“WE CALL BS!” – Cinque studenti contro le armi americane

Sabato scorso, in tutti gli Stati Uniti, si sono svolte 830 manifestazioni in altrettante città, che hanno portato in piazza un numero ancora imprecisato di milioni di persone. A muoverle, un grido di dolore: “WE CALL BS!”.
Nella sola Washington D.C. i manifestanti erano 550.000 – dalle nostre parti si direbbe “secondo la Questura”, perché fonti non ufficiali portano il conto fino a 850.000.
Ad organizzare e a guidare la manifestazione sono stati un gruppo di studenti di scuola superiore, ragazzi di 17 anni, le cui rivendicazioni sembrerebbero assolutamente sensate, se non ci trovassimo negli Stati Uniti: “Vogliamo andare a scuola senza dover avere il terrore di morire da un giorno all’altro; vogliamo che a scuola non ci sia bisogno che ci insegnino le procedure di emergenza in caso di pazzo armato di fucile d’assalto intenzionato a fare una strage“.

Vogliamo andare a scuola senza dover avere il terrore di morire da un giorno all’altro”.

La folla a Washington, sabato 24 marzo

Visto che il parlamento americano è saldamente in mano ad uno schieramento misto di dementi privi di sinapsi e squali sul libro paga dell’NRA, è improbabile che la legislazione federale vedrà grossi cambiamenti riguardo alle armi.
Ciò nonostante, si respira una certa aria di cambiamento: il parlamento della Florida ha innalzato l’età minima per acquistare armi d’assalto da 18 a 21 anni – prima volta da parecchio tempo che uno Stato governato da Repubblicani fa una legge restrittiva per l’accesso alle armi – e diverse aziende hanno tagliato i loro rapporti con l’NRA, interrompendo l’erogazione di sconti e benefit per i membri della lobby delle armi. Parliamo di compagnie come Delta e United, due terzi del traffico aereo americano, non esattamente bruscolini.

Jacelyn Corin, Alex Wind, Emma Gonzalez, Cameron Kasky e David Hoggs

Come hanno fatto cinque ragazzini a ottenere più risultati di quelli che Barack Obama ha potuto vantare dopo 8 anni di presidenza?
La risposta è semplice: “WE CALL BS!”, che in Italiano si traduce con “Queste sono STRONZATE!”.
È la risposta che non hanno avuto paura di schiaffare in faccia alle idiozie che si sono sentiti rifilare di fronte alla loro legittima richiesta di sicurezza.
Perché a 17 anni, quando hai visto metà della tua classe venire macellata da uno psicotico armato fino ai denti, e l’altra metà salvarsi grazie al sacrificio di un professore, può succedere che non te ne freghi più nulla di essere politicamente corretto. E può succedere che tu non ti beva le astro-puttanate con cui il rappresentante dell’NRA di turno intorta il suo pubblico di telelobotomizzati Redneck a casa.

“WE CALL BS!” è quello che è accaduto nei dibattiti televisivi, dove il governatore della Florida Marco Rubio e vari rappresentanti della lobby delle armi, gente che in teoria dovrebbe essere abituata ai dibattiti TV (avete presente Nick Naylor, il protagonista di Thank You for Smoking?) sono stati completamente fatti a pezzi da dei ragazzini.

Qualche scambio, riassunto qui sotto (per gli originali, alleghiamo i video):

Fred Guttenberg (genitore di una studentessa uccisa nella strage della Parkland): “Mr. Rubio, possiamo aspettarci che in Florida venga introdotto un divieto di vendita di armi d’assalto come il fucile AR-15?”
Marco Rubio: “Non si può introdurre un divieto di vendita per un solo modello, anche perché poi esistono modelli simili, che differiscono per poche specifiche tecniche. È impossibile fare una legge che renda illegale un solo fucile d’assalto, bisognerebbe rendere illegali tutti i fucili d’assalto”.
Guttenberg: “Bene!”
Il pubblico esplode in applausi, mentre Rubio è costretto a replicare con un: “Beh, se la metti così, allora…”

