Benedetto XVI: le dimissioni che secolarizzano la Chiesa

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Vi ricordate le immagini degli ultimi anni di Papa Giovanni Paolo II? Erano immagini dure, di un uomo stremato e malato. Mi ricordo una Pasqua in cui, un po’ per caso, mi ritrovai al Colosseo in occasione della Via Crucis; ricordo quanto mi facesse quasi pena sentirlo parlare con quel filo di voce affaticata quasi come ogni parola gli costasse uno sforzo immane.

Ebbene, ripensate a quegli ultimi anni e provate a ricordare una sola volta in cui avete pensato: “Però potrebbe anche dimettersi e lasciare il posto ad un vescovo in grado di svolgere appieno le sue funzioni“. Ammettetelo: non lo avete mai fatto. Ed è normale, perché – anche per chi non ha fede – la Chiesa è un “fenomeno” misterioso, esoterico, fatto di rituali millenari a cui non possono essere applicati criteri di ragionamento moderni o, peggio, attuali.

In verità, è proprio questo il motivo per cui la Chiesa resiste solida da più di duemila anni: perché ciò che non ha tempo non può temerlo. E questo concetto, più di tutti, lo aveva capito lo stesso Benedetto XVI, quale Prefetto della congregazione per la Dottrina della Fede prima e da Pontefice poi. La Chiesa è un’istituzione antistorica, nel senso di “fuori dalle dinamiche storiche”, trascendente da esse, superiore ad esse.

images (2)Quelle che molti (me compreso) considerano “posizioni anacronistiche” su molte materie di attualità – quali i diritti civili degli omosessuali, ricerca scientifica sulle cellule staminali, aborto, utilizzo degli anticoncezionali, la comunione per le persone divorziate e molto altro ancora (temi su cui neanche un presunto “Papa moderno” come Woiytila ha mai ceduto di un millimetro) – in realtà sono prese di posizione che la Chiesa deve difendere per proteggere la sua impermeabilità alla modernità.

Teologi eccezionali come Ratzinger hanno ben chiaro che, se la Chiesa perde il legame diretto con quella che loro considerano “la parola di Dio” dettata a noi per mezzo di Cristo e dei suoi apostoli tramite i Vangeli, la Chiesa perde la sua “aura divina” per diventare un fenomeno sociale, politico e – soprattutto – secolare. E la Chiesa sa bene, perché ne ha visti una marea generarsi ed andarsene, che i fenomeni secolari sono destinati a invecchiare.

Non è un caso che Ratzinger sia andato a rinfrescare vecchie e vecchissime tradizioni dei Papi, a partire dai bizzarri capi di abbigliamento. Certo, in parte perché voleva marcare la differenza con Giovanni Paolo II, sapendo di non poter reggere il confronto con la straordinaria capacità comunicativa del suo predecessore; ma soprattutto perché era (ed è) convinto che la spettacolarizzazione della Chiesa portata avanti dal Papa polacco aveva portato a quel fenomeno sintetizzato nella frase: “piazze piene e chiese vuote”.

Proprio per queste ragioni sono rimasto shockato dalla decisione di Ratzinger: perché, di botto, ha secolarizzato la “figura” meno secolarizzata dell’umanità. Intendiamoci: tutti conosciamo i giochi di potere che stanno dietro all’elezione di un Pontefice ed alla gestione del potere immenso della Curia Romana. Ma una volta eletto il Papa perde la sua dimensione “umana” , e come si diceva prima la trascende: da quel momento parla ex cathedra, ed è infallibile in quanto vicario di Cristo in terra. Perde persino il suo nome in maniera retroattiva: per fare un piccolo esempio, nelle regole internazionali di catalogazione bibliotecaria tutti i libri scritti prima con il suo nome proprio devono essere reintestati al suo nuovo titolo.

RomeRatzinger23bPer quanto il diritto canonico prevedesse questa possibilità, di fatto  siamo di fronte a un ruolo da cui – almeno nella percezione popolare – non ci si può dimettere; soprattutto un qualcosa al quale è inconcepibile pensare di poter rinunciare.

Molti giornali parlano in queste ore, in termini positivi, della “umaninizzazione” della figura del Pontefice, come gesto di grande sensibilità da parte di (fu) Benedetto XVI. Ma è proprio questa umanizzazione che potrebbe essere un grave, gravissimo, danno per la Chiesa. Un esempio? Il Presidente francese Hollande – prima di cadere in quella che per alcuni è stata una gaffe, “La Francia per la successione non presenta candidati” – ha sottolineato che “Si tratta di una decisione umana che va rispettata“: incagliarsi sulla “umanità” è, sul lungo periodo, un concetto molto pericoloso per la Santa Chiesa.

Da oggi, come mai prima nella storia moderna (per trovare un Papa dimissionario dobbiamo andare al 1415) si potrà pensare che un Pontefice si può considerare “inadeguato”. Quel famoso “unfit to govern”, che si applica a tutti i Capi di Stato “qualunque”. Un sentiero pericoloso, che forse neanche Nanni Moretti sarebbe riuscito a prevedere. A mio parere è questa la portata storica di questo evento. Volessimo usar l’ironia, potremmo chiamarla “una rivoluzione copernicana”.

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

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