Come diamine si deve vestire una donna?

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Questa sarebbe una domanda che tipicamente non mi sarei posto, nel senso che per me ognuno si veste un po’ come gli pare, ma visto che ognuno in questi giorni si è sentito in diritto di dire la sua, faccio che aggiungermi al coro, ché se sono riusciti a far sembrare Alfano uno statista io vinco minimo il Nobel per la pace.

Ricapitoliamo: il “burkini”, o “hijab-kini” è oppressivo nei confronti della donna. Sì, ma quelle che hanno scelto liberamente di metterlo? La stilista donna che lo ha disegnato? Che domande! Sono evidentemente plagiate da una cultura oppressiva, che non è ancora passata dalla secolarizzazione e dalla liberalizzazione dei costumi sessuali. Le donne occidentali hanno lottato per poter indossare i bikini, per poter esporre liberamente il proprio corpo.
Quindi la possibilità di esporre il proprio corpo è un segno di forza, di liberazione? Sì.
Siamo sicuri? È la vostra risposta definitiva? L’accendiamo? Sì.
Quindi se io volessi ad esempio rappresentare un personaggio femminile dalla personalità forte in un fumetto, un videogioco o un film, ne posso rappresentare il corpo in maniera esplicita?

Stacco pubblicitario: passa in onda il trailer di Suicide Squad, attualmente nei cinema. Un film che già a partire dal primo teaser è stato sottoposto al fuoco di fila di Femministe&Frustrati, a causa del personaggio di Harley Quinn, interpretato da Margot Robbie: si tratta chiaramente di un film sessista, che propone un modello di donna iper-sessualizzato e profondamente diseducativo! – se vi sfugge l’importanza del modello educativo costituito da un’assassina psicopatica con la sindrome di Stoccolma e il tubino non preoccupatevi: siete maschilisti. Eh, ma il regista di Suicide Squad è un uomo! Il che presuppone necessariamente che Margot Robbie abbia accettato la parte dopo che le hanno sequestrato il nipotino.

Fine stacco pubblicitario. Dicevamo? Ah sì: la donna può vestirsi come vuole, ma deve assicurarsi che tutti gli uomini del mondo disapprovino il suo modo di vestire, altrimenti è maschilista. Però così sembra un po’ bruttina… cioè dobbiamo abolire anche le minigonne e i reggiseni a balconcino? Le autoreggenti? Le scarpe col tacco che lo fanno venire duro a Scanzi? Ok, cambiamo versione.

Ok, aspetta, ci sono: le donne musulmane sono schiave di una superstizione, dobbiamo liberarle. Quindi il problema è che il corpo è coperto ed è importante avere il coraggio di scoprirlo, o il problema è che si tratta di una superstizione medioevale che limita la libertà delle donne? La seconda. Sicuri? Quindi è ufficiale: l’occidente combatte le superstizioni. Questa è un’ottima notizia: se siamo così efficienti contro le pratiche innocue come il burkini – che, se vi fosse sfuggito, non danneggia nessuno – immagino che, contro quelle dannose, la mannaia della legge calerà con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno! Tipo potremmo iniziare rinchiudendo gli antivaccinisti, tanto per rimanere in tema “medioevo”. Poi potremmo vietare alle persone di indossare crocifissi al collo, abiti talari, veli da suora – non voglio nemmeno menzionare i crocifissi appesi in scuole e ospedali: sempre di superstizione si tratta. Ah no, aspetta… quella a noi piace però, mannaggia.

Ok, ci sono: la religione musulmana non rispetta il corpo delle donne, quindi non va bene. Ci vuole rispetto, cribbio! Tipo portare una bambola gonfiabile sul palco e paragonarla ad un’avversaria politica. Ah no, ho sbagliato di nuovo. Vabbé, sentite, lo fanno i musulmani quindi è sbagliato, ok? Ecco, così suona bene. Un po’ islamofobico forse, ma suona proprio bene.

Quindi, donna, ascolta qua: ci abbiamo messo decenni ad accettare il bikini, ancora non tutti accettano il topless, e non è che possiamo abbandonare i pregiudizi del cazzo tutti assieme. Lasciar la gente libera di vestirsi come vuole senza rompere i coglioni non è nel novero delle opzioni: siamo benpensanti, conservatori, bigotti, sessisti e razzisti, una o due ce le dovete lasciare. Quindi fate così: vestitevi come vi pare, ma almeno cercate di non essere musulmane.

Fate come le cinesi: indossano il burkini a milioni, perché in Cina va di moda il colorito chiaro e con quello non si abbronzano. Nessuno se ne è ancora accorto, nessuno ha niente da ridire, nessuno pensa di vietarglielo, nessuno rompe i coglioni. Facile.

Luca Romano

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