I matrimoni, la fotografia e …”quelli che neanche la ginnastica” (ma non più)

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GLI ULTIMI DELLA CLASSE – C’è una battuta in Io e Annie di Woody Allen che suona più o meno così: “Quelli che nella vita non sanno fare niente, insegnano. Quelli che non sanno insegnare, insegnano ginnastica. Quelli che neanche la ginnastica, li mandavano da noi” (a scuola).

Ecco, nel mondo della fotografia “quelli che neanche la ginnastica” sono i fotografi matrimonialisti, che nel settore godono la reputazione di professionisti non così professionisti.
Sono artigiani e non artisti, alla mercé di clienti che non hanno alcun vero interesse ad ottenere un risultato, spose isteriche attente solo a “venire bene” e soggetti non abituati a posare, ma per contro assai avvezzi a tirare sul prezzo di un lavoro.
Degli incompresi, insomma, che hanno l’ulteriore aggravante di essere parte di un settore iper competitivo e con una concorrenza spietata.

E POI VENNE LA CRISI – Negli ultimi anni è sorto un ulteriore problema: le coppie, a corto di risorse spesso per via della crisi economica e spalleggiate da strumenti tecnologici di facile utilizzo (digitali, photoshop e via dicendo) ripiegano sull’ormai tristemente noto “Lo faccio fare a n’amico mio” diventato popolare anche attraverso i video di qualche mese fa sul lavoro creativo, la campagna #coglioneNO: se non hai soldi e l’amico si offre di farti le foto, tu dici di sì.

Quello che vuoi dall’album del matrimonio è che tu, sposa, sembri magra e tu, sposo, devi essere abbronzato; il tempo dev’essere bello e gli scatti devono emanare un’atmosfera velata, fatata, quasi fiabesca.
Questo è ciò che avete appreso dalla cultura della fotografia matrimoniale, tutte le foto che avete visto da amici e parenti presentavano determinate caratteristiche. Tutto il resto non importa, nella vita verosimilmente fate altro che non sia occuparvi di fotografia e vi sfuggono di certo le sottigliezze tecniche.

In un clima simile di ingrezzimento della professione e di sempre maggiore disattenzione per la qualità – vera, non presunta – del prodotto, c’è stato un paradossale ribaltamento della situazione.
Innanzitutto sono emersi dei creativi veri: se pure il vicino di casa pensa di poterti rubare il lavoro, l’unica è diventare bravi, ma bravi davvero e abituare il cliente a comprendere il bello autentico.
Così negli ultimi anni sono emersi nomi che , a livello internazionale, si fanno riconoscere per essere delle vere rockstar del matrimonio: Ben Chrisman, l’italiano premiato Carlo Carletti, Jose Villa, Anna Kuperberg e altri; tutti con uno stile personale ben definito, grande tecnica, grande ricercatezza e massima esigenza.

NUOVE LEVE IN TEMPO DI GUERRA – In questo panorama simil bellico-concorrenziale di tutti contro tutti e di corsa alla novità creativa emergono casi di peculiare coraggio come quello di Carolina e Benedetta Ubezio della Benni Carol Photography (i cui lavori possiamo ammirare sul sito e sulla pagina facebook): laureata in studi internazionali la prima, dottorato in biologia molecolare l’altra, hanno deciso di dare una svolta alla loro storia lavorativa lanciandosi nel nido di vespe e mettendo su uno studio fotografico che si occupa di ritratti di famiglia, album matrimoniali e reportage fotografici.

Carolina e Benedetta sono ben consapevoli del fatto di essersi addentrate nella fossa dei leoni e per giunta senza un background di studi specifico alle spalle. Eppure, grazie al loro stile particolarissimo (“con molti spunti da David Lynch”, mi spiega Carolina) sperano di distinguersi: in tempi di crisi in cui una laurea e un dottorato non regalano la sicurezza sulla quale si pensava forse di poter contare (…) e alla luce del fatto che forse non vi è più nessun settore che garantisce una tutela economica e lavorativa reale, decidere di voltare pagina e lanciarsi nel perseguimento della propria passione sembra ancora una scelta folle? A me no.

In ogni professione che si snoda tra artigianato e arte si è infiltrato un fattore determinante, ovvero il crollo della domanda del prodotto, che ha fatto sì che il prodotto stesso evolvesse verso una peculiarizzazione dello stesso: a nessuno è più permesso abbozzare, dormire sugli allori, essere ordinario.
L’ordinarietà è inaccettabile in un momento storico in cui gli avversari da combattere si moltiplicano a ogni pié sospinto e ogni professione sembra essere di libero accesso a chiunque.
Tutti fotografano, dipingono, scrivono e fanno pubblicità.

La fotografia matrimonialista, dall’essere un settore artigianale-commerciale che sforna prodotti quasi “a catena di montaggio” è diventato – per esigenza e per naturale evoluzione della professione – un settore creativo come un altro.
Allo stesso modo di un web designer, un pubblicitario o uno stilista, il fotografo di matrimoni ha imparato che per emergere dall’opprimente massa concorrenziale ha bisogno di essere qualcosa di più di un approssimativo ritrattista su commissione.

Commerciale
@twitTagli

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