Barcellona: la sintesi di tutte le finali di Coppa Campioni e Champions League

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Il prossimo 6 giugno il Barcelona disputerà contro la Juventus la propria ottava finale di Champions League. Il bilancio è in positivo: quattro vittorie e tre sconfitte.
Da quando la Coppa dei Campioni si è trasformata in Champions League (stagione 1992/’93), soltanto il Milan (6) ha disputato più finali del Barcelona (e anche della Juventus), che a Berlino raggiungerà il Bayern Monaco a quota 5.

Eccezion fatta per la prima finale nei primi anni Sessanta (k.o. contro il Benfica), le finali del Barcelona nella massima competizione europea per club si possono raggruppare in due mini-blocchi. Il primo corre tra le stagioni 1986/’87, 1991/’92 e 1993/’94.
Il secondo segna le vittorie su Arsenal nel 2006 e Manchester United (2009-2011). Ecco la sintesi delle sette finali del Barcelona F.C. in Coppa Campioni/Champions League

1) 31 maggio 1961, Berna: Benfica-Barcelona 3-2

Per la prima volta la coppa viene sollevata da una squadra che non si chiama “Real Madrid”. 
Allora la Coppa Campioni vedeva affrontarsi 24 squadre al primo turno; le 12 vincenti, a cui si aggiungono le 4 squadre dispensate dal primo turno (Real Madrid, Panathinaikos, Amburgo e Burnley) disputano il torneo a partire dagli ottavi di finale.

Dopo la vittoria sul Real Madrid cinque volte detentore e dopo aver giocato la bella in semifinale contro l’Amburgo (tra l’andata e ritorno il risultato era di 2-2 e all’epoca non vigeva la regola del gol segnato in trasferta), i catalani approdano in finale dove affrontano il Benfica di Bela Guttman – sì, lui: l’uomo della maledizione.
Nonostante schiarasse il pallone d’oro 1960, il futuro interista Luis Suarez, il Barcelona viene sconfitto 3-2 e la coppa va, per la prima volta, in Portogallo.

2) 7 maggio 1986, Siviglia: Steaua Bucarest-Barcelona 0-0 (2-0 d.c.r.)

Dopo un quarto di secolo il Barcelona disputa la sua seconda finale, contro la Steaua Bucarest.
I blaugrana sconfiggono nuovamente i detentori della Coppa ai quarti, proprio la Juventus, con un complessivo di 2-1. In semifinale la fortuna arride al Barcelona che ha la meglio sul Goteborg ai rigori dopo che i due match di andata e ritorno si erano conclusi sul risultato di 3-0 e 0-3.

Al Sanchez Pinzjuan di Siviglia, teatro della finale, la sorte dice male al Barcelona. Il match si protrae ai rigori, quando si scatena il portiere rumeno Helmut Duckadam: para tutto (ben 4!) e di fatto consegna la prima (e unica) Coppa Campioni ai romeni.

3) 20 maggio 1992, Londra: Barcelona-Sampdoria 1-0 (d.t.s.)

L’ultima edizione della Coppa Campioni va al Barcelona.
Fu un torneo particolare, caratterizzato da una formula innovativa. Dopo i primi due turni, corrispondenti a sedicesimi e ottavi di finale, le otto squadre rimanenti si affrontano in due gironi. Le vincenti dei due gironi ottengono il pass per l’ultimo atto.

Quel Barcelona è il dream team in grado di vincere quattro titoli consecutivi in Spagna allenato dal santone del calcio totale, Johann Crujff. La Sampdoria di Boskov schiera la coppia Mancini e Vialli, un campione del mondo 1982 (Vierchowood), un brasiliano atipico come Cerezo e un ala formidabile come Lombardo.

Il sogno blucerchiato viene spezzato al 112’, quando l’olandese Koeman con una punizione ai 188km/h regala il primo successo continentale ai blaugrana.

 

4) 18 maggio 1994, Atene: Milan-Barcelona 4-0

Si affrontano le due dominatrici del calcio europeo, il Milan di Capello, vincitore degli ultimi 4 scudetti, e il Barcelona di Crujff, campione già due anni prima a Wembley. I favoriti sono proprio loro, i blaugrana schierati con il consueto 4-3-3 che vede davanti il trio Stoickhov-Romario-Begiristain e a centrocampo Guardiola. Al centro della difesa l’eroe di Londra, Koeman.

