Saga di un impiegato del 2026 – Il ribelle Brambardi

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Milano, 2026.

L’impiegato Brambardi, denominato ora Junior System Operation Digital Change Assistance Manager, di anni settantuno, compiuti il giorno prima e festeggiati nella grey team relax office zone sita tra i cessi, le macchinette del caffè di soia e il distributore di vegan sushi, muore senza permesso aziendale.

Guai.

“Ehi, Luca, non puoi morire così oggi che abbiamo il WTM – weekly team meeting – in collegamento con il Mind- Coordinator Vice Leader”.

Tenta di scuoterlo il collega di postazione H_34, ma nulla.
Brambardi, silenzioso e sedizioso, continua imperterrito con la sua morte.
Di quel decesso non autorizzato se ne accorge anche la Deploy Financial Accounting Senior Manager, di anni 23, e laureata a 12 in human engineering alla John Fitzgerald Elkann World University, lì di passaggio sul nastro per il link fisico con le altre unit nell’open space Stadium 13.
La manager biasima il cadavere tramite leggera smorfia facciale.

“Brambardi, nel mio ufficio”, lo chiama via ologramskype la manager, ma Brambardi ora è crollato sotto la scrivania, accartocciato su se stesso, cianotico e freddo, dopo che il collega Integrator Test Account ha frugato nelle sue tasche in cerca di preziosi e del nuovo Samsung Galaxy Z 11 modello Uefa Champions League.
Brambardi non risponde.
Ribelle.

Riunione del board della unit. Licenziamento dell’insubordinato Brambardi tramite whatsapp. Per legge, la famiglia di Brambardi dovrà all’azienda euro 7.845 tra perdita di produttività giornaliera, multa per morte non autorizzata, costi di training erogati e non restituiti in attività, spese per applausi dei colleghi del team come estremo saluto, anticipo pensionistico, trasporto del dipendente nel parcheggio dei diversamente produttivi.

È tutta una questione di mentalità, dovete cambiare mentalità. Change is now!

Federico Mosso

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