Nella democrazia non ho più fiducia. E non per uno sciocco referendum, ma per il Brasile

brasiledilma.jpg

Sono amareggiato, sconsolato. Questa domenica 17 aprile, mi ha seriamente danneggiato l’anima e ha messo a dura prova la mia identità. Sì, la mia identità, perché io sono per metà italiano e per metà brasiliano.
E guarda caso, il 17 aprile, mannaggiaazzeus, la storia mi ha dato prova del triste capolinea della democrazia in Brasile, della sua vanagloria in Italia.

Il discorso è inaspettatamente complesso. Cerco di spiegarlo. Cercherò di essere sintetico e fluente. Non intendo quindi soffermarmi sui dettagli tecnici poiché, in questo mio discorso, non sono importanti.
Quindi, tu, feticista dei dati e dei tecnicismi linguistici affrettati a fare il tuo commento di merda, mentre sei sul cesso. Pulisciti, vattene e lasciaci parlare. Poiché sono i concetti a essere preoccupanti, non i loro dettagli.

Semplicisticamente, Dilma in Brasile sta subendo un impeachment dovuto inizialmente a uno scandalo conosciuto come Lava Jato (comunissima e umanissima corruzione, chi non ce l’ha?) che vede coinvolti moltissimi nomi della politica e delle alte dirigenze di alcune importanti imprese fra le quali Petrobras.
Guarda caso, Petrobras è una delle pochissime compagnie petrolifere che fa concorrenza alle sette sorelline statunitensi che, povere cucciole, non riescono a penetrare nel mercato sudamericano per colpa, fin’ora, di Mujica, Chavez e Dilma.
Lo sapete che il Sud America, fra tutti il Venezuela, è praticamente il nuovo Medio Oriente per quanto riguarda il petrolio?
Chissà se lo sapeva la Globo (il più grande media brasiliano) e alcuni esponenti della destra (fascista?) brasiliana?
Loro che hanno palesemente corrotto giornalisti, funzionari, politici e deputati per prendere il Lava Jato e usarlo come ariete contro Dilma.

Nel Lava Jato sono coinvolti tutti. Tutti. Uomini di ogni partito, dirigenti di molteplici aziende.
Inutile dirvi che quando la corruzione viene fuori è altresì merito del governo che promuove le indagini e vanta un sistema di controllo efficace.
Il PT, il partito di Dilma, ha governato d’altronde per una decade e non solo ha fatto emergere la corruzione in Brasile, tirandosi pure un po’ la zappa sui piedi, ma ha anche sfamato i milioni di poveri introducendo per la prima volta nella storia del Brasile piani pubblici di salute e primo mantenimento.
Fame Zero.
Lula way.
Scuole pubbliche e borse di studio per i poveri.
Servizi di fognature e di elettricità nelle favelas.
Tassazione dei grandi patrimoni.
Fondazione di una banca statale e conferma della partecipazione statale alla più grande azienda petrolifera del continente.
Risultato? In dieci anni il Brasile entra nel BRIC, fonda assieme a Cina&co. un fondo bancario internazionale che mira ha essere concorrente dell’FMI e diventa un modello di sviluppo per il mondo intero.

È dagli anni ’50 che gli USA insistono con gli Stati dell’America latina per esercitare un insano potere sui territori ricchi di materie prime. Nota è la compiacenza della destra conservatrice di tutta l’America latina, soprattutto quella che vive ancora nell’ottica del latifondo, e come Teddy Cruz prega evangelicamente Gesù e odia i negri.
Nota è la sua compiacenza nel vendersi agli affari americani pur di andare al potere.
Spesso con la forza.

Questa volta in Brasile è la volta di due tizi: Aecio Neves e Eduardo Cunha. Il primo perde le elezioni nel 2014 e gli rode così tanto che sente il bisogno di vendicarsi della presidentessa dei poveri. Il secondo, Eduardo Cunha, è un deputato di un partito antagonista al PT, coinvolto in molti scandali relativi a frode fiscali, corruzioni e contraffazione di prove. Coinvolto anche nel Lava Jato, ovvio.
Cunha in portoghese vuole dire “pezzo di legno o ferro che si infila in spazi per diverse utilità”. Così. Just to let you know.
Aecio accusa Dilma di aver governato male il Paese, di aver fronteggiato male la crisi – Eh?! Che droga usi, Aecio? – e di vantare una classe dirigente all’interno del partito totalmente corrotta.
Eppure Dilma non è direttamente coinvolta nel Lava Jato (né in altri scandali).
Prendersela tuttavia con chi è al governo è un maledetto trend. Si sa: il governo per definizione è sempre uno stronzo. Anche quando ti fornisce il cibo, l’istruzione e si batte per il tuo piano di salute. 

