Intervista a Irina Sherbakova: “Diamo un futuro al passato della Russia”

articolo-grossman.jpg

Il passato della Russia deve avere un futuro”, esordisce – con un calembour efficace e profondissimo – Irina Sherbakova, moscovita classe ’49, una donna tutta di un pezzo che ha fatto del recupero della memoria la missione della sua esistenza.
La prima impressione che lascia questa elegante 65enne è la calma: posata, misurata, premette subito che “capire la Russia è difficile quanto parlarne”.

Irina Sherbakova è laureata in filologia ed è giornalista, traduttrice e studiosa del passato della sua nazione. Dal 1979 ha iniziato a occuparsi di memorie del Gulag, registrando e archiviando centinaia di interviste di sopravvissuti.
Ha insegnato nelle Università di Salisburgo, Brema e Jena. Dal 1999 dirige i programmi di istruzione e didattica della Fondazione Memoriàl di Mosca. È autrice di oltre 300 pubblicazioni in russo e in tedesco.
La sua è la prudenza di chi sa che per recuperare il passato è per prima cosa necessaria l’analisi rigorosa del presente. Poi, “I germogli di democrazia sbocciati negli anni ’90 sono già stati soffocati”, è la seconda, amara, premessa.

SE VOLESSIMO FARE UN AFFRESCO DELLA RUSSIA CONTEMPORANEA, DA DOVE BISOGNA PARTIRE?
“La Russia del 2015 è un paese nel quale l’informazione di massa è di nuovo statalizzata. Ma questo non è l’unico fantasma a presentarsi come un revenant: penso all’arbitrio violento delle forze dell’ordine, alla corruzione dilagante, alla pessima classe giudiziaria e alla retorica patriottarda di nuovo onnipresente.
Anche il vecchio inno sovietico è stato recuperato: al posto della parola Stalin hanno sostituito Dio e Patria. E l’Occidente è di nuovo guardato con sospetto…”.

QUESTO RINNOVATO GUARDARE AL PASSATO È UNA FORMA DI MEMORIA?
“Niente affatto. Dal passato si trae, selettivamente, solo ciò che serve alla propaganda. Il resto si tace o si mistifica.
Per esempio si rimpiangono gli anni in cui ‘noi russi potevamo fare paura agli Stati Uniti d’America’. Si rimpiange uno stalinismo mitico e mitizzato.
Si tende a rivalutare la dittatura con sempre maggiore superficialità: secondo gli ultimi sondaggi, oggi un russo su due dà un giudizio storico positivo del trentennio di Stalin”.

E COSÌ LA RUSSIA CONTEMPORANEA SI TROVA DI NUOVO DI FRONTE A UN BIVIO… 
“Abbiamo due strade: una è la strada del nazionalismo arrabbiato; l’altra è la strada della cultura”. 

L’EUROPA PUÒ FARE QUALCOSA PER AIUTARE LA RUSSIA A SCEGLIERE LA STRADA GIUSTA? 
“A me non sembra di vedere un ostracismo dell’occidente nei nostri confronti, né un atteggiamento presuntuoso di superiorità. Ma non tutti la pensano come me.
Ciò che è indiscutibile è che tra i russi restano vivi la paura e il sospetto. Con la caduta dell’impero sovietico, qualcuno si è illuso che la Russia potesse diventare improvvisamente democratica, libera e ricca. Ma nessuno di questi aggettivi diventa realtà con un colpo di bacchetta magica.
E la reazione, in molti, è stata la frustrazione. Seguita dalla consolazione di rifugiarsi nel vecchio refrain: ‘noi siamo diversi; la Russia non ha bisogno dei valori occidentali’“.

E IN QUALI VALORI, ALLORA, SI IDENTIFICANO I RUSSI? 
“Troppe volte tendiamo a identificarci nell’uomo forte al potere, un po’ come successe nell’Italia degli anni ’30.
Inoltre, ogni tentativo di dialogo fallisce sul nascere a causa della martellante propaganda antioccidentale.
Sa com’è descritta l’Europa? Come la fonte di ogni male. Si ricorre, metodologicamente, al tu quoque: ‘Anche l’Europa è corrotta!’; o alla battuta cinica: ‘Tutti hanno un prezzo, anche coloro che dicono di non volersi vendere’”.

EPPURE TENTATIVI DI DIALOGO CI SONO E CI SONO STATI. PER ESEMPIO IL DESIDERIO DI PAPA FRANCESCO DI RIAVVICINARSI ALLA CHIESA ORTODOSSA RUSSA. 
“Ma in Russia la chiesa ortodossa è organica al potere, sostiene il putinismo e ne è sostenuta.
Pensa ad arricchirsi, non ad aiutare le persone in difficoltà.
Un esempio per tutti: da anni la chiesa ortodossa commercia alcolici senza dover pagare tasse, grazie a una speciale concessione. Inoltre il clero russo non è immune da sentimenti xenofobi, misogini, di adesione supina al potere giustificata dal vecchio principio secondo cui ‘ogni potere viene da Dio’“.

CON QUALI SENTIMENTI IL CITTADINO RUSSO GUARDA AL PASSATO SOVIETICO DELLA NAZIONE? 
“Il marxismo originale, quello degli scritti di Marx ed Engels, è stato un’invenzione di pensiero brillante e condivisibile.
A differenza dei fascismi, viziati all’origine dal loro razzismo e dalla loro violenza, il comunismo nasce come istanza di uguaglianza. Gli artisti fascisti sono merce rarissima, mentre i Grossman, gli Ėjzenštejn, i Šostakovič aderirono convintamente al pensiero sovietico.
Il disastro è stato il socialismo reale: di Stalin, certo, ma anche di Lenin.
Paradossalmente, le socialdemocrazie occidentali hanno rispettato di più l’idea originale del comunismo rispetto al regime dell’Urss”.

CHE GIUDIZIO POSSIAMO DARE DELLA PERESTROJKA E DI GORBAČËV? 
“Per decenni, in Unione Sovietica, la memoria è stata uccisa dalla paura. Avevi un parente nobile o sacerdote? Lo nascondevi. Certi tuoi famigliari vivevano all’estero? Dissimulavi.
Il terrore induceva a negare o a tacere il proprio passato e il proprio presente.
La delazione era più vantaggiosa del ricordo: tutto questo ha creato un’atomizzazione della società che non ha – credo – un termine di paragone in nessuna altra parte del mondo.
Gorbačëv è stato il punto di arrivo di un percorso iniziato con Chruščёv. Sa che cosa riferivano le autorità ai parenti di coloro che erano stati fucilati? Non che erano morti; ma che erano stati condannati a dieci anni di Gulag senza diritto di corrispondenza.
Alla fine dei dieci anni, se qualche famigliare insisteva nel voler sapere, le autorità rilasciavano un attestato che certificava, in gelido burocratese, che il loro congiunto era ‘morto in lager durante la guerra‘.
La gente aveva fame di verità: voleva che si aprissero gli archivi, pretendeva giustizia per le vittime.
Gli ultimi prigionieri politici sono stati rilasciati proprio nel ’91 e alla fine dello stesso anno risale la legge che riabilita le vittime del potere politico.
La sfida, ora, mia e nostra, è andare oltre. Continuare a studiare, ritrovare, disseppellire il nostro passato. Ogni volta che un residente di qualche condominio mi porta un nome, una data di nascita e una di morte per me è come un mattone. Un mattone per la ricostruzione del passato della Russia”.

Andrea Donna
@AndreaDonna

 

 

Credit foto in apertura: memorialitalia.it

Post Correlati

Leave a comment

Devi essere loggato per commentare.