Sul Cammino di Santiago fischiettando l’Internazionale: arrivo a Santiago de Compostela

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23 agosto 2010

É FATTA! Mi sembra incredibile ma l’abbiamo portata a casa, e nel modo più stoico possibile: un tappone di 39 km in quasi otto ore di cammino, per di più quasi sempre sotto la pioggia battente. Però le gambe andavano, come in maratona il rush finale è duro fisicamente ma molto bello psicologicamente.

A parte pochi chilometri il percorso di oggi è stato molto bello; i pellegrini, almeno per i primi 30 chilometri erano tantissimi, molti per la verità senza zaino e chiaramente con pochi km sulle gambe, ma molti va detto erano gruppi di anziani quindi li perdoniamo. È stato invece molto emozionante vedere alcuni pellegrini assolutamente devastati nel fisico che non mollavano, eroici. Pensare che molti di loro avevano fatto tutti gli oltre 800 chilometri del Cammino francese, mi faceva venire voglia di abbracciarli e caricare il loro zaino.

La grossa emozione è stata entrare in Santiago in solitaria con il Braders, indimenticabile. Abbiamo fatto anche questa, ancora stento a crederci; la tappa più corta è stata quella di 26 km, ma era tutta in salita, poi solo tapponi da più di 30 chilometri. Siamo talmente carichi che dopo un giorno di riposo abbiamo deciso di saltare La Coruna e andare in due tappe a Finisterre. Vogliamo rimanere sul Cammino!

La cosa assurda è che ho trovato molto deludente, forse la cosa più deludente del viaggio, l’arrivo alla cattedrale… Trovo assurdo che il Cammino non si dipani in modo da affacciarsi direttamente sull’ingresso principale della cattedrale; ho trovato poi quasi un insulto il fatto che non ci sia un accesso riservato ai pellegrini. Mi immagino quegli stoici che si sono sparati 800 km che dovrebbero, all’arrivo, accodarsi all’eterna fila di normali turisti agostani, con ancora lo zaino sulle spalle. Noi, ovviamente, ci siamo rifiutati.

Altra esperienza avvilente è stato il ritiro della «compostela». Io ho fatto pressioni perché la prendessimo oggi stesso, giorno del nostro arrivo a Santiago. Le «impiegate» ci hanno accolto con atteggiamento dubitativo, nonostante avessimo chiaramente l’aspetto di due che, quantomeno in giornata, si sono sparati tanti km. Poi con atteggiamento ancora più negativo hanno iniziato a chiederci polemicamente come mai noi avessimo così pochi timbri (sei) sulla nostra credenziale, per così tanti km percorsi; sostenevano che sarebbe stato necessario farne almeno due al giorno negli ultimi 100 chilometri, regola che non abbiamo trovato scritta da nessuna parte.

Morale, bontà loro, si sono decise a concederci l’attestato «per questa volta». Per loro fortuna, ero stanco, umido e preoccupato di andare a trovare un posto dove dormire, altrimenti se fossi stato più lucido e riposato, avrei detto loro cosa me ne faccio dei loro attestati di fede e che mi avevano dato un’altra occasione in più per disprezzare certe organizzazioni religiose; tanto più che ho dovuto anche sopportare lo sguardo sprezzante quando ha letto che avevo scritto, onestamente, che non ero spinto da motivi religiosi.

Tornando al Cammino, oggi sono comparse le prime vesciche a causa delle scarpe bagnate; sono quasi contento, le considero medaglie al valore. Domani ci godiamo il meritato riposo, poi si riparte carichi.

Stasera di festeggia, passata la stanchezza del fine tappa e il nervosismo per colpa dell’arrivo deludente, rimane l’euforia per aver fatto qualcosa che considero speciale e che credo che sarà un’esperienza che ci porteremo dietro per lungo tempo. Carichi!

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

 

Leggi tutte le tappe del Cammino di Santiago:

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