10 siparietti reali in un negozio del centro in tempo di saldi

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10) IL FUGGITIVO – Andrès Iniesta in versione laida entra in negozio tenendo per mano un mostriciattolo a pedali di presunto sesso femminile, che, altrettanto presumibilmente, deve essere la sua fidanzata. “Ciao, ho visto che avete l’offerta sui Levi’s e vorrei vedere un paio di modelli”.
Lo conduco allo scaffale dei jeans, gli chiedo la taglia e gli mostro i modelli che ho, ne sceglie quattro consultandosi con il toporagno, li porta in camerino per provarseli. Esce, e dopo una rapida consultazione con la sfigurata consorte si rivolge al sottoscritto.

Prendo questi due, gli altri non piacciono alla MIA DONNA (parole scandite con una enfasi incredibile), dunque non li prendo”.
Vabbè, sticazzi, potevi pure farla meno da sborone: la donna fissa mica ce l’hai solo tu. 
E poi oh, sono scelte, io non è che non mi impegno per qualcosa, ma semplicemente sono fatto… Vabbè, sto divagando.

Tolgo gli antitaccheggi, porto in cassa e parte lo spettacolo: sguardo smarrito, palpeggiamenti repentini, poi un prorompente “Cazzo! Ho lasciato in macchina il portafoglio, porca troia! Senti guarda ho parcheggiato venti metri più avanti, tienimeli un secondo, non venderli che, possino scuoiarmi, torno subito, tienili lì eh?”.

Lo aspetto ancora oggi dopo quasi un mese, il maledetto. 

boscaiolo lego

9) IL BOSCAIOLO – Chi mi conosce più o meno bene ha imparato tra tutto il resto una cosa: sono un maniaco della pulizia personale. Mi lavo, mi piace lavarmi, l’acqua calda della doccia mi fa lo stesso effetto che Rocco Siffredi fa alle casalinghe del cremonese (mi bagna, certo, ma non mi riferivo proprio a quello).
Detto ciò, noto sulla soglia del negozio una specie di maestro d’ascia tirolese che è indeciso se fare la sua apparizione sotto i nostri riflettori (dall’altezza sembrerebbe parente di quarto grado di David Gnomo, e se non sapete chi è, bene, avete avuto un’infanzia davvero di merda).

L’odore entra da sotto la porta: un aroma di faggio, betulla e castagno. Bruciati.
Si decide (carogna!) a entrare, e prova “giusto per sfizio” un sacco di giubbotti.
Per il conto della tintoria ci è servito un prestito agevolato presso Don Mimmo detto “Il Tritacarne”.

snob

 

8) MADAME VOLUME 1 – Il 5 Gennaio per tutti noi commessi è un giorno importante.
Non guardate il calendario, dai, non c’entrano un cazzo i santi protettori (sebbene, nel caso in cui ve ne fosse uno, lo invocheremmo volentieri proprio in quel dì particolare). 
È il primo giorno di saldi, vi aiuto io. Quel giorno in cui al mattino, se sei un commesso, ti svegli un’ora prima e ti fai moral coaching da solo allo specchio, preghi e ti provi la febbre che (Dio non voglia) magari riesci pure a farti un giorno in mutua. 
E quando suona la sveglia ti tiri su dal letto come Massimo Decimo Meridio quando viene chiamato per combattere.

Stavolta però sono stato spettatore e non partecipe, vi avviso. Sarebbe finita diversamente se il mio coinvolgimento fosse stato di maggior grado, e se mi conoscete sapete a cosa mi riferisco. Il mio collega si chiama Alessandro, ha una quarantina d’anni e ha avuto un figlio da poco, una persona brava, calma e pacata: nulla da dire.

Entra la vincitrice del concorso estivo “Le Donne Storiche della Salaria”, e fiera di tutto il buongusto (che non ci dimostra di aver acquisito in tanti anni, visto il suo abbigliamento leopardato), esibisce il classico gesto con schiocco di dita (ormai ritenuto profondamente sputtanato anche tra le peggio Big Mama del Bronx) e inizia a rivolgere la parola ad Ale.

