Il pagellone cinematografico di fine anno

Quest’anno solare ho visto drammaticamente pochi film, signori e signore della corte. Normalmente mi divertirei moltissimo a compilare e proporvi (o propinarvi) la mia classifica dei 10 film preferiti dell’anno, ma mi sento troppo in colpa per essere così istituzionale e rispettare la tradizione.
Mancano troppe frecce al mio arco di pseudo-critico, come Roma di Alfonso Cuàron, A Star is Born, Suspiria, Creed II, Blackkklansman di Spike Lee, La Favorita di Yorgos Lanthimos e molti altri film che meriterebbero di essere visti e giudicati prima di esporsi con una classifica che, inevitabilmente, rischia di diventare troppo soggettiva e limitata dalle poche visioni.

Al contrario, quest’anno ho guardato un sacco di televisione. Quindi nel prossimo pezzo vi propongo la mia classifica dei migliori prodotti televisivi del 2018. Nel frattempo, abbiate la pazienza di leggere questa impepata di cozze che chiamerò “Pagellone cinematografico”.

Miglior commedia: Blockers, di Kay Cannon

(ma anche: miglior film nella lunga e prolifica carriera di John Cena)

Blockers è un adorabile filmettino uscito in Italia a maggio con l’orrido titolo “Giù le mani dalle nostre figlie”, diretto da una donna, Kay Cannon, al suo primo film da regista.
È una commedia molto meno volgare e sboccata di quanto la premessa suggerirebbe; molto più romantica, divertente e provvista di un gigantesco cuore, un’anima dolce e pacata che permette ai suoi giovani interpreti di brillare in una struttura convenzionale ma eseguita meravigliosamente bene.

Miglior film horrorHereditary, di Ari Aster

In un anno di discreto successo per gli horror, Hereditary si distingue come uno dei prodotti più convincenti, spaventosi, originali e suggestivi nel suo genere dell’ultimo decennio.
Hereditary è una rapida e perfettamente calcolata discesa nell’incubo, con una sequenza finale tra le più potenti e memorabili che ricordi da tantissimo tempo a questa parte.

Altro miglior film horror: A Quiet Place, di John Krasinski.

Merita una menzione speciale perché parte da un concept fortissimo e lo sviluppa alla grande.

Miglior film di fantascienza: Annihilation, di Alex Garland

Annihilation o Annientamento è il secondo film da regista di Alex Garland e un degno successore del meraviglioso Ex Machina: tratto da un romanzo che mi vergogno un po’ di non essere riuscito a finire, è il classico film che va dritto alla mia sensibilità e al mio palato di consumatore di fantascienza speculativa.
Sì, intendo quella zeppa di suggestioni filosofiche, derive metafisiche, alieni misteriosi, dimensioni parallele che si intrecciano con la nostra realtà, Tessa Thompson, Natalie Portman e finali incomprensibili che ti fanno sentire molto intelligente.

Miglior regista del 2018: Lynne Ramsay, per You Were Never Really Here

Lynne Ramsay è una regista donna, e mi dispiace doverlo sottolineare per la seconda volta nello spazio di poche righe, ma fidatevi: è davvero raro che esistano e possano avere modo di brillare filmmaker donne nel panorama del cinema contemporaneo.
Oltre ad essere una donna, Lynne Ramsay è anche uno dei più grandi talenti emergenti del cinema americano. Nel 2011 ha diretto quella bomba ad orologeria che è We Need to Talk About Kevin, e nel 2018 è stato distribuito il suo secondo film, You Were Never Really Here.
L’opera seconda di Ramsay è un noir metropolitano con un Joaquin Phoenix monumentale che parla di ragazzine scomparse, violenza, cospirazioni e sindrome da stress post-traumatico.
È un film dalla struttura narrativa convenzionale che vive interamente sulle spalle di un interprete straordinario e di una regia ipnotica, lenta, elegante ma mai invasiva, capace di costruire un’atmosfera fredda ma pronta ad accendersi ed esplodere in qualunque istante, come la rabbia repressa del suo protagonista.

Miglior attore del 2018: Chris Hemsworth, per Avengers: Infinity War e Bad Times at El Royale

Se qualcuno storcesse la bocca dopo avere letto che, secondo il sottoscritto, il miglior attore dell’anno è il manzo australiano che fa Thor, dimostrerebbe solo superficialità e vedute ristrette. Chris Hemsworth è maledettamente bravo, e nel 2018 si è affermato come uno degli attori più interessanti in circolazione. Il suo talento era già evidente in cose come BlackHat, Rush e Cabin in the Woods, ma quest’anno sono due i film che mi hanno definitivamente convinto del grandissimo potenziale di un attore spesso ridotto al “semplice” ruolo di eroe d’azione, ma in grado di instillare in ogni più piccolo momento personalità, carisma naturale, presenza scenica e anche una notevole verve comica.

