No, una preghiera non ci salverà e no, non è l’unico modo per esprimere quello che sentiamo

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Ieri sera un’amica scrive qualcosa sulla Francia che chiude le frontiere, e non sapendo cosa fosse successo pensavamo ad un qualcosa legato all’immigrazione, o al fatto che puzzano. 
Poi l’incontro casuale con un’altra ragazza che conosco da tempo mi fa capire quello che è successo realmente. Solo che non ho realizzato fino a che, tornato a casa, con la mia ragazza addormentata addosso, ho cominciato a leggere e vedere e sentire ed onestamente io, nel mio piccolo, ho pensato un sacco di cose.

Tipo che mi sono rotto il cazzo di ‘ste follie.
Basta.
Un continuo saliscendi di paura, odio, razzismo, morte, religione di merda.

E vedere che l’hashtag che tra un mese sparirà dice di pregare per Parigi beh, mi fa vomitare. Pregare per una tragedia successa per colpa, almeno alla base e non è poco, della religione, mi fa pensare anche che ci sta sfuggendo tutto di mano: ‘sti cazzo di social smorzano subito ogni immaginazione grazie a tre parole precedute da una cancelletto. Diventa virale e scriviamo qualcosa solo per mettere una parola chiave per far capire che “ehi, anche io sono sotto shock!“.

No, una preghiera non ci salverà e no, non è l’unico modo per esprimere quello che sentiamo.
Se proprio dobbiamo dire qualcosa, dettagliamolo: io per esempio sto male, se ci penso.
Ma male brutto.
Intanto perché mi piange il cuore a pensare ad una città violentata da dentro e pungolata sui punti più sensibili di una città occidentale (lo stadio, il concerto, le strade), di venerdì sera, il momento in cui più ci si rilassa ed a tutto si pensa tranne che possano esserci una ventina di matti sparsi in città pronti a farsi saltare in aria o a scaricarti un AK-47 addosso.

E poi un po’ ho paura.
Parliamoci chiaro: l’undici Settembre per noi era lontano, remoto, un film in diretta che qui si è fatto sentire solo “grazie” ad enormi limitazioni alla persona, ad esempio quando prendiamo un volo interno. Ma tra Roma e NY ci son quasi 7000km di mezzo; fino a Parigi ne corrono poco più di 1000. È praticamente qui dietro.

Tra venti giorni inizia il Giubileo. E se questi han fatto una cosa così a Parigi, che è una città normale con controlli di sicurezza nella media ed una popolazione intelligente, immaginatevi il caos di fedeli che cascano nelle buche mentre il primo invasato del cazzo comincia a cacare proiettili, con la polizia che non sa dove mettere le mani.

Questa volta ci siete riusciti, a farmi strizzare il culo.
Di certo io non mi rintanerò in casa più di quanto un normale weekend già non preveda, ma di certo non mi avrete mai, mortacci vostra.

Mai.

Ciao amici francesi ed impiantati, vi stringo fortissimo.

Jacopo Spaziani

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