Modesti consigli ad un’illustre figura politica internazionale

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Da semplice blogger-cazzaro quale sono, mi rendo conto ogni giorno di più che fare il politico è un mestiere difficile. Soprattutto quando si occupa una carica, occorre fare la massima attenzione ad ogni parola che si utilizza, ad ogni tweet: avversari politici, giornali scandalistici, sono tutti in attesa di un tuo passo falso, di una dichiarazione equivoca, pronti a travisarla, decontestualizzarla e sbatterla in prima pagina per delegittimarti. Alcuni politici si rivolgono a degli spin-doctor per cercare di destreggiarsi meglio in questa palude; altri sono per natura accomodanti con tutti quindi non corrono mai il rischio di farla fuori dal vaso. Tuttavia, anche così, capitano i passi falsi, dichiarazioni improprie che costringono alla vergogna, manifestata tramite tempestive scuse condite di “sono stato frainteso” o tramite assordanti silenzi stampa.

Eppure, a volte basterebbe un po’ di attenzione per rendersi conto di alcuni indizi che suggeriscono che quello che si sta per dire possano essere fuori luogo. Piccole domande da farsi prima di pronunciare un discorso, che possono aiutare a prendere accorgimenti che ne evitino il fraintendimento.
Per esempio, se hai la sensazione che quello che stai per dire verrebbe applaudito a scena aperta da Gasparri, Giovanardi e Buonanno, forse è opportuno quantomento considerare di riformulare la frase.
Se invece ti accorgi che quello che stai per dire potrebbe essere utilizzato come argomento da un sostenitore di Donald Trump, è il caso che tu percorra il percorso logico a ritroso cercando l’errore.

Se poi quello che stai per dire potrebbe essere inteso come un tentativo di riabilitare Adolf Hitler, e tu incidentalmente sei il capo del governo dello Stato di Israele, vuol proprio dire che si tratta di una cazzata mostruosa senza possibilità di appello.
Disgraziatamente, la professione di spin doctor per il presidente di uno stato con una vasta maggioranza di popolazione ebraica non prevede il farsi domande come “a Hitler piace questo elemento?“, e da qui l’uscita di poche ore fa di Benjamin Netanyahu, che riportiamo testualmente:

Hitler all’epoca non voleva sterminare gli ebrei, ma solo espellerli. Ma in un incontro avvenuto nel 1941 a Berlino, il Muftì di Gerusalemme, Haj Amin al-Husseini, disse a Hitler “Se li espelli verranno tutti qui in Palestina”. Allora Hitler gli chiese: “Cosa dovrei fare con loro allora?”, e il Muftì rispose: “Bruciali”.

Ora, che il Muftì di Gerusalemme potesse preferire l’idea di un genocidio a quella di avere qualche immigrato in casa non è poi così fuori dal mondo: abbiamo fior di politici che propongono cose simili anche nell’europa civilizzata del 2015 (coff coff, Matteo Salvini ehrm…). 
È proprio l’idea che Hitler, nel 1941, ovvero quando la Germania aveva praticamente conquistato l’Europa e sembrava inarrestabile, accettasse suggerimenti da un palestinese che fa ridere i polli.
Immagino più o meno la seguente scena: c’è Hitler riunito con i gerarchi nazisti che sta discutendo di come vanno i bombardamenti su Londra. Di fronte a lui c’è una cartina dell’Europa con tante bandierine con la svastica piantate sopra. Un SS chiede il permesso di interrompere la riunione per annunciare la visita del possente Muftì di Gerusalemme, Haj Amin al-Husseini.

Hitler: “Il cosa di Gerusalemme? Come hai detto che si chiama?”

SS: “Il Muftì di Gerusalemme, mein Führer. Vuole discutere con voi circa la questione ebraica”

Hitler: “Eh vabbuò, fallo entrare”

al-Husseini: “Salam-aleicum, herr Hitler. Vengo per discutere con voi circa il vostro piano di espulsione degli ebrei dai vostri territori. Se davvero espellerete gli ebrei verranno tutti in Palestina!”

Hitler: “Noi veramente si pensava al Madagascar…”

al-Husseini: “Nonò, verranno in Palestina”.

Hitler: “Mi sorge spontaneo un eh va beh”.

al-Husseini: “Non potete permetterlo”.

Hitler: “Senti, coso, come cazzo ti chiami, innanzitutto sei abbronzato e con la barba, quindi chiaramente un essere inferiore non appartenente alla razza ariana. E già cominciamo male.
In secondo luogo, vedi le bandierine con la svastica sull’Europa? Per ognuna di esse ci sono dieci milioni di persone a cui le mie divisioni han fatto il tondello. 
Prova a dirmi ancora cosa posso e non posso permettermi di fare e ti rimando a Gerusalemme legato ad una V2″.

al-Husseini: “No, mi scusi, intendevo dire, che forse ci sono idee migliori rispetto all’espulsione. Per esempio, potreste sterminarli tutti”.

Hitler: “Ma ti gira la ciribiricoccola? Hai idea di quanto costerebbe?”

al-Husseini: “Sì, è un po’ caro, però vedila così: tu metti su la più grande macchina da genocidio che la storia abbia mai visto, costruisci dei campi di sterminio, vagoni piombati, camere a gas e forni crematori, massacrando milioni di persone e deviando risorse in termini di uomini e mezzi con i quali altrimenti potresti sbarcare a Londra dopodomani. 
E io in cambio non dirò a nessuno che sono stato io a suggerirtelo”.

Hitler: “Non mi sembra uno scambio molto equo… il Zyklon B è caro da fare schifo”.

al-Husseini: “Ci aggiungo un kebab. Sensa scipola sensa picante”.

Hitler a quel punto si scambia uno sguardo con i gerarchi, il cui complesso significato politico si può tradurre in “boh, zio, ci sta”, e dà inizio alla soluzione finale.

Immagino che nella testa di Netanyahu ci sia qualcosa di molto simile, questa è la versione meno surreale che sono riuscito ad immaginare. Anche perché ho dovuto sorvolare sul fatto che le persecuzioni contro gli ebrei erano già iniziate nel 1935, i campi di concentramento esistevano già dal 1933 (Dachau il primo aperto), e l’idea di espellere gli ebrei (piano Eichmann) era nata già come specchio per le allodole per nascondere l’intenzione vera di sterminarli tutti.

Dal momento che però gli spin doctor del presidente Israeliano non sono riusciti a evitare che proferisse una stronzata di così grosso calibro, occorre adesso trovare il modo di rimediare. E qui mi permetto di dare io un consiglio all’illustre presidente dello stato di Israele. 
Onorevole Netanyahu, provi a giustificarsi con “Ho passato la sera prima a tirare coca dal culo di un mignottone d’altri tempi mentre mi ingozzavo di caramelline gommose a forma di cazzo imbevute nella Vodka, e pertanto non ero molto lucido“.
Dite che è politicamente scorretta?
Può essere.
Ma, per carità, provi con quella; perché l’alternativa è “sono un nazionalista del cazzo, e sono così vigliacco, che pur di inventarmi qualcosa che giustifichi il mio desiderio di sterminio nei confronti dei palestinesi, sarei disposto a dare dignità anche al più grande genocida della storia“.
Le assicuro che non è meglio.

Luca Romano
@twitTagli

PS: abbiamo anche intervistato Hitler per chiedergli la sua opinione, pare non l’abbia presa benissimo

 

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