Fora o PT ! Fora o PT !“. Fuori il PT, il Partido dos Trabalhadores, gridano i sostenitori di Aecio.
Con che cazzo mangerete e chi ve le darà le borse di studio quando il PT se ne andrà? Visto che siete dei porelli, non c’avete un Real per andare a farvi una gastroscopia e se vi viene un tumore, o avete una copertura sanitaria, o siete ricchi o morite male? Conoscete degli esempi di governi di (estrema) destra che hanno sostenuto campagne per i diritti sociali? Ma fottetevi!” vorrei urlare a loro io dall’Europa. “Noi ce l’abbiamo la salute pubblica. Zitti e imparate. Sfigati“.

I pazzi urlano al di là dell’oceano che ha vinto la Costituzione e con lei la democrazia. Ha vinto perché Dilma sta per essere destituita benché eletta e dunque esercitante di rappresentanza popolare.
Dilma, che non ha commesso reati (sapete cos’è l’impeachment?), che non è coinvolta direttamente nel Lava Jato, che ha fin’ora ben governato quella che fin’ora era la più grande economia brasiliana, ecco, Dilma che viene osteggiata da Aecio e Cunha, capi della rivolta. I capi del golpe.
E la plebe è lì.
A ballare e sbraitare slogan contro il governo. Fora o PT, Fora o PT. Via Dilma e Lula. Olé!
Capre scappate dallo stadio.
Poveri senza coscienza a braccetto con alto borghesi senza scrupoli.
Feccia da anni ’20 del novecento. 

Il Brasile perde una buona statista. Macchia di dollari la bellissima rivincita di un governo non tanto socialista, quanto progressista che ha portato il Brasile in alto.
Li vedete tutti quei brasiliani che sono a far turismo in giro per il mondo?
Io ne vedo tantissimi a Roma, Milano, Firenze, Londra.
Noi burini che non c’avemo n’euro p’ annà a Galipoli. E mica è colpa nostra, no.
Solo non abbiamo avuto una crescita economica negli ultimi dieci anni, come quella che ha costruito il PT di Lula e Dilma, in Brasile.

Dannatamente facile manovrare il popolo. Ora non si han solo più le tv e i giornali per farlo, ma anche il web. La politica diventa marketing al servizio di titolisti. La tristezza mi pervade.
Non mi fido più. Io della democrazia non mi fido più e un po’ mi spaventa. Anzi, sempre di più.
Ma voi, dannazione, che ne sapete?
Voi che gridate “fanculo tutto” senza sapere nulla delle regole e dei meccanismi che portano elettricità nei vostri frigo, le pensioni ai vostri affettuosi nonni. Che ne sapete delle strategie energetiche per contare qualcosa a livello geopolitico?
Voi che discutete del cartellino rosso della testata fake di Bonucci, come del raggiungimento del quorum di un referendum che dire dubbio è dire puffosissimo.
Juve ladra. PD ladro.
Fanculo la Merkel. Fanculo l’health care di Obama. Fanculo le istituzioni, tutte. Fanculo la riserva di mandato, sacrosanta, ai tecnici di settore. Fanculo tutti. Dalle Alpi al Corcovado: “Fanculo, fanculo fanculo. Fora o PT, Fora o PT. Via Dilma e Lula. Olé!

Ed ecco che, a suon di f., la fittizia democrazia si finge salva. Si sfrega contro l’idea frivola di demagogia. Affonda nel fango del populismo. Si ferisce. 
La mia ormai flebile fiducia è con lei. E, lenta, muore. 

Federico José Bottino

Segui Tagli su Facebook Twitter 

Post Correlati

Leave a comment

Devi essere loggato per commentare.