 

Al tie-break, Federer piazza 4 ace su 4 servizi, strappa il servizio allo spagnolo in un paio di circostanze e porta a casa il terzo set.
Due set a uno. 

 

Il livello, se possibile, è salito ulteriormente. Questo Federer, aggrappato all’ipotesi di un quinto set, non è lo stesso tennista sceso in campo nei primi due. 

Il 2008, per lui, è stato un anno difficile: colpito da un principio di mononucleosi durante gli Open d’Australia, ha perso progressivamente terreno in classifica e ora il suo primo posto nel ranking, dopo oltre 4 anni e mezzo, è in pericolo.
Nadal, al contempo, sta vivendo la miglior stagione della sua breve carriera, e soltanto un mese prima ha letteralmente demolito il suo avversario nella finale del Roland Garros con il risultato di 6-3 6-1 6-0.
Si capisce il perché, di fronte al montare dello svizzero, Nadal non sia spaventato: ha fiducia nel suo gioco, sente che quella è la sua occasione e non arretra di un millimetro. 

 

Si susseguono scambi a mille all’ora, passanti micidiali e dritti in controbalzo contro le leggi della fisica. Nessuno dei due riesce a prevalere: altro tie-break.

Sette punti separano Nadal dal suo primo trionfo; gli stessi che separano Federer dalla prima sconfitta sui prati dal giugno 2002.

La mente riporta al 1980, allo straordinario tie-break del quarto set tra Borg-McEnroe, vinto dall’americano per 20-18 dopo match e set point salvati da entrambi i giocatori.

Questo tie-break è più breve, ma non meno intenso e spettacolare.
Il primo punto, Nadal al servizio, si conclude con un dritto vincente in corsa di Federer dopo una veronica – volée di rovescio spalle alla rete – dello spagnolo, seguita a un magistrale lob di Federer. 

 

I due scambiano a un ritmo forsennato, e fino al 5-2 Nadal, ciò che fa la differenza rispetto al terzo set è l’incapacità di Federer di ottenere punti dal servizio.
In questo senso, lo scambio sul 4-2 rende evidenti le sue difficoltà.
Nadal arpiona la prima slice di Federer e dà il via al palleggio, prendendo progressivamente campo con il suo dritto. Dopo una decina di colpi, il punto si conclude con un errore dello svizzero che, pressato dall’avversario, forza l’uscita dallo scambio con un lungolinea di rovescio largo.
Nadal è a -2 dal titolo e dal body language si capisce che lo sa. 

 

Doppio, beffardo fallo di Nadal, che poi, su un dritto carico in avanzamento del numero 1, manda il rovescio in rete. 4-5 e servizio Federer.
Due prime solide et voila, Federer va a set point. Il tennis è un gioco crudele.
Sul 6-5 per Federer, scambio prolungato, entrambi cercano di prendere il centro del campo per affondare con il colpo preferito. Federer vi riesce e scaglia un inside-out di dritto. È largo, Nadal pareggia i conti. 

Un dritto in avanzamento fallito da Federer porta Nadal al match point (6-7). Federer lo annulla con un servizio vincente sulla riga. Sette pari.

 

Al servizio, Federer gioca una seconda palla lavorata, prende in mano lo scambio, chiude Nadal sul lato del rovescio e, dopo un dritto violento e profondo, si porta a rete per la volée. Che dire? È il punto perfetto, difficile anche solo pensare a uno scambio migliore di questo. 

Dalle inquadrature tv Nadal quasi non si vede talmente è arretrata la sua posizione – e tra l’altro, quando Federer gioca l’ultimo colpo, lui si trova dall’altro lato del campo.  

Quel che succede ora è difficile da rendere con le parole. L’impressione è che tutto il mondo si fermi – pallina, Federer, pubblico, il moto dei pianeti: tutto – tranne Nadal che come una furia arriva sulla pallina e passa nell’unico spiraglio lasciato libero dall’avversario a rete. 

Match point numero 2, e questa volta lo giocherà sul servizio da sinistra, con lo schema classico a servire sul rovescio di Federer per poi chiudere il punto con il dritto.

E così succede. Federer risponde corto, Nadal procede verso la rete e colpisce un altro dritto verso il rovescio svizzero. Tutto giusto: se rigiocasse il punto altre 10 volte, lo farebbe suo nove. 

 

Ma qui siamo in quel decimo caso. Federer, infatti, estrae dalla racchetta un passante ancora più bello e difficile di quello del precedente di Nadal perché eseguito con il colpo meno forte – e poi è un match point. Nadal, che probabilmente pensava di aver già vinto il punto, il match e il torneo, guarda la pallina passargli accanto, sulla destra.
Otto pari.
Sul punto successivo, Nadal non può nulla contro un paio di dritti furiosi a tergicristallo dello svizzero. Un servizio vincente consegna a Federer il quarto set. 

 

Il quinto set, per quanto giocato bene, non può rivaleggiare con i quindici minuti conclusivi del quarto. C’è una seconda interruzione per pioggia. Al rientro Nadal è chiamato a salvare una palla break che avrebbe portato il defending champion a servire per il titolo, poi, sul 7-7, strappa il servizio all’avversario. 

C’è ancora tempo per una risposta impossibile di rovescio di Federer (questa) ad annullare il terzo match point.

 

 

Il regno di Federer a Wimbledon si conclude alle 9.08, al calar del sole di una domenica di luglio con un dritto in rete. Rafael Nadal è il nuovo campione di Wimbledon. E nio, dal canto nostro, in questo 2015 speriamo di aggiornare questa piccola galleria di ricordi.

 

Maurizio Riguzzi

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