  • “Ma che, tu ti credi un gran figo?”.
  • “Scusi?”.
  • “Sei tipo ricco e famoso?”.
  • “Abbia pazienza, non la seguo…”.
  • “Ah, non segui? Allora te lo spiego io: tu sei una grandissima FACCIA DI MERDA, e anche un inqualificabile CAFONE!”.
  • “Ma perché mi insulta?”.
  • “Mio marito, quello lì sul Cayenne là fuori, oggi è entrato e non ve lo siete cagato di pezza, MERDE!
  • “Se lo fa scendere magari lo riconosco e nel caso mi scuso”.
  • “Le scuse puoi INFILARTELE SU PER IL BUCO DEL CULO! Me ne vado! E guai se provate a fermarmi!”.

Avevamo aperto da 2 ore, e prima di lei non era entrato nessuno, giuro.

7) AL VOLO –Avete anche roba da donna qui?”. “Certo, se mi segue…”. Inforca la porta e se ne va.

 

 

6) COME SE FOSTE A CASA VOSTRA – Nel nostro negozio c’è una TV, accesa costantemente su canali come MTV o DeejayTV, in modo che si diffondano nell’atmosfera soavi note che concilino i clienti all’acquisto.
A metà pomeriggio però io e il mio compare blindiamo il teleschermo sul secondo, perché c’è il programma col figlio ciccione di Ozzy Osbourne che fa gli sport estremi.

 

Entra dunque un signore sulla sessantina che cerca un paio di Pirelli, quindi io gliele mostro, lui ne sceglie un paio e lo faccio accomodare sulla sedia mentre vado a prendere il suo numero al piano di sopra: la cosa più facile del mondo. 

Torno giù e la scenografia è cambiata: si è tolto la giacca, che ha lanciato sopra la pila dei jeans, si è tolto il cappello, calzato su un manichino a caso, e ha spostato la sedia davanti alla televisione, da cui pare rapito.
“Ecco le Pirelli”. “No, no, aspetta, aspetta, buttale lì che prima voglio vedere come va a finire”.
“Due salatini?”. “Se ce li hai ben volentieri!”. 

5) PORDENONE IN MY MIND – Breve ma significativa. A ripensarci dopo sembra quasi un’esperienza che chiamare surreale equivarrebbe a dare nuova dignità e nuovo spessore al termine.

 

Entra, si guarda attorno, adocchia una fantastica giacca di pelle. 

Vede il prezzo, e con un gesto assimilabile a quello che fa Er Monnezza quando dice “Anvedi te sto cojone”, occhi negli occhi coi miei pronuncia, con un lieve accento friulano “Dio bòn, ghe sei proprio un ladro alora!”.

 

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4) DIRITTO DI RECESSO – Quando pensi che sia una giornatina tranquilla, di solito avvengono i cataclismi. 

Io perciò mi reco al lavoro sempre incazzato, così il morale non può fare altro che salire.

Insomma, il primo cliente della giornata è un perfetto sosia bianco di Mike Tyson, con un sacchetto in mano e un’espressione facciale che non promette proprio nulla di buono.
Ci manca solo che si metta a ripetere ossessivamente la cantilena e potrebbe essere il nuovo Solomon Grundy per i prossimi videogiochi di Batman. 
Nella mia testa dunque scoppia il pandemonio, un diavoletto grida “Fatti avanti, nun te temo, sono un guerriero io, che cazzo te credi?, faccio arti marziali da quando ho sette anni. Tu pensi di farmi paura? Vieni che ti rompo le ossa pagliaccio demmerda!”. L’angioletto, nella miglior tradizione invece, nemmeno parla: sta zitto e soccombe.
Mi avvicino dunque guardandolo fisso negli occhi, minaccioso.

  • “Buongiorno, mi dica”.
  • “Ho comprato questa giacca tre anni fa, poi l’anno scorso l’ho lavata e vedi un po’ tu che è successo”.
  • “Ha fatto in fretta a venire”.
  • “Ho avuto tanto da fare”.

La giacca, verde e lucida in stile Moncler, è tutta opacizzata e spelata all’altezza delle spalle: dire che è rovinata è poco e dire che fa schifo è fargli un favore ancora.

  • “Mi spieghi”, gli dico fiducioso.
  • “Dovevo partire per un viaggio zaino in spalla, mi serviva la giacca bella pulita e quindi l’ho sbattuta in lavatrice a 80 gradi”.

Chiaro che è la giacca ad essere difettata, mica la tua psiche.

3) COUNTDOWN – Le sette e venticinque. I cinque luridi minuti prima della chiusura in cui pensi solo che vuoi tornartene a casa. E conti i fottuti secondi. Entra un Wookiee, no, anzi, un Ewok, no anzi una specie di Jawa… Sentite, entra un cazzo di botolo peloso con la voce di una signora anziana, via.