Nel terzo capitolo della saga degli Avengers Chris Hemsworth ruba la scena come l’unico personaggio che di fatto ha un vero arco emotivo tra i protagonisti: Thor soffre perdite lancinanti e si rialza, combatte, perde, sbaglia e sbatte la testa contro la sua stessa arroganza.
Nel giro di due film Marvel molto diversi come Thor Ragnarok e Infinity War, l’interprete del Dio del Tuono passa da un registro prettamente comico a un respiro maggiormente drammatico e solenne con una facilità disarmante, e non è mai in discussione l’aderenza ai diversi toni e stili dei film in cui compare.

Nel bellissimo Bad Times at El Royale, uscito in Italia a ottobre, Hemsworth interpreta poi il leader “Charlesmansoniano” di un culto religioso nell’America degli anni ’60: è semplicemente una performance memorabile all’interno di un film costellato di grandi interpretazioni e sorretto da un grandissimo cast. 

Film più deprimente dell’anno: Tully, di Jason Reitman

Tully è un film piuttosto minimalista nelle intenzioni e nella portata della sua storia, che di fatto quasi non si muove dagli spazi ristretti e opprimenti di un nucleo familiare di provincia e apparentemente idilliaco.
Il film parla di maternità e crisi di mezza età senza sbracare mai nel melodramma ma restando aggrappato alla delicata intensità di una gigante come Charlize Theron, sempre in grado di mettersi completamente al servizio di una storia, emotivamente e fisicamente.
Tully è anche un film deprimente e quasi senza possibilità di riscatto, l’estratto di una vita ordinaria che non può non colpire per la profondità dei suoi spunti.

Miglior film d’azione / miglior gioia per gli occhi del 2018: Mission: Impossible – Fallout, di Christopher McQuarrie

La corona di “spettacolo cinematografico” del 2018 spetta senza possibilità di appello a Mission: Impossible – Fallout, miglior capitolo della più importante saga d’azione cinematografica di tutti i tempi.

Sì, l’ho detto. Non ci sono Fast & Furious o James Bond che tengano; quando si tratta di azione e intrattenimento spettacolare, Mission: Impossible si è imposto come il più alto standard di qualità presente in questo momento sulla piazza.
Grazie all’unione di intenti di due talenti incredibili come l’attore protagonista e produttore Tom Cruise e lo sceneggiatore e regista Chris McQuarrie, Mission: Impossible – Fallout supera i già altissimi risultati ottenuti dal capitolo precedente, Rogue Nation, e si impone come un capolavoro assoluto del genere, un esempio da imitare e studiare in quanto a padronanza dei mezzi cinematografici, conoscenza dei meccanismi della narrazione e capacità di offrire al proprio pubblico uno spettacolo praticamente senza eguali a livello di costruzione di sequenze d’azione, caratterizzazione dei personaggi e stunt memorabili.

Miglior film musicale / miglior commedia romantica: Hearts Beat Loud, di Brett Haley

Hearts Beat Loud è un film semplicemente delizioso nella modestia dei suoi orizzonti: è una storia piccola e intimista che lascia con un sorriso malinconico stampato in faccia e una voglia matta di riascoltare la colonna sonora.
L’alchimia tra i due protagonisti è fantastica e il classico esempio di cosa sia capace di produrre il cinema indipendente quando è pensato, scritto e realizzato con un preciso disegno in testa e una volontà chiara di intrattenere il prossimo con semplicità e sobrietà. 

Miglior film fatto con 2,50 €: The Endless, di Justin Benson, Aaron Scott Moorhead

Non è molto chiaro se The Endless sia più un film del 2017 o del 2018, ma in fondo chissene: il sottoscritto l’ha visto in una calda sera di agosto del 2018 ed è rimasto catturato dalla perfetta unione di high concept, scrittura commisurata alle possibilità produttive (praticamente zero a livello di budget e risorse a disposizione) e trovate visive intriganti, che accompagnano una storia che piega le regole dello spazio-tempo e azzecca un’atmosfera costantemente inquietante, da orrore cosmico imminente pronto ad abbattersi sui protagonisti.

Peggior delusione dell’anno: La Ballata di Buster Scruggs, di Ethan e Joel Coen

L’anno non poteva che finire così, con la cronaca di un disastro a sorpresa e la bruciante sensazione che due tuoi “eroi” cinematografici stavolta abbiano floppato pesantemente.

La Ballata di Buster Scruggs, film a episodi dei fratelli Coen uscito in esclusiva per Netflix, è una cagata pazzesca. Mi dispiace non usare mezzi termini e chi l’ha apprezzato ha pieno diritto delle sue opinioni, ma io l’ho trovato praticamente inguardabile. Ed è il secondo scivolone consecutivo dopo Ave, Cesare

Davide Mela

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