Il Milan, dal canto suo, ha mantenuto l’impianto di gioco degli anni sacchiani, seppur con qualche modifica: squalificati Baresi e Costacurta, Maldini gioca da centrale difensivo. A centrocampo c’è la coppia Albertini-Desailly mentre sulle fasce imperversano Boban e Donadoni. Davanti, la coppia Massaro-Savicevic.

Il 4-0 finale rappresenta una debacle per i catalani, favoriti alla vigilia, e una delle grandi notti europee del Milan berlusconiano.

5) 17 maggio 2006, Parigi: Barcelona-Arsenal 2-1

Siamo ai giorni nostri (o quasi). Quel Barca forse non è la squadra più forte del mondo, ma certamente è la più spettacolare. Riijkard, il tecnico, trova l’alchimia schierando contemporaneamente in campo Deco, Giuly, Eto’o e il giocatore più forte del mondo, Ronaldinho, mentre Messi, appena 18enne, è infortunato, altrimenti sarebbe della partita anche lui.
L’Arsenal di Wenger offre il giusto mix tra giovani (Cesc Fabregas su tutti) ed esperienza (Henry, Pires, lo svedese Ljungberg).

La finale è segnata dall’espulsione di Lehmann, il portiere dei londinesi al 18’ del primo tempo. L’Arsenal riesce a passare in vantaggio su calcio d’angolo con Campbell, poi resiste.Tra il 76’ e l’80’, il Barca ribalta la partita: segna Eto’o, ma l’eroe della serata è il terzino destro brasiliano Belletti, che insacca la rete del 2-1.

Il Barcelona vince la sua seconda Coppa, la prima da quando si chiama Champions League.

6) 27 maggio 2009, Roma: Barcelona-Manchester United 2-0

All’Olimpico di Roma si affrontano due squadre semplicemente incredibili. Il Manchester United di Ferguson, detentore del titolo, dispone di un trio d’attacco niente male: Cristiano Ronaldo al centro e Rooney e Tevez, duo di lotta e di governo, sulle fasce. Il sogno di ogni allenatore, o quasi.

Il Barcelona viene dalla rivoluzione dell’estate precedente: via i senatori della squadra campione nel 2006 (Ronaldinho e Deco), dentro il terzino brasiliano D.Alves, Piquè (ex canterano e prelevato proprio dallo United) e fiducia ad alcuni giovani del settore giovanile: alcuni, come Iniesta, erano già in prima squadra 3 anni prima, altri, come Busquets, sono alla loro prima esperienza a questi livelli. Al centro del progetto c’è il nuovo numero 10 blaugrana: Leo Messi.

Guardiola, già regista del dream team di Crujff nei primi anni Novanta, fa propri i concetti di calcio totale del santone olandese e quelli di pressing sistematico sacchiano, e li adegua a un gruppo di giocatori che a livello tecnico è perfino superiore a quelle dei suoi maestri. Il risultato è maestoso. Venti giorni prima il Barcelona ha schiantato nel match decisivo per la conquista della Liga il Real Madrid per 6-2. A Madrid.

Credo che non sia mai successo che il club detentore del titolo sia partito così sfavorito nella finale dell’anno successivo. Ma è così: il Barca gioca un calcio sconosciuto per questo United che pure, come abbiamo detto, è fortissimo. Il 2-0, con gol di Messi di testa e senza scarpino (qui), celebra una squadra che dopo una sola stagione è già pronta per entrare nel mito.

7) 28 maggio 2011, Londra: Barcelona-Manchester United 3-1

Le stesse squadre di due anni prima, ma solo sulla carta. Lo United gioca molto più con il collettivo, ma ha perso sia Ronaldo che Tevez. Insieme a Rooney parte titolare il Chicharito, Hernandez, e l’unica punta di riserva è Michael Owen, ormai ombra del pallone d’oro di dieci anni prima.
Anche i catalani hanno modificato qualcosa nel loro undici titolare. Dopo la parentesi Ibra, Guardiola ha scelto Villa come terza punta accanto a Pedro e, ca va sans dire, Messi.

C’è ancora meno equilibrio di due anni prima, e nessuno, neanche dopo il pareggio di Rooney, pensa che gli uomini di Ferguson possano sfilare una coppa che sembra già assegnata. Le reti di Messi e di Villa confermano questa sensazione.

Il Barcelona vince la sua quarta e, per ora, ultima Champions League della sua storia.

Maurizio Riguzzi
@twitTagli  

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