Salve giovanotto io avrei bisogno di una giacca molto calda perché dovrei andare a vedere l’aurora boreale e bla bla bla bla bla bla bla…”.  Possa prendermi il demonio del tunnel carpale e bloccarmi le mani se sto esagerando: è andata avanti per un buon venti minuti oltre l’orario di chiusura senza darmi diritto di replica.

Se non le avessi già cucito un nome addosso (e non ve lo dico qual è, perché è davvero volgare) l’avrei altrimenti appellata Santoro, credo.
Al minuto ventitré, stremato, con occhi, bocca e orecchie sanguinanti, emetto un rantolo, sputo un rene, sfilo una giacca dallo stand e gliela metto davanti che ancora parla.
Si blocca.

Come se le avessi mostrato ciò che giace oltre il velo di Maya, come se in un’unica bestemmia, oltre a svariati santi, avessi nominato anche Carlo Conti, un cercopiteco e Gigi Sabani, come se le avessi spoilerato il finale di Beautiful, Un Posto al Sole e Centovetrine contemporaneamente.
Si blocca esterrefatta (giuro, l’esatta espressione di Shoshanna Dreyfuss quando, morente, guarda Frederick Zoller). Passano dei secondi che sembrano un’eternità.
Palla di fieno che rotola sullo sfondo, tra il registratore di cassa e i Blauer.

Si curva la pelliccia, sembra un sorriso. “Ottimo, lo prendo senza provarlo, e facciamo veloce in cassa, perché vado di fretta”.

2) MADAME VOLUME 2 – Negozio chiuso con tanto di cartello e luci spente. Io mi sto preparando al piano di sopra per uscire in pausa pranzo. 

Scendo sotto, attirato da rumori fortissimi, e la scena è questa: una “distinta” signora in pelliccia, occhiali da sole enormi da coattona, cellulare all’orecchio, 40 anni a occhio, continua a calciare la porta e a strattonarla. Assumo la posa da combattimento, mi avvicino con cautela brandendo un appendino e apro un piccolo spiraglio.

  • “Per quale cazzo di motivo mi sta cercando di abbattere la porta, di grazia?”.
  • “DEVO ENTRARE!”
  • “Riapriamo alle 15.30, signora”.
  • IO DEVO ENTRARE”.
  • “MA PERCHÉ, DIAMINE?”
  • “SE NON COMPRO ADESSO IL BLAUER NERO CHE HO VISTO L’ALTRO GIORNO TEMPO CHE RITORNO ME L’HANNO GIA’ FREGATO!”

Avrei potuto essere gentile, compatirla e tenerglielo da parte fino al suo ritorno, ma di fronte a certe scene non riesco proprio a mantenere il controllo. 
È che giocare con la miseria umana mi provoca delle erezioni troppo maestose per potervi rinunciare.

Gliel’hanno già fregato, si dia pace, l’ha mancato per dieci minuti”. Se ne va incazzata, borbottando al cellulare e tacchettando furiosa verso via Roma. 
Ah, il Blauer ovviamente è ancora lì, e non se l’è ancora cagato nessuno nemmeno al 50%. 

sacco nero

 

1) MODA ALTERNATIVA – Entra la classica animalista vegana pacifista zen induista. Quelle così le riconosci a occhio, non hanno veri segni distintivi, le percepisci e basta. Ti si attiva il “senso di commesso” e inizia a friggerti l’ipofisi. 
Insomma, se avessi addosso uno Scouter come Nappa in Dragon Ball, mi comparirebbe la scritta “minaccia individuata” in rosso. Riporto testualmente il fraseggio.

  • “Buonasera, cercavo un piumino nero lucido, però senza piume all’interno e senza la pelliccia sul cappuccio”.
  • “Guardi, a me farebbe piacere accontentarla, ma temo che sul mercato non esista una cosa simile, magari se mi segue le mostro un giubbotto…”.
  • “No, lei non ha capito nulla, un piumino voglio! Se le chiedessi di ordinarlo direttamente a un produttore? Montecore li avrà sicuro!”.
  • “…”.
  • Allora?“.
  • “Si, però al telefono col fornitore ci parla lei, ché chiedergli i sacchi dell’umido mi vergogno”.

Riccardo “Cook” Cardone
@twitTagli

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