Emma Gonzalez: “Lei ritiene che bisognerebbe rendere più difficile l’accesso ad armi d’assalto semiautomatiche e agli accessori per modificarle rendendole completamente automatiche (bumpstocks, NDA)?”
Rappresentante NRA: “Prima di tutto lasciatemi dire che ammiro molto il vostro coraggio e la forza con cui difendete le vostre idee. Credo che gli adulti debbano prendere esempio da voi. […] Detto questo, lo sai che non c’è alcun obbligo federale che costringa gli stati a riportare le persone con problemi mentali o con precedenti penali? Perché non si lavora per quello invece di limitare l’accesso alle armi?”.
Gonzalez: “Signora, vorrei solo ricordarle che la domanda è: lei ritiene che bisognerebbe rendere più difficile l’accesso ad armi d’assalte semiautomatiche e agli accessori per modificarle e renderle del tutto automatiche?”.

Cameron Kasky: “Mr. Rubio, lei intende accettare in futuro ulteriori finanziamenti alle sue campagne elettorali da parte dell’NRA?”
Marco Rubio: “Ma guarda che non è così che funziona. Non è che io accetto finanziamenti, sono i vari gruppi che decidono o meno se investire nella mia agenda politica. E io supporto il secondo emendamento, ma allo stesso tempo supporto qualsiasi legge che impedisca ad un pazzo di mettere le mani sopra un’arma […]”.
Kasky: “Quindi continuerà a ricevere soldi dall’NRA? Può dire NO, lo sa?”
Rubio balbetta una risposta mentre il pubblico gli urla contro.

Sabato, durante la manifestazione, i ragazzi indossavano dei cartellini del prezzo, con la cifra “$1.05”, un esplicito riferimento a quanto “valgono” le loro vite per Marco Rubio (in Florida ci sono 3.1 milioni di studenti, a fronte dei 3.3 milioni di donazioni dell’NRA a Rubio, ovvero 1.05 dollari per studente).
Con dei ragazzini di 17 anni non puoi usare l’argomento “tu quoque” (anche tu che mi accusi non sei pulito), perché quelli al massimo puoi accusarli di essersi fatti un cannone.
Né puoi accusarli di strumentalizzare la tragedia per portare avanti la tua agenda politica contro le armi – perché quelli durante la tragedia c’erano, hanno sentito i proiettili fischiare ad un metro da loro.

Ma soprattutto, dopo che a 17 anni hanno visto la morte in faccia, quelli non ne vogliono sapere di accomodarsi, di mostrare rispetto per l’opinione altrui e di dialogare con toni concilianti, soprattutto quando dall’altra parte sanno benissimo che c’è uno, foraggiato da mazzette, che vende minchiate ad una platea di oligofrenici.
“WE CALL BS!” è l’urlo con cui Emma Gonzalez, occhi rossi e voce rotta dal magone, ha bollato tutte le frasi fatte dei politici, due giorni dopo aver visto la sua migliore amica eseguita di fronte ai suoi occhi.

“Non è il momento per parlare di controllo delle armi”. WE CALL BS!
“I malintenzionati riuscirebbero comunque a procurarsi delle armi”. WE CALL BS!
“Non c’è un problema di armi, c’è un problema di individui mentalmente instabili”. WE CALL BS!
“Bisogna armare gli insegnanti perché possano difendere gli studenti”. WE CALL BS!

Stronzate! Stronzate! Stronzate! STRONZATE!

Il motivo per cui sembriamo impotenti non è che lo siamo. È che abbiamo una enorme, drammatica, paralizzante paura di dire le cose come stanno, di offendere la sensibilità di una manica di spregiudicati che tengono al guinzaglio un branco di pecore. E questo non vale solo in America, vale per quasi chiunque lotta per qualcosa di giusto oggi.
Se vogliamo imparare una lezione, per una volta, dagli USA, impariamo questa: “WE CALL BS!”.

Luca Romano

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