Per fare le Olimpiadi serve un progetto sportivo

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Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato lunedì scorso, insieme con il Presidente del Coni Malagò e il Sindaco Ignazio Marino che Roma si candiderà a organizzare le Olimpiadi del 2024.
Non appena uscita la notizia, che comunque era già nell’aria da mesi, ho resistito all’istinto di commentarla sui social network e ho iniziato a leggere le reazioni insieme con qualche collega addetto ai lavori.
Per la cronaca, lavoro da dieci anni nell’organizzazione di grandi eventi sportivi, Olimpiadi, Giochi Asiatici, Europei, Giochi del Mediterraneo, etc. 
Anzi, tutto è iniziato proprio a Torino nel non lontano 2005, quando partecipai a quella splendida avventura che sono stati i Giochi Invernali del 2006.

Appena ascoltata la proposta di Renzi, cerco di capire se e quanto sia ancora vivo quello spirito del 2006 e mi chiedo se davvero il nostro Paese sia cambiato così tanto (in peggio?!) in appena 10 anni. In questo periodo mi trovo a Baku per lavoro, e con me lavorano due amici, oltre che colleghi, Luca e Matteo, con i quali ho condiviso buona parte degli ultimi anni, lavorando nei Comitati Organizzatori locali di Pechino, di Vancouver, di Londra, di Sochi e cosi via.
Quando abbiamo sentito le parole di Renzi ci siamo guardati in faccia ed eravamo tutti abbastanza scettici.

Guardo il Sindaco Marino, in silenzio di fianco al Premier, e con la mente torno ai formidabili discorsi di Boris Johnson alla città di Londra e mi dico, dai, che adesso anche Ignazio parlerà agli atleti e alla città con parole forti, importanti. Invece nulla, silenzio. 
Spero che allora lo faccia il Presidente Malagò, che ho avuto modo di incontrare e che stimo tantissimo. Vorrei che riaccendesse in me, lui che può, quello stesso senso di appartenenza e partecipazione alla sfida comune che sentivo forte a Torino, quell’orgoglio di mostrare le nostre capacità organizzative a tutto il mondo. E invece no.
Sento due parole, un accenno alla spesa da controllare, alle date. Forse, i discorsi veri arriveranno in un’altra sede e in un altro momento.

Fatto sta che Luca, Matteo ed io ci rimettiamo al lavoro, non esultiamo di gioia, siamo silenziosi e riflettiamo.
Siamo combattuti tra il desiderio di credere che la scommessa olimpica possa davvero essere un’opportunità positiva per il movimento sportivo italiano, in primis, per il Paese, per la città di Roma e per tante persone normali, riuscendo a vincere  la paura che anche questa iniziativa possa fare la fine di tutte quelle grandi sfide in cui la nostra classe politica si lancia a parole ma senza avere nè casco, nè paracadute, né senso di responsabilità.
Penso all’EXPO di Milano, penso alle infiltrazioni negli appalti dell’America’s Cup di vela, penso a L’Aquila – realtà che conosco molto bene essendo aquilano, dove (senza parlare della ricostruzione che non c’è) negli ultimi venti anni non si è riusciti a completare neppure un piccolo stadio (lo stadio di Acquasanta, ndr) e dove manca completamente una politica sportiva.

Ecco, la politica sportiva è il punto della questione. Quella che manca a L’Aquila che, nel suo piccolo, dopo il terremoto si sarebbe dovuta aggrappare allo sport come locomotore trainante di una socialità purtroppo disgregata dal sisma.
E che invece non ha saputo completare uno stadio ormai finito, non è riuscita a difendere il proprio patrimonio sportivo (penso alla tradizione nel Rugby e nel pattinaggio), non riesce a sviluppare nulla intorno alla grande ricchezza che è rappresentata dal Gran Sasso e dal miglior comprensorio sciistico di tutto l’Appennino.
L’Aquila è lo specchio dell’Italia più sciatta, dove abbiamo lasciato morire impianti sportivi, e conserviamo stadi insicuri ed obsoleti, buoni solo a diventare teatri di scontri violenti.
Per non parlare proprio di Roma, dove nel 2009 abbiamo spostato i Mondiali di nuoto nelle piscine del Foro Italico dopo che per il centro sportivo di Tor Vergata erano stati spesi ben oltre 400 milioni di euro senza neppure completarlo.

Insomma, ho trovato molto triste dover sentire “candidiamo Roma per le Olimpiadi e tranquilli che metteremo un Garante per la trasparenza”. Con questo spirito, le Olimpiadi non le vorrà nessuno nel nostro Paese.
E se non le vorrà nessuno, la conseguena sarà il lasciare ad altri l’immensa fortuna (economica, ma anche emotiva! Non viviamo solo di soldi!) di organizzarle e godersele.
Non credete agli imbronciati cronici: le Olimpiadi rimangono l’evento sportivo piu bello del mondo.

Gianluca Marinangeli
@twitTagli

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